Firenze tra 'spostamenti parassiti' e multe da record
Immaginate un martedì qualunque: la pioggia batte sui tetti di Firenze o l'afa stagnante rende l'aria pesante già alle otto del mattino. Avete due figli da incastrare tra orari scolastici rigidi e il vostro ufficio, situato magari dalla parte opposta della città. In questa corsa contro il tempo, l'auto non è una scelta di stile o un vezzo, ma l'unico strumento logistico capace di tenere insieme i pezzi di una vita familiare complessa.
Tuttavia, questa necessità quotidiana è diventata oggetto ieri di uno scontro a Palazzo Vecchio. La pubblicazione del nuovo "Dossier traffico" ha scoperchiato un clima di tensione politica, dove i dati tecnici sulla mobilità si intrecciano a narrazioni contrapposte. Da una parte, la spinta verso una visione "green" teorica; dall'altra, una cittadinanza che si sente sempre più colpevolizzata e stretta in una morsa tra divieti e inefficienze.
La polemica è divampata a seguito delle dichiarazioni di Stefano Ciurnelli, il consulente incaricato dal Comune per la redazione del Piano generale del traffico. Nel mappare i flussi urbani, Ciurnelli ha introdotto la definizione di "spostamenti parassiti" per descrivere chi percorre meno di 2 km in auto, spesso proprio per accompagnare i figli a scuola.
Questa etichetta ha scatenato l'indignazione delle opposizioni (Italia Viva e Forza Italia), che l'hanno percepita come un affronto alle fatiche organizzative delle famiglie. Il contrasto è emblematico: laddove la pianificazione urbana vede una variabile da eliminare per fluidificare il traffico, le famiglie vedono una necessità dettata dalla mancanza di intermodalità reale.
"Ma dove vive chi usa parole del genere? Due chilometri possono sembrare pochi sulla carta, ma nella vita reale significano accompagnare bambini piccoli, rispettare gli orari della scuola e poi correre a raggiungere il posto di lavoro. Significano far quadrare i tempi, magari con più figli, con la pioggia, con il caldo e con mille impegni che chi vive davvero la città conosce bene. Definire tutto questo 'parassita' è un insulto inaccettabile." dichiara Francesco Grazzini, Capogruppo Italia Viva.
Nonostante oltre vent'anni di cantieri per la tramvia e una retorica istituzionale improntata al cambiamento, i dati del dossier fotografano una dipendenza dall'auto privata che appare strutturale e non scalfita dalle politiche recenti. Il panorama degli spostamenti quotidiani a Firenze è così suddiviso:
- 56%: Auto privata.
- 27%: Trasporto pubblico.
- 17%: Mobilità dolce (piedi o bicicletta).
L'onorevole Francesco Torselli ha sollevato un'analisi interessante sui "patentati attivi reali": tolti minorenni e non guidatori, restano circa 200-250 mila conducenti che compiono mediamente 3 o 4 spostamenti al giorno. Questo dato suggerisce che l'auto rimanga lo strumento principale per garantire la flessibilità richiesta dal mercato del lavoro e dalle necessità familiari, evidenziando il fallimento di una "crociata" che ha puntato sulla penalizzazione del mezzo privato senza offrire una rete di trasporto pubblico capillare e puntuale.
Un dato che pesa enormemente nel dibattito pubblico è quello relativo alle sanzioni. Firenze detiene un primato scomodo: è il primo capoluogo di provincia in Italia per proventi da sanzioni legate all'eccesso di velocità (Art. 142 CdS).
Nel 2025, il Comune ha incassato l'incredibile cifra di 19.718.932 euro solo per questa tipologia di multe. Per dare una proporzione, l'intero gruppo di testa delle città italiane (che include colossi come Bologna e Milano) ha raccolto complessivamente 46 milioni di euro: Firenze, da sola, ne rappresenta quasi la metà. Questo alimenta la percezione di una "guerra ideologica" finalizzata a fare cassa, in una città dove le strade vengono progressivamente ristrette e le piste ciclabili sono spesso frammentate, rendendo la guida un percorso a ostacoli economico oltre che viario.
Se la superficie della tramvia appare efficiente, il "sottosopra" economico rivela tensioni gravissime all'interno dei Partenariati Pubblico-Privati. Sinistra Progetto Comune, attraverso Dmitrij Palagi, ha sollevato il velo su transazioni milionarie approvate nel silenzio di Palazzo Vecchio. Il quadro tecnico-finanziario è allarmante:
- Transazioni segrete: A fine 2025, la Giunta ha approvato transazioni per oltre 30 milioni di euro con relazioni tecniche classificate come "riservate", sottraendo il dibattito al Consiglio Comunale.
- Richieste monstre: I documenti dell'ANAC riportano che, per il solo biennio 2022-2023, la concessionaria (Tram di Firenze S.p.A.) e il gestore (GEST S.p.A.) hanno avanzato richieste superiori ai 100 milioni di euro.
- Ombre legali: Esiste una "scomoda verità" che la politica fatica a gestire: i vertici di GEST sono attualmente a giudizio per falso in bilancio con l'accusa di aver alterato i conti della società.
La Procura ha persino richiesto il commissariamento dell'azienda, proprio mentre il Comune firmava accordi transattivi sui medesimi equilibri economici.
Mentre si stigmatizzano gli "spostamenti parassiti", le alternative diventano sempre più onerose. La recente bocciatura della mozione contro i rincari del trasporto pubblico ha confermato l'aumento del biglietto a 2 euro, un colpo durissimo per i pendolari delle aree periferiche e montane. Il servizio attuale soffre di un cortocircuito evidente:
- Costi in aumento: L'inflazione viene scaricata sull'utente finale senza un miglioramento proporzionale delle corse.
- Affollamento e ritardi: Gli autobus saltano le corse e la tramvia viaggia spesso oltre i limiti di comfort.
- Il confronto con Pistoia: In altre realtà toscane, come Pistoia, le forze politiche sono riuscite a superare le barriere ideologiche per proteggere i pendolari dai rincari. A Firenze, invece, prevale una logica di "filiera politica" che sembra considerare il cittadino come un bancomat per coprire inefficienze regionali.
L'analisi urbana di Firenze ci restituisce l'immagine di una città divisa. Da un lato una pianificazione che usa termini sprezzanti per le necessità dei suoi abitanti e incassa cifre record dalle multe; dall'altro una gestione opaca delle grandi opere e un servizio pubblico sempre più caro.
La mobilità non può essere un lusso né una colpa. Se vogliamo davvero una "Firenze green", dobbiamo smettere di pensare che la sostenibilità si ottenga per sottrazione — togliendo parcheggi e spazio — e iniziare a costruirla per addizione, offrendo servizi che rendano l'auto superflua non per divieto, ma per convenienza.