​Ponte Nencioni: ancora polemica dopo il taglio del nastro

Redazione Nove da Firenze

Il 28 maggio scorso, tra i flash dei fotografi e i sorrisi delle autorità, il Ponte "Caterina e Nadia Nencioni" è stato restituito alla cittadinanza. Un evento descritto come "storico", un traguardo di efficienza amministrativa. Eppure, grattando sotto la vernice fresca della segnaletica, emerge un paradosso che sa di finzione giuridica: l’opera è aperta al traffico, ma per lo Stato italiano non è ancora formalmente "completata". Il Comune ha celebrato un traguardo su un’infrastruttura che, tecnicamente, è ancora un cantiere privato. Com’è possibile che migliaia di auto transitino ogni giorno su un’opera che la stessa burocrazia comunale definisce "non ancora in consegna"? 

La polemica è esplosa con la denuncia di Massimo Sabatini (Lista civica Eike Schmidt). Il punto sollevato è che la legge imporrebbe verifiche tecniche dell’organo di collaudo e un verbale formale di consegna prima che i cittadini possano mettere piede sull'asfalto. Invece, il Responsabile Unico del Procedimento ha messo nero su bianco che: "Attualmente non è stata fatta alcuna presa in consegna anticipata, l’opera è in corso di completamento e in carico all’impresa".

Mentre Sabatini punta il dito contro l'assenza di un "verbale formale" e di "verifiche tecniche dell'organo di collaudo", il Comune si rifugia dietro lo scudo della "prassi consolidata". Per Palazzo Vecchio, non serve un atto solenne di consegna: per le cosiddette "infrastrutture lineari", basterebbe un via libera della Direzione Lavori e del Coordinatore per la sicurezza. Il risultato? Per il cittadino il ponte esiste; per il diritto amministrativo è un fantasma ancora nelle mani del costruttore.

Se l'inaugurazione è stata un atto politico rivendicato dalla Sindaca, le carte raccontano una storia diversa. Per blindarsi legalmente, il Comune avrebbe utilizzato un "escamotage" procedurale: formalmente, la richiesta di apertura non è partita dall’amministrazione, ma dall’impresa costruttrice.

La responsabilità di valutare se il ponte fosse pronto per il transito è stata lasciata in capo al privato il potere politico taglia il nastro e incassa il consenso, ma il "cerino" della responsabilità legale viene passato al costruttore. A confermare il sospetto di una corsa contro il tempo è un dettaglio cronologico: il cronoprogramma ufficiale prevedeva l'apertura per il 31 maggio. Anticipare al 28 maggio — solo tre giorni prima — non risponde a una logica tecnica, ma al bisogno di un palcoscenico inaugurale prima della scadenza naturale dei tempi.

Per difendere la legittimità dell'operazione, gli uffici tecnici hanno introdotto una distinzione fondamentale che trasforma il ponte in una sorta di "corsia in movimento" piuttosto che in una struttura finita. Secondo il Comune, esiste un abisso tra:

L'amministrazione sostiene che aprire tratti parziali sia una necessità vitale per evitare la paralisi della mobilità, citando i precedenti di viale Giannotti e dei viali di circonvallazione. In questa visione, il focus si sposta dal "collaudo finale" (previsto solo a opera ultimata) al semplice "accertamento della sicurezza dell'uso". Un equilibrismo tecnico che permette di considerare il ponte "sicuro" per le auto, anche se legalmente incompleto.

La tesi della "sicurezza accertata" barcolla però di fronte ai fatti avvenuti dopo il 28 maggio. Se l'opera era pronta per la città, perché chiuderla temporaneamente già a giugno per i fuochi di San Giovanni? Se i controlli della Direzione Lavori erano stati sufficienti per il via libera, perché la Polizia Municipale ha dovuto chiedere interventi correttivi urgenti?

Il 3 agosto, ben due mesi dopo l'inaugurazione in pompa magna, sono state installate nuove barriere fisiche e segnaletica aggiuntiva. Questo "tagliando" tardivo solleva un interrogativo: il ponte era davvero sicuro il giorno del taglio del nastro? Con la data di fine lavori fissata al 31 ottobre, Firenze si trova a vivere un limbo di cinque mesi in cui l’opera più celebrata dell’anno è, a tutti gli effetti, un’area di cantiere prestata alla circolazione.

Da un lato abbiamo il pragmatismo del Comune, che sacrifica il rigore formale sull'altare della fluidità del traffico; dall'altro la richiesta di trasparenza di Sabatini, che ora minaccia di portare le carte all'Autorità Nazionale Anticorruzione per verificare se questo "modello Firenze" rispetti davvero il Codice degli Appalti.