Musica al calare della luce: dieci anni tra le Ville medicee

Redazione Nove da Firenze

C’è un momento, nelle sere d’estate, in cui i giardini si svuotano del rumore del giorno e tutto sembra disporsi all’ascolto. È in quello spazio – sospeso, quasi naturale – che negli ultimi dieci anni la musica dell’Orchestra della Toscana ha trovato una sua misura particolare, lontana dalla sala da concerto ma non meno intensa.

Ville e Giardini incantati arriva alla sua decima edizione con la consapevolezza di un progetto ormai riconoscibile tra la Fondazione ORT e le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine dirette dall'Arch. Federica Bergamini.

Non una semplice rassegna, ma un modo di abitare questi luoghi attraverso il suono, lasciando che architettura, paesaggio e musica entrino in relazione senza forzature. Le Ville medicee della Toscana (patrimonio Unesco dal 2017) – da sempre spazi di studio, arte e rappresentazione – tornano così a essere luoghi di esperienza viva, in un cartellone che attraversa il grande repertorio e lo rilegge con misura e chiarezza. Quindici concerti in dieci luoghi: 7 Ville e Giardini Medicei tra cui Villa della Petraia, Villa di Poggio a Caiano, Villa di Cerreto Guidi, Villa La Magia di Quarrata, Parco di Pratolino e due grandi ritorni come il Giardino di Castello e la Villa La Ferdinanda di Artimino.

Accanto a questi luoghi magici si aggiungono il Forte di Belvedere, la Cava Barghetti al Palazzo Mediceo di Seravezza e la novità di Villa di Poggio Reale a Rufina.

Ad aprire il percorso è Diego Ceretta, direttore principale dell’ORT, con un programma che mette subito in dialogo natura e forma: l’ouverture Le Ebridi di Mendelssohn nasce da un’impressione diretta del paesaggio scozzese, trasformata in suono attraverso un gesto orchestrale limpido e mobile; accanto, la Quarta Sinfonia “Tragica” di Schubert rivela un altro tipo di tensione, più interiore, costruita su contrasti netti e su una scrittura che guarda già oltre il classicismo.

Il secondo programma introduce una presenza meno consueta al centro della scena: il contrabbasso. Con Sieva Borzak sul podio ed Enrico Ruberti solista, il Concerto di Hoffmeister restituisce allo strumento una dimensione virtuosistica e brillante, lontana dal suo ruolo abituale di sostegno. Intorno, due pagine che lavorano sul movimento e sull’energia: l’ouverture dalle Creature di Prometeo di Beethoven e la Sinfonia n. 86 di Haydn, esempio maturo di equilibrio tra costruzione formale e invenzione.

Con Julio Garcia Vico il discorso si sposta verso una dimensione più narrativa e teatrale. Mendelssohn torna con l’ouverture La bella Melusina, racconto musicale sospeso tra leggenda e trasformazione, mentre il Concerto per tromba attribuito a Neruda – qui affidato a Donato De Sena – mette in luce una vocalità inattesa dello strumento, capace di cantare con leggerezza e slancio. Chiude la Sinfonia “Italiana”, pagina solare e ritmica, che restituisce un’idea di viaggio luminosa e dinamica.

A Rufina, nella Villa di Poggio Reale, il percorso si chiude con un programma che guarda al teatro musicale di Mozart e dei suoi contemporanei. Michaël Cousteau dirige l’Orchestra della Toscana insieme al soprano Letizia Bertoldi, attraversando ouverture e arie che mettono in dialogo brillantezza orchestrale e virtuosismo vocale: dalla leggerezza teatrale della finta giardiniera alla tensione drammatica del Flauto magico, in un equilibrio continuo tra scena e sinfonia.

Accanto ai programmi sinfonici, la rassegna mantiene uno spazio riconoscibile per progetti più trasversali. Semplicemente Ornella porta nelle Ville un repertorio diverso, legato alla canzone d’autore italiana: la voce di Lucia Sargenti si muove tra gli arrangiamenti degli Ottoni dell’ORT (sostenuti da una sezione ritmica formata da piano, basso elettrico e batteria) restituendo con misura un mondo sonoro fatto di sfumature, memoria e racconto.

La dimensione cameristica trova invece una sua forma compatta in Sextuors Concertants, dove il dialogo tra strumenti diventa il vero centro del discorso musicale. La trascrizione per sestetto della Sinfonia concertante di Mozart concentra l’ascolto su un intreccio ravvicinato e trasparente, mentre il Souvenir de Florence di Čajkovskij amplia la tavolozza espressiva, alternando slancio lirico e tensione strutturale.

Chiude il percorso un programma affidato agli archi dell’ORT e a Giacomo Bianchi come violino concertatore: da una parte la leggerezza quasi notturna di Eine kleine Nachtmusik, dall’altra la Serenata di Čajkovskij, che trasforma la scrittura per archi in una materia densa e cantabile, capace di unire eleganza formale e intensità emotiva.

Sette produzioni diverse, ma attraversate da un filo comune: l’idea di una musica che non si impone al luogo, ma lo ascolta e lo trasforma. Dopo dieci anni, Ville e Giardini incantati continua così a crescere senza cambiare natura, trovando ogni volta un nuovo equilibrio tra repertorio e spazio, tra tradizione e presenza viva.

L’iniziativa è in collaborazione con Ville e Residenze Monumentali Fiorentine, Comune di Firenze – Forte di Belvedere, MUS.E, Città Metropolitana di Firenze, Tenuta di Artimino, Palazzo Mediceo di Seravezza, Comune di Quarrata, Comune di Rufina; sponsorizzata da Unicoop Firenze e sostenuta da Fondazione CR Firenze.