Primo Maggio 2026 in Toscana tra cortei, cerimonie e riflessioni

Redazione Nove da Firenze

Quello del 1° maggio non è un ponte qualunque. È la giornata in cui il lavoro smette di essere solo fatica quotidiana e diventa identità collettiva, memoria condivisa, rivendicazione. Nasce dalle lotte di fine Ottocento per le otto ore, attraversa il Novecento tra conquiste e tragedie, e oggi torna nelle piazze della Toscana con la stessa urgenza di allora: ricordare da dove veniamo e decidere dove andare.

Quest’anno la data cade di venerdì, aprendo tre giorni di riflessione e festa. Ma il cuore resta la mattina del 1° maggio, quando il calendario lascia spazio alla storia.

La cerimonia e il silenzio

A Firenze tutto comincia nel Salone dei Cinquecento. Lì, dove si decide la città, il 1° maggio si premia chi la costruisce ogni giorno. Le “Stelle al Merito del Lavoro” vanno a 75 lavoratori e lavoratrici toscane: non solo carriera, ma professionalità, innovazione, capacità di insegnare un mestiere. È il volto istituzionale della festa: lo Stato che riconosce il valore di chi tiene in piedi il Paese. Un momento solenne, che lega la Repubblica al lavoro come dice la Costituzione. La cerimonia è in programma con inizio alle ore 10.

I cortei: dove la memoria cammina

Poi la città cambia passo. Dalle sedi istituzionali si passa alla strada, perché il 1° maggio è anche voce, striscione, megafono. Il corteo più carico di significato parte da via Mariti, a Firenze. Ore 14,30. È il cantiere Esselunga dove nel 2024 morirono cinque operai. Da lì si marcia verso l’Isolotto: non una parata, ma un cammino di memoria. I sindacati di base scelgono quel luogo per dire che la sicurezza sul lavoro non è una statistica, è vita o morte. E che ogni Primo Maggio deve fare i conti con le ferite ancora aperte.

Accanto a questo, i cortei storici di CGIL, CISL e UIL attraversano tutta la Toscana. A Empoli la banda accompagna il comizio in Piazza della Vittoria. A Sesto Fiorentino si depongono corone ai caduti sul lavoro. A Pontassieve la Filarmonica apre la strada al corteo. Sono riti che si ripetono, ma non sono routine: ogni anno portano in piazza i temi del momento. Salari, contratti, precarietà, morti bianche. Nel 2026, il filo che li unisce è chiaro: il lavoro deve essere dignitoso e sicuro, o non è lavoro.

A Follonica i sindacati si ritrovano uniti alle 10. A Seravezza il corteo parte alle 9:20 per ricordare. A Carrara ci si dà appuntamento al cimitero di Marcognano, dove riposano tanti lavoratori del marmo. A Pisa si sfila verso Piazza Garibaldi. Ogni campanile ha il suo 1° maggio, perché ogni territorio ha le sue fabbriche, le sue botteghe, i suoi braccianti. La festa dei lavoratori è capillare come il lavoro stesso.

Dalla piazza alla tavola: la festa continua

Finito il comizio, il 1° maggio non finisce. Cambia pelle. La SMS di Rifredi diventa casa di una festa multiculturale: la CGIL porta in tavola Senegal, Pakistan, Albania, Marocco e Perù. Perché oggi il lavoro è anche migrante, e la cittadinanza passa da un piatto condiviso. Nelle Case del Popolo di Barberino, Campi Bisenzio, Pelago, il pranzo è popolare e la musica è dal vivo. Il blues risuona al Circolo Progresso di Firenze. È un altro modo di stare insieme: dopo la rivendicazione, la comunità.

Perché serve ancora

In un tempo di algoritmi e smart working, il 1° maggio rischia di sembrare anacronistico. Non lo è. Finché ci saranno incidenti sul lavoro, salari che non bastano, giovani senza contratto, questa giornata servirà. Serve a ricordare che i diritti non sono piovuti dal cielo: sono stati conquistati nelle piazze. E che quelle piazze vanno riempite ancora.Il 1° maggio 2026 sarà anche bagnato, dicono le previsioni. Ma la pioggia non ha mai fermato un corteo. Perché il lavoro, come la democrazia, si fa anche sotto l’acqua.

