Non è solo fatalità la scia di sangue nei cantieri fiorentini
Mentre la politica celebra la grande ingegneria delle infrastrutture nazionali, nei cantieri italiani si continua a morire. L'ultimo dramma si è consumato a Firenze, in via Onofrio Zeffirini, all'interno del cantiere dell'Alta Velocità per la nuova stazione Foster: Ayoub Abourabil, operaio di 31 anni di origine marocchina, ha perso la vita ieri travolto da una trave mentre era impegnato nelle operazioni di carico su un camion, mentre un secondo lavoratore è rimasto ferito nel medesimo incidente.
L'ennesima "tragedia annunciata" in un appalto pubblico non è un evento isolato, ma il sintomo visibile di un cedimento strutturale. Nelle stesse ventiquattr'ore, la scia di sangue ha attraversato l'intera penisola, strappando la vita a uno studente-lavoratore tra i 21 e i 23 anni in Abruzzo e a un autotrasportatore di 61 anni a Cagliari. Perché le grandi opere pubbliche continuano a pretendere un tributo di vite umane? E perché la reazione delle istituzioni appare imprigionata tra una stanca retorica di circostanza e la crescente rassegnazione di chi lavora?
I dati dell'Osservatorio sicurezza e ambiente VEGA confermano che la violenza nei luoghi di lavoro in Italia non ha nulla di casuale né di imprevedibile. Da inizio anno fino ai primi giorni di ottobre 2026, il bilancio delle vittime sul lavoro nel Paese ha raggiunto la quota drammatica di 1.105 morti complessivi (considerando decessi in cantiere, in itinere e per altre cause legate all'attività lavorativa). La mappa del rischio evidenzia nodi critici ben precisi sul territorio:
- Toscana: 48 morti complessivi registrati dall'inizio dell'anno a inizio ottobre.
- Firenze e provincia: 12 vittime totali nello stesso arco temporale.
«Quello che è successo a Firenze non è un caso isolato. Nelle stesse ore altri due lavoratori hanno perso la vita in altre parti d’Italia. Tre morti in un solo giorno, in un Paese dove ogni anno ne contiamo più di mille. È un’emergenza nazionale e va trattata come tale» dichiara Francesca Druetti, Segretaria Nazionale di Possibile.
Sotto il profilo analitico, la causa primaria della catena di infortuni risiede nella polverizzazione dei processi produttivi. L'impiego massiccio dei subappalti a cascata, guidati dalla logica del massimo ribasso e dall'estensione del precariato, frammenta la catena delle responsabilità, abbassa la soglia dei controlli operativi e sottopone i lavoratori a una costante ricattabilità contrattuale.
Il cantiere dell'Alta Velocità Foster di Firenze rappresenta un caso emblematico di queste criticità. Nel maggio scorso, a soli due anni dalla tragedia edile di via Mariti (febbraio 2024), l'inchiesta «Fantasmi» condotta dalla TGR Toscana aveva scoperchiato un sistema di caporalato e trattenute illecite proprio nei subappalti di quattro grandi cantieri fiorentini, compreso quello della stazione AV. L'indagine rivelò come operai stranieri, pur regolarmente assunti, fossero costretti a restituire in contanti una quota dello stipendio per poter continuare a lavorare.
Invece di aggredire questa giungla organizzativa, la risposta legislativa del Governo imbocca la direzione opposta. Il disegno di legge a firma del ministro Nordio porta con sé un chiaro effetto di deresponsabilizzazione delle grandi imprese: dietro lo schermo della "semplificazione burocratica", il provvedimento rischia di depotenziare gli strumenti d'indagine della magistratura nell'accertamento dei reati societari nei cantieri, alimentando quel modello di deregolamentazione che scarica l'ultimo anello del rischio sui lavoratori.
