Occupazioni scolastiche: non sono solo proteste

Redazione Nove da Firenze

In un panorama sociale solcato da latenti insicurezze e represse tensioni generazionali, la nuova ondata di mobilitazioni e occupazioni scolastiche in Italia torna a spaccare l'opinione pubblica. La narrazione dominante scivola con troppa facilità verso la criminalizzazione immediata delle proteste, liquidandole frettolosamente come manifestazioni di devianza, episodi di disordine pubblico o meri atti vandalici. Dall'altro lato, tuttavia, si avverte la pressante necessità di decodificare la complessità di una generazione che chiede spazio e ascolto.

Questa polarizzazione stridente scopre una frattura profonda tra le istituzioni adulte e i giovanissimi. Quando la risposta politica di fronte al disagio studentesco oscilla unicamente tra la clava punitiva e la sola tutela conservativa del patrimonio materiale, il rischio è quello di smarrire la funzione pedagogica e costituzionale della scuola. Analizzare ciò che accade all'interno e attorno agli istituti in lotta significa spingersi oltre la cronaca spicciola ed esplorare quattro verità scomode: dalla distorsione mediatica dell'infanzia alla spaccatura del corpo docente, fino alla delega della gestione del dissenso alla vigilanza privata e al corto circuito della politica istituzionale.

L'episodio di Yousef, un bambino milanese di appena 11 anni finito al centro di recenti fatti criminosi a Milano, rappresenta una lente di ingrandimento impietosa su come il discorso pubblico e mediatico possa manipolare l'infanzia per finalità propagandistiche. Nonostante la giovanissima età del minore, la sua immagine è stata data in pasto a media e social network, esponendolo a un sistematico svillaneggiamento della privacy e al pubblico dileggio. Peggio ancora, l'episodio è stato associato, in palese malafede, alle manifestazioni studentesche di queste settimane.

"Siamo tutti maestri. E’ colpa nostra, ché ognuno ha uno Yousef dentro di sé, anche se il bimbo milanese lo vorrebbe mandare (quelli più gentili) in riformatorio. E continuiamo ad errare - soprattutto i decisori politici - non perché non riusciamo a parlare con questi bimbi [...] ma perchè non facciamo mente locale a quando noi stessi avevamo la stessa età [...] Questo accade perché non siamo in grado di governare il presente [...] ma soprattutto perché non siamo in grado di farlo in prospettiva del futuro, dove i bimbi che oggi hanno 11 anni [...] si ritroveranno una comunità civica, economica e politica figlia delle nostre incapacità" scrive Vincenzo Donvito Maxia, Presidente ADUC

A smentire la narrazione reazionaria che riduce le proteste a meri atti vandalici interviene un fattore: la presa di posizione diretta di chi la scuola la vive quotidianamente. A Firenze, all'indomani del corteo studentesco del 16 ottobre e dell'avvio delle occupazioni coordinate che hanno coinvolto ben 14 istituti superiori, oltre 100 insegnanti hanno sottoscritto un fermo documento di solidarietà, promosso e reso firmabile sul sito della Flc Cgil, intitolato "A fianco delle studentesse e degli studenti delle scuole occupate fiorentine".

Il manifesto è stato siglato da docenti appartenenti a un ampio spettro di scuole del territorio: i licei Machiavelli, Galileo Michelangiolo, Rodolico, Pascoli, Artistico di Porta Romana, Leonardo Da Vinci, e gli istituti Calamandrei di Sesto Fiorentino, Salvemini-Duca d’Aosta, Marco Polo, Peano, Meucci, Alberti Dante e Galileo Galilei. Gli insegnanti rifiutano la logica della criminalizzazione e leggono nella mobilitazione la scelta consapevole di ragazzi che rifiutano l'isolamento e la rassegnazione. A testimonianza di una vicinanza che travalica le dichiarazioni di principio, il corpo docente ha trasformato la solidarietà in azione concreta, promuovendo iniziative sul campo come le "lezioni aperte" organizzate davanti al Liceo Machiavelli.

