MPS scuote l’Europa: verso un nuovo ordine bancario?

Redazione Nove da Firenze

Fino a pochi mesi fa, il Monte dei Paschi di Siena occupava le cronache finanziarie come il "paziente zero" del sistema bancario italiano, un istituto agonizzante destinato, nel migliore dei casi, a uno smembramento ordinato. Il punto di svolta, tuttavia, non è stato solo industriale: l’8 giugno 2026, l’annuncio dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su MPS ha innescato una reazione cinetica senza precedenti.

Quella che doveva essere la preda ha scelto la via della "difesa attiva", lanciando una controffensiva da oltre 34 miliardi di euro per aggregare Banco BPM e Banca Generali. Non è solo una questione di crescita: è una manovra di active defense volta a rendere il Monte "troppo grande per essere mangiato", trasformandolo nel terzo pilastro del credito italiano.

La rinascita di MPS riflette un mutamento della volontà politica, passata dalla gestione dell'emergenza alla valorizzazione di un asset strategico. Come sottolineato dal coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Michelotti, la visione del Governo è stata quella di rigenerare l'istituto senese come perno di un mercato solido e concorrenziale, evitando che la sua identità venisse dissolta in un'acquisizione ostile: “La premier parla della banca Monte dei Paschi di Siena come di un pezzo pregiato, ricordando di averla ereditata come una banca agonizzante. Dopo un sapiente lavoro portato a termine anche dal governo come azionista principale, è stata rivitalizzata. Le parole della presidente del Consiglio [...] dettano una linea e auspicano una direzione precisa, ossia quella di evitare lo smembramento della banca.”

Questa stabilità ha fornito la copertura necessaria per trasformare MPS in un predatore, elevando l'operazione a dossier di rilevanza sistemica per il "Sistema Italia".

Il progetto industriale prevede il lancio di due Offerte Pubbliche di Scambio parallele e interamente in azioni. L'obiettivo è la creazione di un colosso capace di competere nel banking, nell’advisory e nel wealth management. I termini finanziari vedono MPS mettere sul piatto circa 25,31 miliardi di euro per Banco BPM e 8,72 miliardi per Banca Generali. I dati pro-forma (al 31 dicembre 2025) delineano un gigante sistemico:

Con questa scala, il "Nuovo Gruppo" non solo sfida la leadership di Intesa e UniCredit, ma garantisce ai soci attuali di MPS il mantenimento del 50,1% del capitale pro-forma (post-fusione Mediobanca), blindando il controllo dell'operazione.

Per rendere l'operazione inattaccabile e premiare i soci storici prima della diluizione, MPS ha varato una manovra di "blindatura del valore" da 4 miliardi di euro. Si tratta di una distribuzione straordinaria riservata esclusivamente agli attuali azionisti MPS, configurata tecnicamente per ottimizzare la struttura del capitale e scoraggiare ulteriori mire predatorie esterne.

Tipologia di ComponenteValore per Azione MPS (Fully Diluted)Dettaglio Complessivo
Componente in Denaro0,302€1 Miliardo di €
Componente in Natura (Azioni Generali)0,906€3 Miliardi di € (circa 70 milioni di azioni AG, pari al 4,5% del capitale)

Questa distribuzione, che include il 4,5% di Assicurazioni Generali (detenuto tramite Mediobanca), precede il regolamento delle offerte e garantisce che il valore accumulato nella fase di turnaround resti nelle mani dei soci che hanno sostenuto il rilancio.

A differenza di quanto percepito inizialmente, Mediobanca non è un partner esterno ma il vero "motore interno" del progetto. MPS detiene già l'86,35% di Piazzetta Cuccia e la fusione per incorporazione, attesa entro fine 2026, è il presupposto per l'assalto a BPM e Generali.

L’integrazione promette sinergie pre-tax a regime per 2,6 miliardi di euro annui, di cui 0,8 miliardi derivano specificamente dal consolidamento di Mediobanca. Il nuovo assetto punta su attività capital-light e sull'efficienza operativa:

L’architettura finanziaria dell’operazione è definita da rapporti di cambio che riflettono i valori di mercato, ma con un chiaro segnale agli azionisti di Banca Generali:

Sul fronte patrimoniale, la manovra è sostenuta dall'adozione del "Danish Compromise", che permetterebbe di mantenere un CET1 ratio superiore al 13% (e oltre il 15% al 2028), garantendo la solidità necessaria per puntare a un ROTE superiore al 19% entro il 2029.

L’operazione guidata da Luigi Lovaglio segna il passaggio definitivo dalla resilienza all'egemonia. Se l'assemblea del 29 ottobre 2026 darà il via libera, l'Italia si troverà con un terzo "Campione Nazionale" capace di generare oltre 15 miliardi di distribuzioni ai soci entro il 2030 e di operare con un'efficienza (EPS accretion prevista dell'11% al 2028) tra le migliori in Europa. Resta da vedere se questa mossa di "active defense" contro Intesa Sanpaolo fermerà definitivamente la battaglia per Siena o se, al contrario, aprirà una nuova stagione di consolidamento ostile a livello continentale.