La magia delle lanterne: lunedì è la Rificolona

Redazione Nove da Firenze

Quando i grandi flussi turistici estivi iniziano a diradarsi e l'aria di settembre si fa più tersa, Firenze sveste i panni di museo a cielo aperto per rivelare la sua anima più popolare. Al di là della magnificenza dei monumenti in marmo che hanno reso celebre la città nel mondo, esiste un cuore popolare dei fiorentini: la Festa della Rificolona. È un momento di passaggio, un rito che trasforma l'atmosfera cittadina attraverso migliaia di luci tremolanti. In questa notte, la Firenze dei mercanti e dei contadini riprende il sopravvento su quella dei palazzi signorili, invitando chiunque sappia guardare oltre la "cartolina" a scoprire le radici di una tradizione secolare che ancora oggi definisce l'identità cittadina.

Il termine "Rificolona" è uno splendido esempio di come l'ironia fiorentina sappia trasformare uno sberleffo in un simbolo identitario. L’etimologia ci riporta ai tempi in cui la città era legata a doppio filo al suo contado. La sera del 7 settembre, una moltitudine di contadini e mercanti (i cosiddetti "fieruculoni") calava in città per la fiera della Santissima Annunziata.

Questi abitanti delle campagne, con i loro abiti rustici, rozzi e poco raffinati, erano bersaglio facile per lo spirito pungente dei cittadini. In particolare, le donne di campagna, con le loro vesti ampie e goffe, venivano additate dai fiorentini come "rificolone", una deformazione dialettale legata proprio a chi frequentava la Fierucola.

Quella che era nata come un'offesa verso la semplicità rurale è stata col tempo "adottata" dal dialetto locale, passando a indicare le lanterne di carta che quelle stesse donne portavano con sé per illuminare il cammino notturno.

In una città costruita per l'eternità, fatta di pietra forte e marmi immacolati, la rificolona rappresenta un poetico contrasto. La lanterna tradizionale non è un oggetto tecnologico: è un effimero manufatto di carta colorata, sostenuto da un semplice bastone di legno o canna, con una candela che arde all'interno.

Questa fragilità era parte integrante di un gioco irriverente. Un tempo, i ragazzi di strada si divertivano a prendere di mira le lanterne altrui con le cerbottane, cercando di incendiare la carta con colpi precisi di stucco o piccoli sassi. Era una prova di agilità e spirito goliardico, accompagnata dal canto che ancora oggi risuona nelle piazze: "Ona, ona, ona, oh che bella rificolona!"

La bellezza della rificolona risiede proprio nel suo non essere fatta per durare. È una scintilla vitale che consuma se stessa in una sola notte, ricordandoci che la luce più intensa è spesso quella più precaria. È il trionfo del momento vissuto sulla solidità della pietra.

Nonostante il fulcro religioso sia la Basilica della Santissima Annunziata, la forza della Rificolona risiede nella sua incredibile capillarità. La festa non appartiene solo al centro storico, ma è un organismo vivo che pulsa in ogni quartiere e frazione, alimentato da laboratori dove gli artigiani del domani – i bambini – imparano l'arte della pazienza e della memoria collettiva. Ecco i luoghi chiave e i centri di aggregazione che mantengono accesa questa tradizione:

La Rificolona non è solo luce, è movimento. Storicamente, le lanterne servivano ai pellegrini per guidare i propri passi nel buio fitto delle campagne verso Firenze. La meta finale era, ed è tuttora, la Basilica della Santissima Annunziata, custode di un'immagine dell'Annunciazione ritenuta miracolosa. Attraversando luoghi simbolo come Ponte Vecchio, Piazza della Signoria e Piazza Duomo, in un percorso simbolico che rappresentava il trionfo della luce sulle tenebre.

Partecipare alla Rificolona significa immergersi in una Firenze autentica, lontana dai circuiti del turismo di massa. È l'occasione per perdersi tra i vicoli e seguire il fluttuare dei colori che si riflettono sulle acque dell'Arno, creando una scenografia naturale di rara bellezza.

In un'epoca dominata dalla velocità digitale, la persistenza di una festa basata su carta, candele e passi lenti è una vittoria della cultura popolare. La Rificolona ci insegna che l'anima di una città non risiede solo nei suoi capolavori immortali, ma nelle tradizioni che passano di mano in mano, dai nonni ai nipoti. Finché ci sarà una lanterna che oscilla nel buio e una voce che intona l'antico ritornello, Firenze non sarà mai solo un museo, ma una comunità vibrante di storie e luci.