Piazza Beccaria: continua la saga dei segreti storici sotto l'asfalto

Nicola Novelli

Il rimbombo delle macchine movimento terra stanno trasformando Piazza Beccaria non può far dimenticare che sotto i piedi dei fiorentini, impegnati a districarsi tra le deviazioni, il sottosuolo non è soltanto silenzioso deposito di fognature, ma rivela una stratigrafia. I lavori per il cosiddetto "tubone" di Publiacqua e per la nuova linea della tramvia verso Bagno a Ripoli hanno scoperchiato secoli di storia, mettendo a nudo il complesso equilibrio tra la necessità di una metropoli moderna e l'obbligo di non calpestare le proprie radici. Perché alcune scoperte, emerse dal fango e dal cemento, stanno costringendo gli studiosi a riconsiderare l'evoluzione di questo quadrante cittadino.

La scoperta cronologicamente più remota, avvenuta lo scorso dicembre nei pressi di via Scialoia, ha restituito un frammento di umanità che ha commosso la città:

Il 4 maggio, nella porzione di piazza che guarda verso Borgo la Croce, gli scavi hanno portato alla luce strutture che parlano di una Firenze fortificata:

Tra via Gioberti e viale Amendola, l'8 maggio una nuova scoperta: l'emersione di due imponenti arcate in pietra forte.

Foto aeree dal drone di Jacopo Bianchi, pilota certificato

Il cantiere ha intercettato, lungo la direttrice delle mura trecentesche "Arnolfiane", un punto di frizione non solo archeologico, ma anche politico. Per consentire il passaggio della condotta idrica di Publiacqua, porzioni delle mura medievali sono state parzialmente demolite. Un punto cruciale del dibattito riguarda la classificazione dell'importanza dei reperti. Non tutto ciò che emerge viene considerato degno di fermare i binari:

La posizione del Comune: Palazzo Vecchio ha precisato che molti dei resti rinvenuti sono di epoca post-medievale e presentano già segni di demolizioni passate. Per l'amministrazione e la Soprintendenza, tali strutture non rivestono un interesse storico primario.

L'approccio metodologico: Sebbene la sorveglianza archeologica sia costante, la linea ufficiale è chiara: documentare tempestivamente e procedere, evitando che ogni ritrovamento si trasformi in un cantiere infinito. Resta tuttavia aperto il dibattito culturale: un resto "più giovane" è davvero un resto meno importante per la memoria identitaria di un rione?

Mentre il cantiere procede inesorabile verso Bagno a Ripoli, Piazza Beccaria ci ha ricordato che Firenze non è una città bidimensionale. Ogni strato, dalla bambina romana del dicembre scorso alle arcate del Poggi sigillate nel cemento, è una pagina di un libro che non possiamo permetterci di sfogliare con troppa fretta. La documentazione raccolta oggi sarà l'unico modo per tramandare la storia di questo angolo di città che la modernità ha scelto, ancora una volta, di ricoprire.