Le principali rivendicazioni sostenute dai lavoratori della scuola comprendono:

La risposta gestionale all'ondata di mobilitazioni ha raggiunto un punto di svolta emblematico a Pisa. A seguito dell'occupazione dell'Istituto Santoni-Gambacorti, iniziata lunedì 19 ottobre, e dei danni registrati durante il blitz notturno tra lunedì e martedì al Galilei-Pacinotti, i dirigenti scolastici hanno ingaggiato la vigilanza privata del "Corpo Guardie di Città" per pattugliare gli istituti e sbarrare gli accessi.

L'operazione si è tradotta in servizi di ronda notturna e presidi fissi attorno al Complesso Scolastico "Concetto Marchesi", volti a tutelare gli arredi, impedire accessi estranei al Santoni e sventare tentativi di occupazione al vicino Liceo Buonarroti. Nel corso delle notti, le guardie giurate hanno intercettato piccoli gruppi di giovani intenti ad penetrare nei cortili; alla vista della vigilanza, i ragazzi si sono allontanati senza che si verificassero episodi di scontro. Analoghi controlli rigidi sono stati predisposti al Galilei-Pacinotti, blindando sia gli ingressi principali di via Benedetto Croce sia i cancelli posteriori di via Simone Sancasciani.

L'applicazione del protocollo "Mille Occhi sulla Città" — che racchiude le guardie private in un raccordo operativo costante con le forze dell'ordine tramite il 112 — segna uno slittamento culturale inquietante. La gestione della conflittualità giovanile viene sottratta alla sfera pedagogica e politica per essere appaltata a dispositivi di sicurezza aziendale e deterrenza privata.

La frattura istituzionale si riflette chiaramente nelle reazioni opposte emerse all'interno della politica fiorentina. In un comunicato congiunto, le amministratrici locali — Beatrice Barbieri (consigliera della Città Metropolitana con delega alla rete scolastica) e Benedetta Albanese (assessora all'Educazione del Comune di Firenze) — pur esprimendo ferma condanna per i danneggiamenti e piena solidarietà ai dirigenti, hanno ribadito la necessità di mantenere aperto il canale di ascolto. Per l'amministrazione cittadina, garantire il confronto con gli studenti e accoglierne le posizioni critiche rimane un dovere istituzionale, che non deve venire spazzato via dagli episodi vandalici.

Di segno opposto è la presa di posizione assunta dai consiglieri regionali di Fratelli d'Italia, Claudio Gemelli e Matteo Zoppini. In vista della manifestazione annunciata in Piazza Santa Maria Novella, i due rappresentanti hanno invocato la tolleranza zero, sollecitando il Comune a richiedere formalmente il risarcimento integrale dei danni ai responsabili, citando come precedente l'azione legale intrapresa per l'imbrattamento di Palazzo Vecchio.

Attraverso una retorica securitaria, Gemelli e Zoppini hanno denunciato l'esistenza di "barricate" e l'incursione di "delinquenti incappucciati", "maranza" e "professionisti della violenza organizzata", agitando la minaccia di perdite economiche per i commercianti del centro storico costretti a chiudere le attività. Sotto il profilo dell'analisi sociopolitica, l'uso di etichette come "maranza" e la criminalizzazione indistinta della protesta operano come precisi dispositivi di stigmatizzazione culturale: categorie usate per spogliare la mobilitazione giovanile di ogni dignità politica, riducendola a mera devianza urbana e problema di ordine pubblico.

Le contraddizioni emersi lungo questa stagione di proteste — dalla strumentalizzazione mediatica dei minori alla militarizzazione privata degli accessi scolastici, dalle lezioni all'aperto dei docenti fino alla contrapposizione politica tra ascolto e pugno di ferro — dimostrano che il sistema educativo sta attraversando una profonda crisi d'identità. Ridurre le ragioni degli studenti a problemi di decoro urbano o a cifre da risarcire per gli arredi danneggiati significa sottrarsi a qualsiasi responsabilità generazionale.

La vera sfida delle istituzioni non risiede nell'innalzare barriere o nell'evocare decreti emergenziali, ma nel ricostruire una comunità educante capace di tollerare il dissenso e trasformarlo in un laboratorio di cittadinanza attiva. Vogliamo davvero rassegnarci a una scuola-fortezza che gestisce i giovani come una minaccia da contenere con guardie giurate, o siamo pronti ad assumerci la responsabilità di costruire insieme ai cittadini di domani una scuola autenticamente democratica?