«La causa stava a monte: processi produttivi frantumati in decine di ditte in subappalto e controlli insufficienti, per una carenza ormai strutturale negli organici dell’Ispettorato del lavoro. Da anni denunciamo come il sistema di appalti e subappalti fondato su massimo ribasso e precariato consegni i lavoratori al ricatto e produca incidenti e morti» affermano Carlo Buffa e Francesca Druetti (Possibile).
Accanto al dramma umano, si consuma una crisi profonda della rappresentanza e delle forme tradizionali di mobilitazione. Le forze di rappresentanza sociale — come il Movimento Cristiano Lavoratori e Sinistra Progetto Comune — evidenziano un corto circuito comunicativo: gli scioperi indetti dopo ogni tragedia vengono percepiti ormai come uno "stanco rito", mentre i messaggi ufficiali delle istituzioni sul tema del "mai più morti sul lavoro" si sono svuotati di significato, derubricati dall'opinione pubblica a "inutile retorica".
Questa assuefazione istituzionale è favorita dall'isolamento dei singoli e dall'erosione della coscienza di classe. Quando l'operaio percepisce la sicurezza non come un diritto inalienabile ed esigibile, ma come una concessione subordinata al mantenimento del posto di lavoro, la spinta verso una riforma sistemica si arresta.
Come ricordato da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), appena tre giorni dopo la strage di via Mariti del 2024 fu presentata al Consiglio Comunale di Firenze la proposta di istituire un tavolo permanente di controllo e di affidare alla Polizia Municipale compiti d'ispezione sul campo nei cantieri. In quell'occasione, la maggioranza consiliare bocciò e respinse la proposta, dimostrando lo scarto drammatico tra i cordogli formali pronunciati davanti alle telecamere e le decisioni politiche concretamente assunte nelle sedi istituzionali.
«Se ogni persona che lavora si immagina sola di fronte alla società e di dover ringraziare chi paga il salario, non ci sarà nessun cambiamento. Occorre dare più potere a chi lavora e alle organizzazioni sindacali, rafforzando i conflitti, dando risorse alle autorità preposte ai controlli e alla prevenzione» dichiara Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune).
Per interrompere l'infinita serie di lutti nei cantieri pubblici, non servono dichiarazioni d'intenti, ma l'adozione immediata di strumenti operativi vincolanti:
- Richiesta immediata alla Giunta e alla Sindaca di Firenze per proporre a RFI, Consorzio Florentia, ASL, Ispettorato del Lavoro e organizzazioni sindacali la firma di un protocollo specifico su salute, sicurezza e regolarità contrattuale per il cantiere della stazione AV Foster, sul modello dei protocolli già applicati per le opere della tramvia e dello stadio Artemio Franchi.
- Istituzione di un tavolo permanente di coordinamento operativo tra Comune, ASL, Ispettorato del Lavoro e Polizia Municipale, impiegando i vigili urbani come vera e propria "polizia di prossimità" nei cantieri per verificare quotidianamente le condizioni di lavoro, la regolarità delle mansioni e la presenza di anomalie operative.
- Incremento immediato e vincolato delle risorse finanziarie e del personale tecnico per gli enti preposti ai controlli e alla prevenzione (ASL, INAIL, Ispettorato del Lavoro), imponendo la linea per cui la prevenzione nei grandi appalti costituisce un vincolo inderogabile e mai un costo o una clausola di ritardo sui tempi di consegna.
Garantire l'incolumità fisica nei luoghi di lavoro non è un problema tecnico insormontabile, né una fatalità governata dalla sfortuna. La sicurezza è il risultato diretto di precise scelte politiche, legislative e gestionali: si tratta di stabilire se la tutela della vita e della dignità umana debbano prevalere sulle logiche del massimo ribasso e sulla frenesia dei cronoprogrammi di cantiere.
Finché le istituzioni continuano a trattare le morti sul lavoro come incidenti di percorso anziché come il sottoprodotto di un modello organizzativo malato, ogni cordoglio ufficiale suonerà come una resa.