Il 'gioco delle tre carte' a Firenze tra denunce penali e politiche

Redazione Nove da Firenze

Nel flusso ininterrotto di visitatori e gli scatti fotografici, si consuma quotidianamente uno dei raggiri da strada più antichi e odiosi: il gioco delle tre carte. Un fenomeno di micro-criminalità che trasforma l'area di Piazza del Duomo in un terreno di caccia ideale per imbroglioni professionisti, arrecando un danno d'immagine incalcolabile al capoluogo toscano.

Oltre l'impatto visivo e il disagio per i passanti, la persistenza di questa truffa è diventata il detonatore di un acceso scontro politico all'interno di Palazzo Vecchio. Il dibattito contrappone chi invoca una capillare strategia di prevenzione e informazione rivolta ai turisti a chi pretende risposte repressive repentine, come l'impiego dei militari e il potenziamento delle dotazioni della Polizia Municipale. Sullo sfondo, tuttavia, emerge il vero nodo strutturale della vicenda: la frustrazione delle forze dell'ordine locali che, pur accumulando sanzioni e denunce, vedono la propria azione infrangersi contro i limiti posti dalle leggi nazionali.

Sul tavolo della politica cittadina si confrontano due filosofie di intervento diametralmente opposte. Da un lato, il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi ha annunciato l'intenzione di formalizzare all'assessore Vicini una proposta centrata sulla prevenzione strategica. Giudicando insufficienti e inefficaci i singoli manifesti affissi in passato dall'amministrazione, Draghi punta a una campagna informativa pervasiva che sfrutti i canali social ma anche supporti cartacei dedicati — come brochure e dépliant — da distribuire direttamente nelle reception, nelle camere d'albergo e negli appartamenti turistici. L'iniziativa mira a coinvolgere attivamente l'assessorato al Turismo, Confcommercio, Federalberghi e le associazioni delle locazioni brevi, prendendo le mosse anche dalla recente aggressione subita in piazza dal consigliere Santarelli.

Sul fronte opposto, il consigliere Luca Santarelli (Gruppo Misto-Noi Moderati) sostiene una linea d'attacco repressiva e di presidio fisico. Santarelli ha criticato apertamente la bocciatura a maggioranza, in Commissione 8, di due sue mozioni concrete: la prima mirava a istituire presidi fissi ed operativi di Forze dell’Ordine e militari nel centro storico; la seconda chiedeva di assegnare agli agenti della Polizia Municipale gli sfollagente già in dotazione al corpo, ma attualmente inutilizzati e depositati nei magazzini.

Questo scontro mette in luce due modi differenti di affrontare il degrado urbano: da un lato si tenta di azzerare la redditività del raggiro prosciugando il bacino delle potenziali vittime attraverso l'informazione; dall'altro si cerca la riappropriazione fisica dello spazio pubblico mediante la dissuasione armata e la presenza uniforme sul marciapiede.

A fronte delle accuse di inerzia mosse dall'opposizione, la maggioranza rivendica la continuità e la concretezza dei controlli. Alessandra Innocenti (PD), presidente della Commissione 8 (politiche per la promozione della legalità), ha ricordato che da due anni l'assessorato al Turismo promuove tavoli di lavoro per sensibilizzare i visitatori, ed è in fase di concertazione con la Soprintendenza l'installazione di appositi totem informativi per mettere in guardia turisti e residenti.

Parallelamente, l'attività operativa della Polizia Municipale prosegue con pattugliamenti di agenti in borghese dedicati al monitoraggio del centro storico. I dati ufficiali relativi all'anno in corso testimoniano lo sforzo profuso sul campo:

Tuttavia, la reale criticità non risiede nel difetto di controlli, bensì nel quadro normativo statale. Come riferito in commissione dal Comandante Passeretti, l'efficacia dei provvedimenti sanzionatori locali si scontra inevitabilmente con i limiti del diritto penale e amministrativo nazionale.

Si manifesta così un cortocircuito burocratico: le forze locali eseguono i controlli, notificano i DASPO urbani ed effettuano i sequestri, ma l'assenza di strumenti di coercizione penale o di allontanamento definitivo per questa tipologia di reati permette ai soggetti sanzionati di tornare regolarmente sulle medesime strade poco dopo l'intervento della polizia.

La spiegazione istituzionale non placa però le polemiche, specialmente di fronte al riscontro visivo sul territorio. Il consigliere Luca Santarelli, vittima in prima persona di un'aggressione da parte dei truffatori, contesta fermamente la ricostruzione dell'amministrazione, denunciando uno scollamento tra i dati teorici e la realtà della piazza. Santarelli ha documentato, anche attraverso registrazioni video effettuate nel 2025, la presenza continuativa e sistematica degli stessi individui nei medesimi angoli di Piazza del Duomo.

Il consigliere del Gruppo Misto-Noi Moderati accusa la giunta a guida PD di limitarsi alle rivendicazioni di facciata e di rifiutare l'adozione di strumenti operativi più incisivi, imputando alla maggioranza la tendenza a minimizzare il problema o a scaricare sistematicamente le responsabilità sul governo centrale.

La persistenza visibile degli stessi truffatori nei punti cardinali del turismo fiorentino rende la truffa di strada un tema politico incandescente. Quando la cittadinanza e i visitatori constatano l'immutabilità dello stato di fatto, l'effetto rassicurante delle metriche ufficiali — fatto di denunce e verbali — rischia di azzerarsi, alimentando la percezione di un'impotenza decisionale e operativa.

La vicenda del gioco delle tre carte a Firenze offre uno spaccato nitido delle complessità legate alla gestione dell'ordine pubblico nei centri storici ad alta densità turistica. La contesa politica oscilla tra due visioni strategiche: l'approccio di soft power, focalizzato sull'educazione del turista mediante campagne digitali e informative capillarizzate negli alberghi e nelle locazioni brevi, e la linea del rigore, che chiede stazioni fisse delle forze armate e dotazioni coattive per i vigili urbani.

Tuttavia, né l'informazione preventive né le 83 denunce o i DASPO urbani comminati dalla Polizia Municipale sembrano in grado di eradicare il problema, bloccati da una legislazione nazionale che impedisce di trasformare la sanzione in un effettivo allontanamento dal territorio.