La crisi dei negozi di vicinato: la cura di Confcommercio
I dati sulla crisi del commercio diffusi a livello nazionale sono estremamente preoccupanti: in Italia chiudono quasi due negozi ogni ora e solo nel 2025 hanno cessato l’attività circa 17 mila esercizi commerciali, pari a 46 al giorno. Si tratta di numeri che descrivono una difficoltà ormai strutturale per il commercio di prossimità.
“Rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il commercio di prossimità”. Per il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni è questa la medicina alla desertificazione commerciale, fenomeno che emerge nuovamente dall’ultima edizione dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” realizzato dall’Ufficio Studi di Confcommercio. L’analisi prende in esame l’evoluzione delle imprese dal 2012 al 2025 nei 122 comuni medio-grandi italiani, mettendo a confronto l’andamento delle attività nei centri storici con quello delle altre aree urbane.
A Firenze il commercio continua a ridimensionarsi, soprattutto nelle zone più centrali della città. Nel centro storico le attività di vendita al dettaglio sono passate da 1.753 nel 2012 a 1.460 nel 2025, con una riduzione di 293 negozi nell’arco di tredici anni. Anche nel resto del territorio comunale si registra una flessione: gli esercizi commerciali scendono da 3.256 a 2.566. Il dato si inserisce in una dinamica che riguarda gran parte delle città italiane: nella classifica nazionale dei 122 comuni analizzati dall’Osservatorio Confcommercio, Firenze si colloca al 98° posto tra le città che hanno registrato il maggior calo di negozi tra il 2012 e il 2025, con una riduzione del 21,8% delle attività commerciali nel centro storico.
Un risultato che colloca il capoluogo toscano tra le città che hanno registrato una contrazione più contenuta rispetto alla media nazionale, pur restando in territorio negativo.
La contrazione riguarda soprattutto alcune categorie storiche del commercio urbano. Nel centro storico di Firenze i negozi di abbigliamento e calzature passano da 470 nel 2012 a 403 nel 2025, quelli di libri e giocattoli da 86 a 51, le edicole da 51 a 30 e le attività di mobili e ferramenta da 129 a 89. Si tratta di comparti che negli ultimi anni hanno risentito profondamente dei cambiamenti nelle abitudini di acquisto, tra crescita dell’e-commerce e nuove modalità di consumo.
“La riduzione dei negozi nei centri storici è un segnale che non possiamo ignorare. Per contrastare questo fenomeno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità – spiega Marinoni – collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi”.
Parallelamente alla riduzione dei negozi tradizionali cresce il numero delle attività legate al turismo e al consumo fuori casa. Nel centro storico fiorentino le imprese di alloggio e ristorazione sono passate da 1.200 nel 2012 a 1.520 nel 2025, mentre nel resto della città sono salite da 1.517 a 1.825. Ad aumentare sono soprattutto i ristoranti, passati in centro da 400 a 573, e le strutture ricettive extralberghiere, salite da 177 a 409, segno di un’economia urbana sempre più orientata verso il turismo.
Anche il quadro nazionale mostra una trasformazione profonda del commercio urbano: tra 2012 e 2025 in Italia sono scomparsi circa 156 mila punti vendita tra commercio al dettaglio e ambulante, mentre sono aumentate di circa 19 mila unità le attività di alloggio e ristorazione. A soffrire maggiormente sono i negozi tradizionali. Nei centri storici italiani hanno registrato i cali più marcati le edicole (-51,9%), i negozi di abbigliamento (-36,9%), quelli di mobili e ferramenta (-35,9%) e le attività di libri e giocattoli (-32,6%).
