Disagio giovanile, l’emergenza invisibile

Redazione Nove da Firenze

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene nel dibattito pubblico sul crescente disagio giovanile, alla luce dell’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore il 19 aprile 2026, che mette in evidenza come l’assenza di ascolto e la difficoltà di esprimere le fragilità costituiscano oggi una delle principali radici del malessere delle nuove generazioni.

Il quadro delineato appare complesso e non riducibile a spiegazioni semplificate. I giovani crescono in un contesto segnato da incertezze diffuse, in cui la promessa di ascolto da parte degli adulti – genitori, docenti, istituzioni – è stata in larga parte disattesa. Ne deriva una difficoltà crescente a riconoscere, nominare e condividere le emozioni, che spesso si traduce in forme di disagio profondo, talvolta silenzioso, talvolta esplosivo.

La tendenza a individuare nei social network o nei videogiochi la causa principale di tali fenomeni rischia di rappresentare una scorciatoia interpretativa che non affronta le criticità strutturali: la crisi della relazione educativa, la rarefazione del dialogo intergenerazionale, la mancanza di spazi autentici di espressione.

In questo contesto, la scuola si conferma come uno dei pochi luoghi in grado di intercettare e accompagnare il disagio, a condizione che sappia ripensare profondamente la propria funzione. Le parole della dirigente scolastica Antonella Parisi, alla guida del Liceo scientifico “RaffaeleLombardi Satriani” di Petilia Policastro e Cotronei e del Liceo delle scienze umane e linguistico di Mesoraca (Crotone), richiamano con lucidità la necessità di orientare l’azione educativa verso l’ascolto attivo, la prevenzione e la costruzione di competenze relazionali ed emotive.

Il Coordinamento condivide e rilancia questa visione, ritenendo che la scuola debba diventare sempre più uno spazio di cura, oltre che di istruzione.

Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una proposta articolata e innovativa che intende trasformare l’attuale approccio al disagio giovanile in un modello sistemico di prevenzione e accompagnamento.

Si propone l’istituzione di un “Patto Nazionale per l’Ascolto e il Benessere Relazionale a Scuola”,un programma strutturale e permanente che superi la logica degli interventi emergenziali e introduca un nuovo paradigma educativo centrato sulla relazione. Questo modello si fonda sull’idea che il benessere emotivo non sia un ambito separato dall’apprendimento, ma una condizione essenziale per renderlo possibile.

Il cuore della proposta consiste nella creazione, all’interno di ogni istituzione scolastica, di veri e propri ecosistemi di ascolto integrato, in cui diverse figure – docenti appositamente formati, psicologi scolastici stabilmente presenti, mediatori culturali ed esperti delle dinamiche giovanili –operino in sinergia non come intervento straordinario, ma come componente ordinaria della vita scolastica. In tale prospettiva, lo sportello psicologico non deve essere percepito come luogo residuale o emergenziale, ma come spazio quotidiano di relazione, accessibile e non stigmatizzante.

Accanto a ciò, il CNDDU propone una ridefinizione del tempo scuola, attraverso l’introduzione di momenti strutturati dedicati all’educazione emotiva, al dialogo e alla riflessione condivisa. Non si tratta di aggiungere contenuti, ma di trasformare il modo in cui si apprende, integrando nei curricoli pratiche narrative, laboratoriali e partecipative che permettano agli studenti di sviluppare consapevolezza di sé e capacità relazionali. 

In questa direzione, l’educazione ai diritti umani può diventare il quadro di riferimento entro cui promuovere il rispetto, l’ascolto e la dignità della persona.Un ulteriore elemento innovativo riguarda la formazione dei docenti, che deve evolvere da aggiornamento tecnico a percorso continuo di crescita relazionale. Gli insegnanti devono essere messi nelle condizioni di riconoscere i segnali del disagio, di gestire le dinamiche emotive in classe e di costruire relazioni educative significative, senza essere lasciati soli ad affrontare situazioni sempre più complesse. Ciò implica un investimento strutturale e una valorizzazione del ruolo docente come figura chiave nella costruzione del benessere scolastico.

La proposta prevede inoltre il coinvolgimento attivo delle famiglie e del territorio, attraverso la costruzione di alleanze educative stabili, capaci di superare la frammentazione attuale.

La scuola non può essere l’unico presidio: è necessario creare una rete che includa servizi sociali,associazioni, enti locali, affinché il disagio venga intercettato e accompagnato in modo coordinato.

Infine, il CNDDU suggerisce di promuovere la creazione di spazi gratuiti e non giudicanti all’interno e all’esterno della scuola, in cui i giovani possano sperimentare forme di espressione, confronto e partecipazione. Tali spazi rappresentano un antidoto all’isolamento e un’opportunità per costruire senso di appartenenza e riconoscimento.

Questa proposta non intende limitarsi a rispondere al disagio, ma ambisce a trasformare il sistema educativo in un ambiente capace di prevenirlo, riconoscerlo e accompagnarlo. Significa passare da una scuola che interviene quando il problema esplode a una scuola che costruisce quotidianamente condizioni di benessere.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce che il futuro delle nuove generazioni dipende dalla capacità degli adulti di assumersi la responsabilità dell’ascolto e della relazione. Investire in questa direzione non è solo una scelta educativa, ma un atto politico e culturale che riguarda il destino dell’intera società.

prof. Romano Pesavento presidente CNDDU