Guerra in Medio Oriente: impatto sull'economia
Israele e Iran, in guerra dal 28 febbraio, sono due “pesi massimi” dell’economia della regione mediorientale. La belligeranza comporta impatti macroeconomici tali da influenzare la sostenibilità economica del conflitto e, di conseguenza, la sua intensità e probabile durata. Complice anche le tensioni internazionali che si sono acuite negli ultimi giorni, ed in generale in un quadro di forte incertezza, tornano a salire i costi dei materiali da costruzione.
“Già dalla scorsa settimana, e in aumento nelle ultime ore, stiamo ricevendo segnalazioni da parte delle nostre imprese di rincari dei materiali da costruzione, non solo derivati petrolchimici come il bitume, ma anche altri come l’acciaio e con aumenti dei costi di trasporto”, spiega il presidente di Ance Toscana Rossano Massai “Purtroppo gli effetti delle tensioni geopolitiche sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia, che nel territorio toscano è impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti”.
Per questo Ance Toscana segnala che senza un intervento urgente le imprese saranno costrette a sopportare da sole gli effetti della guerra con pesanti conseguenze sulla tenuta del sistema. Ecco perché “auspichiamo l’adozione di uno strumento per sterilizzare l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi di tutti i materiali da costruzione che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto” conclude il presidente di Ance Toscana Rossano Massai.
Anche sul territorio di Prato e Pistoia cresce la preoccupazione tra le imprese del settore, come riferisce e rilancia CNA Toscana Centro. A preoccupare sono soprattutto i rincari su alcune materie prime e prodotti fondamentali per il comparto edilizio: fino al +20% per il ferro e tra il +18% e il +20% per conglomerato bituminoso e membrane. Su acciaio, tubazioni e raccordi in Pvc, inoltre, molti fornitori accettano ordini con riserva di aggiornamento dei prezzi e chiedono conferme dei preventivi nel giro di 24 ore. Un quadro che si aggiunge ai rincari già registrati nei mesi scorsi, a partire dal calcestruzzo e dai carburanti, con un impatto diretto sui costi di gestione dei cantieri.
Il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti torna a mettere sotto forte pressione il settore dell’autotrasporto. A evidenziarlo è Roberto Tegas Presidente di Confartigianato Trasporti Toscana, che richiama l’attenzione sull’impatto sempre più pesante che i rincari stanno avendo sui bilanci delle imprese.
“Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le aziende dell’autotrasporto e incide mediamente tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Tegas –. Questo significa che basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più ogni anno per ciascun mezzo pesante”.
Un camion percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno e ha consumi che si aggirano intorno a un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni, anche un incremento limitato del prezzo del gasolio può tradursi rapidamente in diverse migliaia di euro di costi aggiuntivi per veicolo. “È evidente che il quadro internazionale pesa sull’andamento del mercato energetico – sottolinea Tegas – ma la rapidità e l’entità di alcuni rincari fanno sorgere il dubbio che non si tratti soltanto di dinamiche legate al costo del petrolio o alle crisi geopolitiche. Tra le imprese si diffonde la sensazione che in alcuni casi si stiano manifestando fenomeni di speculazione che finiscono per scaricarsi direttamente sulle aziende di trasporto”.
“Il caso dell’HVO è emblematico – sostiene Tegas – perché si tratta di un combustibile di origine vegetale, non legato al petrolio né alle aree di crisi geopolitica connesse all’estrazione del greggio. La sua produzione è in gran parte europea e anche italiana. Eppure stiamo registrando aumenti significativi anche su questo carburante. È indispensabile un intervento deciso e immediato del Governo per calmierare i prezzi alla pompa e contrastare con fermezza le speculazioni in atto, coinvolgendo attivamente il Garante per la sorveglianza dei prezzi e la Guardia di Finanza.
Chiediamo anche l’attivazione urgente di misure di sostegno finanziario, per evitare il rischio di chiusura delle imprese. Nel frattempo, invitiamo le aziende a far valere i propri diritti, attivando senza indugio la clausola di adeguamento al costo del carburante nei contratti di trasporto, pur sapendo che, sebbene sia prevista per legge, spesso non viene rispettata, soprattutto nei contratti non formalizzati. In questi casi, è fondamentale fare riferimento ai valori indicativi dei costi pubblicati dal Ministero, per i quali chiederemo un aggiornamento più rapido e puntuale”.
A livello nazionale, la gravità della situazione ha già spinto Confartigianato Trasporti insieme a Unatras (il coordinamento unitario delle associazioni dell’autotrasporto) a richiedere un incontro urgente al Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e al Garante per la sorveglianza dei prezzi, per istituire una cabina di regia permanente a tutela della categoria.