Pisa ha perso un quarto dei suoi negozi dal 2012 ad oggi. Sono 311 le attività di commercio al dettaglio chiuse a Pisa negli ultimi 13 anni, il 25% in meno, con una media di 24 attività perse ogni anno, dove insieme al calo di attività commerciali e ambulanti spicca per la prima volta un trend negativo anche per i bar e i ristoranti nelle aree più periferiche, con un andamento più stabile nel centro storico. Preoccupante il calo di attività come ferramenta (- 47%), edicole (- 42%), media e grande distribuzione (- 42%), libri e giocattoli (- 38%), abbigliamento e calzature (- 30%), commercio ambulante (- 22%), profumerie, fiorai e gioiellerie (- 22%).
“Questi dati purtroppo non ci sorprendono: il commercio al dettaglio è colpito da un'emorragia costante che rischia di prosciugare i nostri centri” il grido d'allarme del direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli “una desertificazione alimentata dalla concorrenza spietata dell'online, da costi di gestione elevati e da una burocrazia asfissiante, con tutte le incertezze legate all'evolversi della guerra in Medio Oriente che prospetta un futuro ancora più inquietante. In questo contesto le famiglie, strette tra spese obbligate e necessità di risparmiare, riducono drasticamente gli acquisti, indebolendo ulteriormente il commercio tradizionale”.
“Per provare a invertire la rotta serve una vera legge d'emergenza, un piano shock a livello nazionale che preveda detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estremo, oltre a riequilibrare il peso fiscale che vede le imprese pagare il 70% contro il prelievo irrisorio sui giganti globali dell'online, mettere in campo interventi mirati per disciplinare l'offerta commerciale nei centri storici e incentivare l'utilizzo dei locali sfitti. Solo ripartendo da qui possiamo immaginare un futuro per le nostre città e provare a garantire l'esistenza di quelle attività di vicinato che rappresentano un patrimonio economico, sociale e culturale inestimabile e che contribuiscono a garantire servizi, sicurezza e vivibilità nelle nostre città”.
Pisa conferma che le maggiori criticità si registrano soprattutto in periferia, mentre almeno quantitativamente il centro storico tiene, anche se complessivamente la riduzione del commercio al dettaglio segna un arretramento del 18% rispetto al 2012. A risollevare le sorti il comparto ricettivo, pur con marcate differenze tra alberghi (che si mantengono stabili) e altre forme di alloggio, come case per vacanze, affittacamere, bed&breakfast e residence, quasi triplicati sul territorio comunale negli ultimi 13 anni. Nelle aree più periferiche soffrono sia i bar (- 32%), che i ristoranti (- 5% negli ultimi sei anni), con un calo più contenuto nel centro storico.
Anche a Cortona e nelle sue frazioni negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione delle attività commerciali di vicinato, con conseguenze non solo economiche ma anche sociali.
"I negozi rappresentano infatti un presidio fondamentale per la vita delle comunità: mantengono vivi i centri storici, garantiscono servizi di prossimità ai cittadini e contribuiscono alla sicurezza e alla vitalità dei quartieri -si legge in un documento dell'Unione Comunale PD Cortona- Per questo motivo chiediamo all’Amministrazione comunale di chiarire quali politiche e strumenti intenda mettere in campo per sostenere concretamente i piccoli esercenti del territorio. In particolare riteniamo necessario sapere se esista una strategia per contrastare la progressiva desertificazione commerciale e se l’Amministrazione intenda promuovere e sostenere la nascita o il rafforzamento dei cosiddetti centri commerciali naturali, strumenti che in molte realtà stanno contribuendo a rilanciare il commercio locale attraverso forme di collaborazione tra attività, iniziative di promozione e interventi di sostegno pubblico.
Il commercio di vicinato non è solo un settore economico: è parte integrante dell’identità delle nostre comunità. Per questo crediamo sia necessario aprire un confronto serio con le associazioni di categoria, con gli esercenti e con tutti gli attori del territorio per individuare misure efficaci di sostegno e rilancio.
Continueremo a seguire con attenzione questo tema e chiediamo all’Amministrazione comunale di esprimere con chiarezza quali azioni concrete intenda mettere in campo per difendere e valorizzare una componente fondamentale del tessuto economico e sociale locale".