Diego Ceretta e Dego aprono la 46ª stagione ORT
Due capolavori che appartengono al cuore del repertorio e, in mezzo, cinque minuti di musica scritta appena un anno fa. La 46ª Stagione Concertistica dell’Orchestra della Toscana si apre giovedì 22 ottobre alle ore 21 al Teatro Verdi di Firenze mettendo insieme memoria e presente: sul podio Diego Ceretta, direttore principale dell’ORT dal 2023, al violino Francesca Dego. È la quarta stagione di Ceretta alla guida dell’Orchestra e la prima del suo secondo mandato; per Dego è invece un ritorno in una collaborazione ormai consolidata.
Il programma accosta il Concerto per violino op.77 di Johannes Brahms e la Sesta Sinfonia “Patetica” di Pëtr Il’ič Čajkovskij, due opere che segnano punti estremi del grande Ottocento sinfonico, a Io cammino muovendo le dita di Nicola Campogrande, presentato per la prima volta in Italia. Una pagina breve che porta nel concerto una storia molto più vicina a noi e, per Francesca Dego, anche profondamente personale.
Con Brahms la violinista affronta uno dei concerti che più hanno accompagnato il suo percorso. Dego lo ha anche inciso con la BBC Symphony Orchestra diretta da Dalia Stasevska, in un disco dedicato ai Concerti di Brahms e Busoni che nel 2024 ha ricevuto il Premio Abbiati. Ed è un’opera che chiede al solista qualcosa di diverso dalla semplice esibizione virtuosistica. Brahms la scrisse nel 1878 pensando all’amico Joseph Joachim, violinista e fidato consigliere, che collaborò alla revisione della parte solistica e ne fu il primo interprete. Ai contemporanei colpì proprio il modo in cui il violino veniva assorbito nel discorso orchestrale: non antagonista dell’orchestra, ma parte di un continuo scambio di ruoli. Dietro una scrittura tecnicamente fra le più impegnative del repertorio, il centro del Concerto resta così il rapporto fra solista e insieme.
Fra Brahms e Čajkovskij, Dego resta sola sul palcoscenico. Io cammino muovendo le dita, composto da Nicola Campogrande nel 2025, nasce dall’incontro con una poesia di Giuliano Dego, scrittore, poeta e critico letterario, padre di Francesca. È stata lei a far conoscere quei versi al compositore e a commissionargli il lavoro, eseguito per la prima volta a Sapporo lo scorso gennaio. Il titolo riprende le parole della poesia Il Poeta, dove il gesto apparentemente semplice di muovere le dita diventa il modo di contare le sillabe e costruire un verso. Per Campogrande è stato il punto di partenza per una partitura in cui il lavoro della composizione nasce dall’incontro fra costruzione ed emozione. A Firenze il brano avrà la sua prima esecuzione italiana.
Il rapporto con la musica del presente è del resto una parte importante del percorso di Francesca Dego. Artista in residence alla Wigmore Hall di Londra e ospite abituale di orchestre come London Symphony, NHK Symphony, Oslo Philharmonic e Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, nel 2025 ha ideato Piume nel tempo, coinvolgendo dieci compositori nella creazione di nuove pagine per violino solo ispirate alle poesie del padre.
A tenere insieme il programma è Diego Ceretta, che inaugura così la sua quarta stagione con l’ORT. Formatosi a Milano come violinista, compositore e direttore, negli ultimi anni ha affiancato al lavoro con l’Orchestra della Toscana una presenza crescente sul circuito internazionale, dalla Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin all’Orchestre National de Montpellier, dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai al Maggio Musicale Fiorentino, fino ai prossimi debutti con la Sächsische Staatskapelle Dresden e l’Orquesta Sinfónica de Galicia. Con l’ORT entra ora nel secondo mandato da direttore principale.
Dopo l’intervallo Ceretta e l’Orchestra affrontano la Sinfonia n.6 “Patetica” di Čajkovskij, l’ultima delle sue sei sinfonie e una delle pagine in cui il genere sinfonico ottocentesco viene portato più lontano dalle proprie consuetudini. Čajkovskij la diresse per la prima volta a San Pietroburgo nell’ottobre del 1893 e morì pochi giorni dopo. Ma a renderla ancora oggi così perturbante non è soltanto quella vicinanza biografica. È soprattutto il percorso stesso della Sinfonia: dall’apertura scura del fagotto alle accensioni drammatiche del primo movimento, dal valzer irregolare del secondo alla corsa quasi trionfale del terzo, fino a un finale che rovescia ogni attesa. Nessuna conclusione luminosa: l’Adagio lamentoso si consuma lentamente fino al silenzio.
È un punto d’arrivo radicalmente diverso dalla serenità luminosa con cui si era aperto il Concerto di Brahms. Fra i due, i pochi minuti di Campogrande riportano invece l’ascolto al presente e a un gesto elementare: le dita che contano, scrivono, suonano. Tre modi molto diversi di affidare qualcosa alla musica.
Dopo Firenze, il programma sarà portato dall’ORT in due importanti sedi italiane: venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Comunale di Ferrara, per Ferrara Musica, e sabato 24 ottobre alle ore 17 al Teatro Dal Verme di Milano, ospite de I Pomeriggi Musicali.