Guerra in Medio Oriente: inflazione prevista in crescita fino all’1,5%

Redazione Nove da Firenze

Rafforzare le capacità di difesa dell’Unione, mantenere contatti con Donald Trump, abbandonare il Green Deal europeo: gli eurodeputati intervenuti nel dibattito di ieri hanno avanzato diverse raccomandazioni per l’Unione europea di fronte alla crisi in corso in Iran e nel Medio Oriente.

La decisione dei 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche mondiali rappresenta un intervento straordinario finalizzato a evitare interruzioni dell’offerta e a ridurre le tensioni sui mercati energetici provocate dalla guerra con l’Iran.

Si tratta della più grande distribuzione d’emergenza di petrolio mai decisa, più che doppia rispetto a quella attuata nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, dal punto di vista dei consumatori, permane un fondato dubbio sulla reale capacità di questa misura di produrre una riduzione concreta dei prezzi alla pompa. L’utilizzo delle riserve strategiche serve infatti principalmente a mantenere sufficiente petrolio sul mercato internazionale, evitando una carenza immediata di offerta. Non è invece detto che ciò si traduca automaticamente in una riduzione dei prezzi dei carburanti, soprattutto in presenza di una crisi geopolitica ancora aperta.

Dai trasporti ai cantieri: le tensioni legate al conflitto in Iran iniziano a spingere in alto anche i prezzi dei materiali da costruzione, con il ferro che in pochi giorni è salito del 20%A segnalarlo a CNA sono imprese e operatori del settore, che parlano di aumenti improvvisi su diversi materiali utilizzati nei cantieri. Tra i prodotti più colpiti, oltre al ferro, anche conglomerato bituminoso e membrane, con rincari che oscillano tra il +18% e il +20%.

Ancora più incerto il mercato di acciaio, tubazioni e raccordi in PVC: alcuni fornitori accettano ordini con riserva sui prezzi, altri danno ai preventivi una validità di appena 24 ore, dopo le quali i prezzi possono essere aggiornati. Il tutto in un quadro già sotto pressione. A inizio anno il calcestruzzo aveva infatti registrato rincari intorno al 10%, mentre il recente rialzo dei carburanti ha iniziato a incidere direttamente sui costi dei mezzi e sul trasporto dei materiali verso i cantieri.

«Per questi motivi CNA chiede l’attivazione urgente di tavoli di monitoraggio sull’andamento dei prezzi dei materiali da costruzione lungo tutta la filiera e l’utilizzo degli strumenti previsti dalla normativa per rendere effettive le clausole di revisione dei prezzi. Un passaggio necessario per tutelare le imprese impegnate nei lavori pubblici e privati da aumenti improvvisi e ingiustificati dei costi, che rischiano di compromettere l’equilibrio economico dei cantieri già avviati o programmati», spiega Giuseppe Comanzo, presidente di CNA Costruzioni Firenze.