Museo Novecento: la scomparsa di Georg Baselitz
Firenze 30 aprile, 2026 - La notizia arriva proprio nei giorni in cui il Museo Novecento celebra la sua opera con la mostra BASELITZ. AVANTI! E' avvenuta oggi la morte di Georg Baselitz, uno dei grandi protagonisti dell’arte dagli anni Sessanta, capace di dimostrare fino all’ultimo una straordinaria generosità e una inesauribile potenza creativa.
Il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti dichiara: “Con profonda tristezza apprendo la morte di Georg Baselitz. Siamo vicini alla famiglia e al figlio Daniel, con il quale ho condiviso negli ultimi due anni la progettazione della mostra AVANTI!. Mi piace pensare a questo titolo come a una lama di luce che ci invita a proseguire, senza temere la fine del nostro percorso umano e creativo.
Baselitz resterà nella storia dell’arte e le sue scelte linguistiche sono una pietra miliare. Ha avuto il coraggio di ribaltare la prospettiva con cui guardiamo e rappresentiamo la realtà. Sono quel tipo di decisioni artistiche che aprono nuovi orizzonti alla creatività e all’espressione. La sua immaginazione era inesauribile: la qualità delle sue opere sta nel fatto che è in grado di mantenere sempre alta la tensione scaturita dall’impatto tra idee figurative e pulsioni del profondo, in modo che nulla, in nessun punto della tela, della carta o del legno, possa scalfire quella vitalità.
Il legame con Firenze è stato per lui non un semplice soggiorno artistico, ma una feconda, aurorale fonte di ispirazione. Le sale del museo sono ricolme della sua generosità di artista e resterà indelebile la memoria dell’ultimo messaggio che ci ha voluto consegnare nel giorno dell’inaugurazione, quando ci ha raccontato del suo arrivo a Firenze nell’ormai lontano 1965.
Negli ultimi mesi, durante le fasi più cruciali dell’allestimento, è rimasto costantemente in dialogo con noi. Ha voluto seguire da vicino ogni passaggio, fino alla preparazione del catalogo. La tristezza di questo momento è condivisa con tutto lo staff del Museo Novecento, che ha avuto l’onore di lavorare al nostro grandioso progetto espositivo, che oggi, tristemente, comprendiamo essere uno dei suoi ultimi. La sua riconoscenza nei confronti di Firenze, dell’arte fiorentina e del nostro museo si è manifestata negli ultimi giorni, quando ha voluto donare un’opera esposta al museo al Comune di Firenze.
Voglio annunciare già da adesso che a settembre renderemo nuovamente omaggio a questo grande artista con una straordinaria mostra a Palazzo Medici Riccardi, dedicata alla sua importantissima collezione di grafiche del Rinascimento, cui si aggiungeranno significative opere su carta provenienti dal Museo Nazionale di Budapest. Si tratta della testimonianza più alta della sua passione per l’arte incisoria, nata nel 1965, quando raggiunse Firenze e scoprì l’arte dei pittori manieristi, dai quali trasse ispirazione per lasciare, con il suo segno inconfondibile, un’impronta decisiva nella storia dell’arte del Novecento e oltre. Rileggo con commozione ancora una volta il titolo AVANTI!, sicuro che la sua energia non si esaurirà mai.”
“Firenze apprende con dolore della scomparsa di Georg Baselitz, protagonista assoluto dell’arte del secondo Novecento. In queste settimane la città ha l’onore di ospitare al Museo Novecento la mostra “Georg Baselitz. AVANTI!”, uno dei progetti espositivi più ampi dedicati all’artista che oggi assume il valore di un omaggio ancora più significativo. Le opere che qui si possono ammirare restituiscono tutta la sua capacità di sovvertire lo sguardo e trasformare la crisi in possibilità.
Un artista che aveva un legame profondo con la nostra città: il soggiorno del 1965, grazie alla borsa di Villa Romana, e soprattutto la personale a Palazzo Vecchio del 1988, hanno segnato un dialogo profondo con la nostra tradizione artistica, e più in generale un rapporto molto stretto con Firenze dimostrato anche dal suo ultimo dono alla città con il manifesto del Maggio Musicale Fiorentino che ritrae Albert Einstein mentre suona il violino. Il titolo della mostra, “AVANTI!”, risuona oggi ancor di più come un messaggio forte, un invito potente a guardare oltre, nel segno di un’arte libera che continuerà a parlare alle generazioni future” Così la sindaca Sara Funaro e l’assessore alla Cultura Giovanni Bettarini.
