Il groviglio di Peretola tra miliardi e resa dei conti ambientale

Redazione Nove da Firenze

Un quarto di secolo di veti incrociati, battaglie legali e scontri ideologici. L'ampliamento dell'aeroporto di Peretola e la realizzazione della nuova pista parallela all'autostrada rappresentano, da oltre venticinque anni, la faglia più profonda del dibattito politico ed economico toscano. Da un lato, le categorie produttive e il fronte sviluppista premono per una svolta infrastrutturale considerata vitale per la competitività della regione; dall'altro, amministratori locali, comitati e associazioni ambientaliste alzano le barricate a difesa del territorio, della sicurezza idrogeologica e della qualità della vita nella Piana.

Non si tratta di una semplice disputa urbanistica, ma di un vero e proprio scontro di visioni sul futuro del modello toscano. La tensione non cala: al centro del contenzioso si sovrappongono le esigenze delle imprese, desiderose di collegamenti internazionali diretti, e la tutela di un ecosistema metropolitano fragile, già provato dall'antropizzazione e dai cambiamenti climatici.

In questo scenario congelato da anni di rinvii, la resa dei conti è alle porte. L'imminente pronunciamento del TAR — atteso con l'udienza del 22 ottobre e con un iter autorizzativo che punta alla chiusura definitiva entro la prossima primavera — segna uno spartiacque decisivo. Per la Toscana è arrivato il momento delle scelte irrimandabili.

Tre miliardi e 10.000 posti di lavoro

Il blocco delle infrastrutture ha un costo. Le categorie economiche fiorentine, sostenute in sede politica da Marco Stella (capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale) e da Francesco Casini (capogruppo di Casa Riformista), stimano che venticinque anni di paralisi e decisioni rinviate siano costati al sistema toscano circa 3 miliardi di euro in mancata crescita e competitività persa. Il dossier economico della nuova pista poggia su numeri occupazionali di peso:

Secondo i promotori dell'opera, difendere lo status quo significa condannare le imprese locali e l'intero comparto universitario e della ricerca a una cronica penalizzazione nei collegamenti internazionali, frenando l'attrazione di investimenti e talenti in tutta la Toscana.

"La loro mobilitazione conferma quanto quest’opera sia importante per lo sviluppo, il lavoro e la competitività di Firenze e dell’intera Toscana. Potenziare l’aeroporto significa offrire collegamenti migliori alle imprese, a chi viaggia per studio e ricerca e a tutto il territorio" dichiara Francesco Casini, capogruppo di Casa Riformista.

Il "Campo largo" alla prova del nove

L'asse della pista aeroportuale attraversa la politica regionale come una lama, spaccando trasversalmente la maggioranza e mandando in cortocircuito il "Campo Largo". Il casus belli più recente nasce dalla mossa tattica di Forza Italia: il capogruppo Marco Stella ha chiesto con forza che il Consiglio Regionale discuta e voti la mozione a favore dell'aeroporto nelle sedute del 20 e 21 ottobre, alla vigilia esatta della decisione del TAR del 22 ottobre, per spingere la Regione ad assumere una posizione netta prima del verdetto dei giudici amministrativi.

Un'iniziativa che ha messo in luce i nervi scoperti del Partito Democratico, accusato dall'opposizione di centrodestra di prendere tempo ed "evitare il confronto" in aula per nascondere le proprie insanabili spaccature interne. La mappa delle alleanze si presenta infatti del tutto frammentata:

Il caso Peretola dimostra così come la programmazione delle grandi opere finisca per diventare il terreno di scontro su cui si misurano la tenuta e le contraddizioni delle coalizioni politiche locali e nazionali.

Il conto ambientale: 96 ettari, il Fosso Reale e la minaccia idrogeologica

Sul versante opposto, la rete dell'opposizione — guidata dall'organizzazione DISARMA (Firenze Area Metropolitana), dalle associazioni ecologiste e dai comitati territoriali — presenta un conto ambientale che considera insostenibile. Il progetto implica un consumo di suolo pari a circa 96 ettari, un'estensione enorme sottratta al verde in una delle piane più antropizzate della regione. L'analisi tecnica dell'impatto ecologico mette a nudo tre emergenze critiche:

In un'epoca segnata dall'emergenza climatica e da stringenti direttive europee sulla tutela della biodiversità, i contrari denunciano come un simile sacrificio di suolo vergine rappresenti un modello di sviluppo superato e pericoloso.

La difesa dell'Università e il richiamo all'Articolo 9 della Costituzione

La battaglia sulla Piana non coinvolge solo il verde e i corsi d'acqua, ma tocca da vicino il futuro dell'istruzione superiore e della ricerca scientifica. Tra le criticità sollevate dai comitati spicca la vicinanza dell'infrastruttura al Polo Universitario di Sesto Fiorentino: l'inquinamento acustico e le servitù di volo rischiano infatti di compromettere la didattica, le attività di laboratorio e i progetti di sviluppo di questa fondamentale istituzione pubblica. A protezione del territorio si è mobilitata una vasta rete civica e istituzionale:

Per l'alleanza no-aeroporto, ricorsi, cortei e azioni legali non sono semplici atti di protesta, ma l'esercizio di un preciso dovere civico garantito dai principi fondamentali del nostro ordinamento.

Lo scontro sulla nuova pista dell'aeroporto di Firenze sintetizza in modo esemplare il grande dilemma dell'Italia contemporanea: la difficile convivenza tra l'urgenza di ammodernare le reti di trasporto per non perdere il treno della competitività globale e il dovere inderogabile di salvaguardare la sicurezza idrogeologica, la salute dei cittadini e l'integrità del paesaggio.

Con la scadenza del TAR del 22 ottobre e la prospettiva di chiudere l'iter autorizzativo entro la primavera, le istituzioni toscane si trovano ad affrontare un passaggio politico e amministrativo senza appello, costrette a scegliere se e come ridefinire l'assetto metropolitano tra Firenze e Prato.