Fondazione Caponnetto: il 13 dicembre 2025 il 35° vertice antimafia
FIRENZE- “Anche la guerra è un’opportunità di cui le mafie sanno approfittare. Il conflitto che da quasi quattro anni vede contrapposta la Russia e l’Ucraina invasa, non è detto che abbia separato gli interessi delle rispettive mafie, che da sempre collaborano tra di loro” tono pacato, sguardo lungimirante, parte da lontano Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto per presentare a Nove da Firenze il 35° vertice antimafia, che si svolgerà il 13 dicembre 2025 al chiostro di Santo Spirito.
“Quest'anno segnerà per certi versi la conclusione di un ciclo. Perciò lo intitoliamo Antimafia 4.0 e parleremo anche dei conflitti mafiosi, quelli già in essere e quelli che potrebbero deflagrare e dell’interessi mafiosi nelle guerre tra stati che portano ad un aumento anche delle armi in circolazione”.
A partire dalla guerra delle grucce?
“Ormai quella partita da Prato si è estesa al tutto il settore della logistica anche in altri centri industriali del paese nonché in Francia, Germania e Spagna. Ma il conflitto che infiamma la mafia cinese non è un caso isolato: sono in corso altre guerre a livello europeo, che seguiamo con attenzione soprattutto in Francia”.
Scontri violenti per il controllo di mercati criminali sono una costante della storia mafiosa
“Eppure c’è chi si sorprende che due importanti clan della mafia turca abbiano scelto di confrontarsi anche in Italia. Il gruppo dei Dalton e quello dei Casper sono stati registrati nelle cronache giudiziarie del nostro paese. I rapporti risalgono agli anni '70 e sul punto si è svolta un’interessante seduta della commissione parlamentare antimafia degli anni '90, in cui si fece riferimento sia alla mafia turca che a quella cinese in Italia. Agli arresti a Crotone, a causa di un attentato, è seguito anche a Viterbo un altro arresto, con il sequestro di armi da fuoco. Si tratta degli strascichi nella penisola di uno scontro costellato di molti episodi in Turchia e in Spagna. L'Italia è semplicemente al centro del Mediterraneo, una terra di passaggio per i traffici criminali”.
Quindi il prossimo Vertice propone di fare un passaggio qualitativo
“Esatto. Bisognerà fare anche noi un salto di livello. E non sarà facile trovare le risorse per riuscirci. Stiamo osservando quello che succede in Francia, in Corsica, in particolar modo a Marsiglia, teatro di un recente omicidio. E’ stato ucciso un giovane, fratello di un attivista antimafia, che stava preparandosi per fare il concorso in polizia. Il 22 novembre è stata organizzata una manifestazione con la partecipazione di migliaia di persone. Sta nascendo una nuova cultura antimafia a livello internazionale e noi vogliamo offrire il nostro contributo di conoscenza”.
Marsiglia è il campo d’azione della Mocro-mafia
“Si tratta di organizzazioni fondate da giovani, che meritano una riflessione in più. A Marsiglia si è registrata una guerra tra DZ mafia e gli Yoda con i primi che sembra abbiano prevalso. È interessante vedere come i nuovi gruppi si scelgono il nome che si danno: abbiamo parlato dei Dalton turchi. Spesso i clan prendono ispirazione dai cartoni animati. Dalton è il protagonista di una serie a cartoni animati, ispirato agli omonimi fratelli gangster americani di metà ‘800. Yoda, il personaggio di Guerre stellari da il nome a un altro clan. E anche i Casper potrebbero ispirarsi al cartoon del fantasmino. L'evoluzione delle mafie passa anche dalla scelta del nome che non trae più origine dall'immaginario del Padrino, ma dai fumetti. Analizzare la cultura che c'è dietro è un’attività utile”.
Intendete stabilire relazioni con i gruppi antimafia degli altri paesi?
