La Memoria come scelta nel giorno della Liberazione

Redazione Nove da Firenze

Come può un evento di ottantuno anni fa essere ancora il fulcro del dibattito pubblico e dell'identità di una nazione? È il paradosso fecondo di questo 25 aprile 2026: una data che, pur allontanandosi cronologicamente, si fa ogni anno più vicina e urgente. Le celebrazioni recenti in Toscana — da Barberino Tavarnelle a Vinci, da Empoli a San Casciano — hanno dimostrato che la memoria non è una traccia statica da conservare sotto una teca di vetro, ma un valore "eterno" da costruire ogni giorno. Le voci dei sindaci e dei cittadini si sono levate come un coro di coscienza civile, ricordandoci che la Liberazione non è un capitolo chiuso, ma un cantiere aperto.

La Liberazione non è, e non può essere, una celebrazione "neutra". È una scelta di campo netta che divide la storia tra chi scelse la dignità e chi la sottomissione. Come ricordato a Lastra a Signa e Vinci, non esiste spazio per una "pacificazione" che scada nel revisionismo storico. Lorenzo Tombelli, presidente dell'ANED, ha espresso con forza il rifiuto di mettere sullo stesso piano chi combatteva per la libertà e chi sosteneva la Repubblica di Salò, criticando aspramente ogni tentativo istituzionale di "annacquare" il giudizio storico. La Costituzione, del resto, non è un compromesso neutro, ma la vittoria dell'antifascismo.

"Oggi non inauguriamo solo un monumento. Oggi scegliamo, ancora una volta, da che parte stare. Il 25 Aprile non è una celebrazione neutra. È una data che divide la Storia: da una parte la dittatura, la repressione, la negazione dei diritti; dall’altra la libertà, la democrazia, la dignità della persona" ha dichiarato Daniele Vanni, Sindaco di Vinci.

La democrazia non è un'eredità passiva, ma un muscolo che va allenato. Nelle celebrazioni di Empoli e Fucecchio è emerso con chiarezza il concetto di "anticorpi" civili: lo studio e il pensiero critico come difesa contro i nuovi linguaggi d'odio e le manipolazioni della verità. Il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, e l'assessore Alberto Cafaro hanno sottolineato come l'istruzione sia il principale fornitore di queste difese immunitarie contro ogni forma di autoritarismo.

A Barberino Tavarnelle, settanta studenti dell’Istituto "Don Lorenzo Milani" sono diventati protagonisti del cammino della memoria, mentre a San Casciano la performance "La Pace fa crescere l’erba" ha trasformato la piazza in un laboratorio di riflessione. È qui che avviene il miracolo del passaggio del testimone: la memoria si incarna nei "nativi democratici" affinché la storia non si ripeta.

Uno dei messaggi più potenti emersi dalle celebrazioni è la natura collettiva e trasversale della lotta partigiana. Socialisti, democristiani, liberali, comunisti, monarchici e donne hanno composto un mosaico di libertà che non appartiene a un solo colore politico. Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza, ha ricordato come questa pluralità sia l'essenza stessa della democrazia italiana, un valore che continua oggi nel lavoro e nell'impegno civile.

Simbolo di questo coordinamento nazionale è l'empolese Remo Scappini, che a Genova, presso Villa Migone, ottenne la resa delle truppe tedesche: un episodio straordinario in cui un intero contingente si arrese direttamente alle forze partigiane. In questo quadro, un peso specifico va dato alle "Madri della Repubblica": le celebrazioni hanno reso omaggio alle donne della Resistenza e alle prime elette nei consigli comunali nel 1946 (come Bini e Tofanelli a Empoli), ricordando che l'80° anniversario del voto femminile (1946-2026) è parte integrante della nostra Liberazione.

I monumenti moderni non devono solo ricordare il passato, ma offrire spazi di aggregazione per il futuro. L'opera "Orizzonte Umano" di Alessio Londi, inaugurata a Vinci, incarna questa missione. La sfera in acciaio corten simboleggia un mondo senza gerarchie dove la libertà è un bene comune.

La scelta del materiale non è estetica ma filosofica: il corten muta nel tempo, reagendo agli elementi atmosferici. Questa trasformazione rappresenta una memoria viva, una forma in divenire che respira con la comunità. Come sottolineato durante l'inaugurazione, noi siamo spettatori di questo cambiamento: l'arte trasforma lo spazio fisico in un "luogo di aggregazione" dove il passato incontra le responsabilità del domani.

L'ultima lezione ci giunge dalle tensioni e dalle ferite ancora aperte. Il 25 aprile 2026 ha mostrato che la libertà di manifestare è ancora un valore da difendere attivamente. Dmitrij Palagi ha denunciato con forza la presenza di gruppi di estrema destra al cimitero di Trespiano impegnati a onorare chi servì l'occupante nazista, definendo tali episodi contrari alla coerenza istituzionale di una città Medaglia d'Oro.

Parallelamente, le intimidazioni denunciate da Francesco Merlo (+Europa) a Firenze e Roma contro chi portava bandiere dell'Unione Europea o dell'Ucraina ricordano che lo squadrismo della memoria a senso unico è una minaccia reale. Difendere la Costituzione significa rifiutare l'indifferenza e proteggere la pluralità dei simboli che la Resistenza stessa ha permesso di esistere. La memoria del passato, incarnata in figure come la novantenne Rosanna Tacci — che a San Casciano ha testimoniato come ogni 25 aprile rappresenti per lei una rinascita — ci impone di non restare spettatori passivi.

Il 25 aprile è una "primavera che unisce", come l'ha definita Emma Donnini, un momento di forza collettiva che ci ha consegnato la nostra Carta Costituzionale. Eppure, questa ricorrenza ci lascia con una responsabilità che non ammette pause. In un mondo ancora segnato da conflitti e violazioni dei diritti umani, la domanda che sorge dalle piazze toscane ci sfida direttamente.