«Anche sul nostro territorio le imprese stanno vivendo con grande apprensione questa nuova fase di instabilità – afferma Riccardo Castellucci, Presidente CNA Costruzioni Toscana Centro – Dopo anni segnati da aumenti, difficoltà di approvvigionamento e margini sempre più ridotti, ci troviamo di fronte all’ennesima impennata dei costi che rischia di ricadere interamente sulle piccole imprese e sulle realtà artigiane del settore. Il vero problema è l’imprevedibilità perché quando i preventivi durano poche ore, oppure gli ordini vengono accettati con riserva con cambiamenti di costi improvvisi, diventa quasi impossibile programmare il lavoro, rispettare i tempi dei cantieri e mantenere un equilibrio economico sostenibile. In queste condizioni, ad essere penalizzate sono soprattutto le imprese più piccole, che hanno meno strumenti per assorbire gli shock».
CNA Toscana Centro chiede l’attivazione urgente di strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e l’applicazione di misure che consentano la revisione dei corrispettivi nei contratti, in modo da tutelare le imprese dalle variazioni improvvise dei costi.
«Non si può chiedere alle aziende di continuare a lavorare in un contesto così incerto senza alcuna protezione – prosegue Riccardo Castellucci – Serve un intervento rapido delle istituzioni, a tutti i livelli, per dare stabilità al mercato e salvaguardare un settore strategico per l’economia locale. Senza misure adeguate, il rischio concreto è quello di rallentare i cantieri, frenare gli investimenti e mettere ulteriormente sotto pressione la tenuta delle imprese».
“Le tensioni internazionali e la guerra in Medio Oriente stanno già producendo effetti sui mercati del gas e dell’energia e sul prezzo dei carburanti, ma l'aumento dei prezzi non deve diventare una forma di speculazione che andrebbe a penalizzare ulteriormente le nostre imprese”. È l'allarme lanciato dal direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli dopo l'impennata dei prezzi.
“Il conflitto sta già avendo effetti sul caro bollette: la spesa stimata per le imprese italiane è di quasi 10 miliardi di euro in più nel 2026, nel dettaglio 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e di 2,6 miliardi per il gas, di cui 670 milioni per le imprese della Toscana. con un aumento del 13,6% rispetto all'anno scorso”.
Preoccupazione anche per il caro carburanti “con ilpetrolio tornato sopra i 100 dollari al barile è impossibile prevedere al momento di quanto le accise saranno effettivamente tagliate dopo l'annuncio del Governo, l’unica certezza purtroppo arriva dai rincari. I prezzi nelle stazioni di servizio continuano a salire: per il gasolio segnano il massimo da oltre tre anni e mezzo, fino a 2,2 euro al litro per la modalità servito in autostrada, un livello che non si vedeva dal 10 luglio 2022, nel pieno della crisi per la guerra in Ucraina. Anche la benzina registra un picco che non si vedeva tempo, 2,1 euro in autostrada servito”.
“Si parla di un intervento da parte del Governo sul meccanismo delle accise mobili - che destina la maggiore Iva incassata dallo Stato alla riduzione delle accise quando salgono i prezzi della benzina e del diesel. Una misura che rischia, in mancanza di fondi aggiuntivi, di limitarsi a uno “sconto” di pochi centesimi per i consumatori: le simulazioni indicano un risparmio di 4,7 centesimi al litro sulla benzina e di 7,5 centesimi sul diesel, nell'ipotesi di una quotazione del petrolio a 105 dollari al barile”.
“In questo contesto ribadiamo la nostra più ferma contrarietà ad ogni tipo di speculazione” ribadisce Pieragnoli. “La situazione attuale non presenta elementi tali da compromettere la disponibilità del prodotto, e non vi sono ragioni per alimentare aumenti dei prezzi non coerenti con l’andamento reale del mercato. Pur in quadro di grave tensione in Medio Oriente, la guerra non può e non deve diventare un pretesto per fare cassa e aumentare i prezzi in modo incontrollato”.
“Confcommercio ha chiesto al Governo di intervenire per evitare che il clima di incertezza internazionale si traduca in tensioni speculative che finirebbero per gravare sulle imprese e, più in generale, sull’intero sistema economico. È evidente che qualora il quadro di crisi dovesse protrarsi sarà opportuno valutare interventi mirati, come fatto durante la crisi energetica nel 2022, a sostegno dei comparti maggiormente esposti, come le attività legate alla mobilità delle merci e delle persone, oltre alle filiere logistiche e distributive, che rappresentano un’infrastruttura essenziale per il Paese”.