Criminalità organizzata cinese nel triangolo Firenze–Prato–Osmannoro
di Salvatore Calleri
Presidente della Fondazione Antonino Caponnetto
Per anni si è ripetuto che la mafia cinese non esisteva. Eppure, nel triangolo Firenze–Prato–Osmannoro le organizzazioni criminali cinesi operano da decenni, controllano interi settori economici e sono state protagoniste di conflitti violenti che hanno prodotto morti e feriti. Negare o minimizzare la loro presenza non ha fatto scomparire il problema: al contrario, ne ha favorito il radicamento.
Questa area della Toscana rappresenta da tempo un territorio di grande interesse per queste organizzazioni. In alcuni casi si tratta di strutture con caratteristiche mafiose, in altri di gruppi criminali comunque altamente organizzati e pericolosi. La loro presenza è risalente e documentata almeno dagli anni Ottanta.
Nemmeno la nota sentenza della Corte di Cassazione sui cosiddetti “Gladioli Rossi”, all’inizio del Duemila, riuscì a scuotere davvero un territorio rimasto troppo a lungo sopito. A pesare sono stati diversi fattori: il timore di affrontare il problema, una certa forma di politicamente corretto, episodi di corruzione e - più in generale - una diffusa indifferenza alimentata da interessi economici che spesso hanno privilegiato il profitto rispetto alla legalità.
Per lungo tempo si è negato il fenomeno. Non poteva esistere, soprattutto secondo una parte della classe politico-sociale locale, convinta — forse anche in buona fede — che quest’area rappresentasse un’isola felice.
Si tratta di una sottovalutazione che ha avuto conseguenze evidenti.
Nel 2014 emergono le prime avvisaglie di quello che verrà poi definita la cd “guerra delle grucce”.
Il nome deriva dal controllo delle grucce utilizzate nei “pronto-moda”, un settore che da solo vale almeno cento milioni di euro. Ma il conflitto coinvolge, in realtà, un sistema molto più ampio che comprende logistica, gestione dei capannoni industriali e speculazioni immobiliari, per un valore complessivo stimato in miliardi di euro.
La “guerra delle grucce” ha provocato morti e feriti a Firenze, Prato e Roma, incendi dolosi in Italia, Spagna e Germania e ha visto gruppi di fuoco muoversi lungo l’asse Europa-Cina. Nonostante ciò, per lungo tempo si è continuato a parlare di criminalità organizzata cinese a bassa voce. Del resto, anche delle altre mafie — italiane e straniere — si discute spesso con difficoltà e timidezza, nonostante la loro presenza sia ormai riconosciuta e articolata in numerose organizzazioni.
Negli ultimi giorni due operazioni investigative hanno riportato l’attenzione sul fenomeno.
La prima, condotta dai ROS dei Carabinieri su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di una misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Firenze nei confronti di quattro cittadini cinesi accusati di incendio e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. I fatti contestati riguardano episodi verificatisi a partire dal luglio 2024 ai danni di un’imprenditrice cinese residente a Sesto Fiorentino.
La misura, eseguita nella serata del 3 marzo 2026 dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Firenze e del ROS Carabinieri, riguarda Y.T. (39 anni), ritenuto il mandante delle reiterate condotte estorsive, e Z.H. (30 anni), Y.X. (26 anni) e H.J. (40 anni), indicati come esecutori materiali delle azioni delittuose.
La seconda operazione è stata condotta dalla Polizia Locale di Prato. Cinque cittadini cinesi, arrivati da pochi giorni in Italia, sono stati fermati nel centro della città mentre viaggiavano a bordo di un’auto con una pistola clandestina, un ordigno artigianale e altre armi improprie. Secondo gli investigatori si tratterebbe di un commando con una missione precisa: un possibile agguato su commissione preparato con armi ed esplosivo. Tutti e cinque sono stati arrestati e condotti in carcere su disposizione della Procura.
I nove arresti avvenuti nel giro di pochi giorni dimostrano come la criminalità organizzata sia una presenza concreta e attiva nel triangolo Firenze–Prato–Osmannoro. Una realtà con cui il territorio deve fare i conti, anche in vista delle imminenti elezioni amministrative che interesseranno Sesto Fiorentino e Prato.
Come Fondazione Caponnetto riteniamo che questo tema debba entrare con chiarezza nel confronto politico locale. Ai candidati alle prossime elezioni amministrative chiediamo espressamente quale posizione intendano assumere e quali azioni concrete intendano mettere in campo.
In un territorio attraversato da conflitti tra clan criminali non è più tempo di minimizzare.