“La realtà emergente e Marsiglia ha ricevuto il sostegno dell'antimafia sociale della Corsica, nata qualche anno fa, dove un paio di gruppi hanno organizzato una manifestazione il 15 novembre 2025. Un’attività fondamentale in un paese che fa ancora fatica a riconoscere quello che sta accadendo. In Francia c’è difficoltà a parlare di mafia, però si sta già sviluppando l'anti-mafia sociale, esattamente quello che è successo tanti anni fa in Italia, quando un movimento popolare in una città come Palermo, riuscì a impedire che si potesse ancora dire la mafia non esiste”
Guardate già al vertice il 2026?
“Proviamo a immaginare un gemellaggio con qualche realtà oltreconfine. Sulla base delle risorse che raggranelleremo, vedremo cosa è possibile fare, per far interagire tra loro i gruppi antimafia appena nati. Non è un caso che il 35° vertice, che si svolgerà nel pomeriggio del 13 dicembre nel chiostro della basilica di Santo Spirito, sarà anticipato la mattina da un'iniziativa sugli Stati Uniti d'Europa, con cui intendiamo affrontare il tema della debolezza strutturale delle istituzioni continentali anche sul fronte antimafia”.
Perché proprio in piazza Santo Spirito?
“La basilica di Santo Spirito è luogo di cultura. I padri agostiniani ci ospitano molto volentieri. E noi sosteniamo la battaglia di Padre Pagano per mantenere il resto del complesso monumentale a una funzione religiosa e culturale. Anche noi siamo contrari al ventilato progetto dell'Rsa di lusso. E seguiamo con interesse le indagini appena iniziate. Senza entrare nel merito, o sostituirsi all’autorità giudiziaria, dico che la stampa fiorentina ha fatto un buon lavoro e credo che delle vostre inchieste giornalistiche si sia interessata anche la Commissione antimafia".
Insomma parlate di mafie come fenomeno arcaico e allo stesso tempo fortemente innovativo
“Basta analizzare l’importate operazione messa a segno nei giorni scorsi da polizia di stato e polizia municipale di Firenze. Frutto di un grande lavoro di sacrificio per oltre due anni. Hanno praticamente smantellato un'intera associazione a delinquere. Bisogna iniziare a considerare i gruppi che operano, albanesi, magrebini, in questo caso tunisini, come associazioni a delinquere e non più come singoli individui. E se non si interverrà per tempo, queste saranno le mafie del nostro futuro, sotto casa. Senza dimenticare la scomparsa della piccola Kata, che ha acceso i riflettori su un contesto sociale difficilissimo, dilaniato dallo scontro interno alle pandillas peruviane. Il vertice di quest'anno è importante perché serve a fotografare la situazione e fare il punto”.
L’internazionalizzazione come indispensabile chiave di analisi criminale
“Focalizzate gli arresti dei giorni scorsi a Milano: la piazza lombarda è ormai terra sia di scontro, ma anche di collaborazione tra clan calabresi, albanesi e adesso anche marocchini nella banlieue milanese. Sta emergendo dall'indagine giudiziaria un dato che per gli analisti era già consolidato: c'è una confederazione nazionale fra le varie forme di mafia. Ed è probabile che al tavolo di concertazione tra camorra e ‘ndrangheta si siedano anche esponenti cinesi.
Il fentanil non è ancora è arrivato in Italia?
“E’ una situazione da seguire perché fluida. Le situazioni fluide bisogna sempre seguirle. E soprattutto non innamorarsi di una tesi precostituita. Dobbiamo solo osservare. Se ci si innamora di una tesi si fa un errore, sia nel giornalismo, che nelle procure. Come accadde nel disgraziato caso Tortora. Un errore che si pagherà ancora negli anni a venire. La verità esce indagando a 360 gradi”.
Chi ci sarà al 35° vertice antimafia il 13 dicembre a Firenze?
“Parteciperanno numerosi esponenti del movimento antimafia, da Sonia Alfano a Giuseppe Antoci e Beppe Lumia. Ho invitato diverse procure che non so se visti i carichi di lavoro riusciranno ad essere presenti. Da sottolineare la presenza di donne impegnate contro la criminalità”.