Georg Baselitz, nato nel 1938 in Sassonia, è una delle figure più radicali e influenti dell’arte europea del secondo dopoguerra. Cresciuto nella Germania segnata dal conflitto e dall’occupazione sovietica, sviluppa fin da giovane un rapporto diretto e istintivo con il disegno, che diventa il punto di partenza di una ricerca destinata a mettere costantemente in crisi le convenzioni della pittura. Dopo una formazione tra Berlino Est e Ovest, segnata anche da un’espulsione per “immaturità socio-politica”, Baselitz si allontana dal realismo socialista per confrontarsi con le avanguardie occidentali, dall’espressionismo all’astrazione, fino alla scoperta decisiva dell’espressionismo astratto americano.
All’inizio degli anni Sessanta recupera la figurazione in modo anti-programmatico e provocatorio, dando forma a immagini crude e disturbanti in cui il corpo appare frammentato, deformato e carico di tensione, come testimoniano le prime mostre segnate da scandalo e censura.
A metà degli anni Sessanta, con serie come gli “Eroi”, la sua pittura si fa monumentale e tragica, restituendo l’immagine di un’umanità ferita e di un paesaggio morale devastato, mentre la sua riflessione teorica si articola in manifesti che rifiutano ogni idea di armonia per affermare una pittura come espressione diretta del trauma storico. Il punto di svolta arriva nel 1969, quando introduce il capovolgimento sistematico delle figure: un gesto destinato a diventare la sua cifra più riconoscibile, che non nasce come provocazione ma come strategia per sottrarre l’immagine alla narrazione e riportare l’attenzione sull’atto stesso del dipingere.
Negli anni Settanta e Ottanta l’artista consolida la propria posizione internazionale partecipando alle principali rassegne, tra cui Documenta e le grandi biennali, ed estende il proprio linguaggio alla grafica e alla scultura, introducendo opere lignee monumentali caratterizzate da una forte presenza fisica e da una lavorazione che sfida direttamente la materia. Parallelamente, la pittura diventa sempre più gestuale e immediata, fino all’uso delle dita e a un rapporto sempre più diretto e corporeo con la tela. A partire dagli anni Novanta, la sua ricerca si concentra sulla ripetizione e sulla variazione, sull’uso di immagini preesistenti e sulla sovrapposizione pittorica, intrecciando memoria personale e storia collettiva in un processo continuo di revisione e riscrittura. Questo atteggiamento trova una sintesi esemplare nella serie “Remix”, avviata nei primi anni Duemila.
Nel 2004 a Firenze partecipa alla mostra dell’Accademia delle Belle Arti “Forme per il David. Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris, Struth"con l’opera Pace Piece (2004) e viene nominato professore onorario dell’Accademia di Belle Arti.
Negli ultimi anni l’artista continua a sperimentare con tecniche e materiali, introducendo collage, applicazioni tessili e nuove soluzioni formali, mentre grandi retrospettive internazionali ne ribadiscono il ruolo centrale nel panorama contemporaneo.
Nel corso della sua carriera Georg Baselitz ha esposto e collaborato con alcune delle più importanti istituzioni artistiche internazionali, partecipando più volte a rassegne fondamentali come Documenta a Kassel e la Biennale di Venezia, e presentando mostre personali e retrospettive in musei di primo piano quali il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, il Guggenheim Museum di New York, il Kunstmuseum e il Kupferstichkabinett di Basilea, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Royal Academy of Arts di Londra e il Kunsthaus di Zurigo; le sue opere sono state inoltre esposte in sedi come l’Albertina di Vienna, il Metropolitan Museum of Art, il Munchmuseet di Oslo e la Galleria dell’Accademia di Venezia, mentre collaborazioni e progetti espositivi hanno coinvolto istituzioni quali la Fondazione Vedova, la Serpentine Gallery di Londra e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, consolidando una presenza costante nel circuito museale globale.