​Ponte da Verrazzano: addio ai 'piccoli teatri' di Savioli?

Redazione Nove da Firenze

Firenze vive un paradosso affascinante e al tempo stesso crudele: è una città capace di proteggere con ostinata venerazione ogni pietra del suo glorioso Rinascimento, ma che spesso sembra smarrire la bussola quando si tratta di tutelare la propria identità moderna. Il caso del Ponte da Verrazzano è l'ultimo terreno di scontro di questa dicotomia. Non siamo di fronte a una semplice infrastruttura destinata a ospitare la nuova linea tramviaria, ma a un’opera funzionale del XX secolo che oggi si trova al centro di un acceso dibattito politico e tecnico. La domanda che agita Palazzo Vecchio e i cittadini è cruciale: è possibile modernizzare la città senza cancellarne l'anima architettonica del Novecento?

Il cuore della polemica riguarda la prevista rimozione delle terrazze panoramiche laterali, elemento stilistico fondamentale del progetto firmato dall’architetto Leonardo Savioli, illustre esponente della "Scuola Toscana" e allievo di Giovanni Michelucci. Cecilia Del Re e Roberto Visciola, esponenti di Firenze Democratica, hanno lanciato un monito contro la sostituzione di queste appendici in cemento con strutture metalliche leggere: "Eliminandole, si cancella non solo una parte essenziale dell'opera, ma anche un valore culturale e urbano che ha contribuito a definire l'identità moderna di Firenze".

La situazione appare già critica: secondo i consiglieri, le scalette che conducono alle terrazze sono state già rimosse, un segnale che l'intervento sia già in una fase di non ritorno. Savioli concepì quelle terrazze come "piccoli teatri all'aperto", spazi sospesi sull'Arno con l'intento poetico di "ricucire il rapporto tra la città e il suo fiume". Per questo motivo, l'opposizione guarda con urgenza alla Soprintendenza, auspicando un intervento determinato per impedire la demolizione e garantire la tutela della memoria architettonica contemporanea.

Oltre all'estetica, c'è la pragmatica dei disagi quotidiani. L'annuncio di sette mesi di lavori ha sollevato forti dubbi sulla reale tenuta del cronoprogramma. Guglielmo Mossuto, capogruppo della Lega, ha duramente criticato la "sistematica disorganizzazione" dell'amministrazione Funaro, sollevando un dubbio legittimo: perché la "radiografia" del ponte è stata effettuata solo ora, colpevolmente in seconda battuta rispetto all'avvio dei cantieri della tramvia?

Mossuto ha ironicamente ribattezzato l'opera come il futuro "Ponte dei Sospiri" di Firenze, riferendosi alla frustrazione dei residenti che rimarranno intrappolati nel traffico. Il timore espresso è che le tempistiche annunciate siano solo una stima ottimistica destinata a dilatarsi, portando con sé un aumento esorbitante dei costi.

A difesa dell'operato comunale è intervenuto Renzo Pampaloni, presidente della commissione Urbanistica, facendo eco ai dati presentati dall'Assessore Giorgio. La linea difensiva si poggia sugli esiti della VAL4, una campagna di indagini estremamente approfondita necessaria per conoscere le parti non accessibili di un'opera così complessa. Pampaloni respinge le accuse di tardività: le verifiche non potevano essere fatte prima dell'apertura del Ponte Nencioni, poiché l'eventuale chiusura del Verrazzano avrebbe causato il collasso della viabilità senza un'alternativa pronta. La posizione dell'amministrazione si articola in punti chiari:

Un ulteriore monito tecnico arriva da Massimo Sabatini (Lista Schmidt), che evoca lo spettro del Ponte Vespucci, un cantiere che si trascina da sette anni per errori di valutazione. Sabatini sottolinea come l'attuale attenzione sia concentrata quasi esclusivamente sull'impalcato, mentre mancano indicazioni esplicite sugli interventi alle "spalle" del ponte.

Proprio le "spalle" sono state l'elemento critico che ha fatto esplodere le stime temporali al Vespucci. Il fatto che l'amministrazione non abbia ancora chiarito questo punto, nonostante si sia ormai giunti alla fase del progetto esecutivo, alimenta il timore che si possa ripetere un errore di pianificazione dalle conseguenze disastrose per la città.

Il dibattito sul Ponte da Verrazzano trascende la gestione dei flussi di traffico o la logistica della tramvia. Rappresenta una sfida al modo in cui Firenze intende curare la propria "memoria contemporanea". Salvaguardare un'opera di Savioli significa riconoscere che la bellezza di questa città non è un fossile del passato, ma un processo continuo che merita rispetto e conservazione scientifica.