Le dichiarazioni dei segretari

E’ il lavoro dignitoso il tema scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2026. La manifestazione nazionale si svolgerà a Marghera, in Veneto. 

In una fase in cui il lavoro precario, sottopagato e insicuro rischia di radicarsi nel tessuto sociale, in cui i contratti pirata alimentano sfruttamento e nuove forme di schiavismo, e mentre l’intelligenza artificiale non è ancora governata da regole condivise e contrattate, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono l’urgenza di rimettere al centro il valore del lavoro.

Nuovi diritti e nuove tutele, valore della contrattazione, dignità delle persone, della qualità dell’occupazione, ruolo democratico delle relazioni industriali e della rappresentanza: sono queste le priorità da cui ripartire, insieme alla necessità di nuove politiche industriali e di investimenti capaci di generare sviluppo sostenibile e buona occupazione.

Cgil, Cisl e Uil lanciano un appello forte per rimettere al centro il protagonismo del lavoro stabile, ben retribuito, contrattualizzato come leva essenziale di giustizia sociale e per governare in modo equo i cambiamenti in atto, generando coesione e crescita.

Il segretario generale della CGIL Toscana Rossano Rossi sarà al corteo di Empoli (ore 9 concentramento del corteo con partenza da via Roma, comizio conclusivo della segretaria CGIL nazionale Maria Grazia Gabrielli).

La segretaria generale CISL Toscana, Silvia Russo sarà a Marghera, mentre Katiuscia Biliotti, componente della Segreteria regionale Cisl Toscana, sarà all’iniziativa di Pisa: concentramento 9,30 piazza Vittorio Emanuele e comizio conclusivo in piazza Garibaldi, con le conclusioni di Fulvio Fammoni (Cgil nazionale).

Il segretario generale UIL Toscana, Paolo Fantappiè sarà a Sesto Fiorentino (FI), dove interverrà nel comizio conclusivo della manifestazione che prende il via alle ore 10 da piazza Ginori.

“Il Primo Maggio – dice Rossano Rossi, segretario generale Cgil Toscana - torniamo a mettere al centro il lavoro dignitoso, oggi sempre più fragile e precario. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno cambiando il lavoro in profondità: non possiamo fermarle, ma possiamo e dobbiamo governarle. Senza regole rischiano di cancellare diritti e occupazione, con scelte giuste possono creare lavoro buono e nuova dignità. Per questo serve più lotta, più contrattazione, più tutele, più diritti. Perché oggi avere un lavoro non basta più: deve permettere di vivere, non solo di sopravvivere. Il Primo Maggio è mobilitazione, è voce, è impegno per un futuro più giusto.”

“Il messaggio del Primo Maggio – dice Silvia Russo, segretaria generale Cisl Toscana - è tanto semplice quanto impegnativo: non c’è vero sviluppo senza lavoro dignitoso e non c’è lavoro dignitoso senza diritti, legalità, contrattazione e politiche pubbliche all’altezza delle sfide. Il lavoro dignitoso infatti non è solo una condizione individuale. È una infrastruttura collettiva dello sviluppo, perché consente alle imprese sane di competere, ai territori di crescere, alla società di restare coesa. Il futuro, anche della Toscana, si gioca in questo campo. Nella capacità di costruire uno sviluppo che non separi crescita e giustizia sociale, ma le tenga insieme. È questa la sfida. Ed è da qui che bisogna ripartire.”

“Il Primo Maggio di quest’anno – dice Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana – ci pone di fronte ad una scelta chiara: o si rimette al centro il lavoro dignitoso, oppure si accetta un modello fatto di precarietà, bassi salari e disuguaglianze. Noi scegliamo la prima strada: più contrattazione, più rappresentanza, più diritti, contro ogni forma di lavoro povero e sfruttamento. Il lavoro deve tornare ad essere leva di sviluppo e giustizia sociale, ad essere al centro della vita economica e sociale del Paese. Servono salari più alti, più sicurezza, politiche industriali vere ed una dura lotta al dumping contrattuale. Senza lavoro dignitoso non c’è coesione, non c’è crescita, non c’è democrazia.”