Caccia sui terreni privati: la battaglia legale del No etico

Redazione Nove da Firenze

Per molti proprietari e conduttori di fondi rurali in Toscana, svegliarsi al mattino e incrociare cacciatori armati all'interno dei propri confini rappresenta un paradosso giuridico ed emotivo inaccettabile. Trovarsi l'attività venatoria "in casa" senza aver mai espresso alcun consenso costituisce una lesione profonda della sfera di autonomia privata, della tranquillità familiare e dei progetti di tutela ambientale che molti cittadini cercano faticosamente di portare avanti sul proprio suolo.

La pubblicazione del nuovo Piano Faunistico-Venatorio Regionale sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana, avvenuta il 30 settembre 2026, ha riaperto con forza il dibattito sui confini tra diritti di proprietà, tutela della biodiversità ed etica. Attorno a questa scadenza si è consolidata un'importante mobilitazione politica e civica guidata dal M5S Toscana — attraverso l'iniziativa dei consiglieri regionali Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli — affiancata da una vasta rete di associazioni ambientaliste e animaliste: ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF.

L'obiettivo dell'iniziativa è garantire a tutti i cittadini la possibilità di escludere l'attività venatoria dai propri terreni per motivi etici tramite una semplice tabellazione perimetrale, evitando il ricorso al "fondo chiuso" — un'opzione caratterizzata da recinzioni onerose e complessi vincoli strutturali. La strategia adottata, tuttavia, si fonda su un passaggio tattico: sollecitare l'invio di domande formali pur sapendo che verranno inizialmente respinte dagli uffici regionali.

L'iniziativa promossa dal Movimento 5 Stelle e dalle organizzazioni ambientaliste non mira ad alimentare false speranze negli amministrati, bensì ad attivare una leva di natura contenzioso-amministrativa. L'operazione si sviluppa su un doppio binario istituzionale: da un lato l'appello rivolto ai sindaci toscani affinché richiedano l'esclusione della caccia dai terreni comunali per ragioni etiche; dall'altro la mobilitazione capillare dei privati cittadini.

Chiedere ai proprietari di piccoli terreni di inoltrare un'istanza destinata al rigetto risponde a una precisa necessità processuale. Nel diritto amministrativo italiano, per poter impugnare una norma o un regolamento davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, occorre dimostrare un interesse concreto e attuale, che sorge proprio in presenza di un provvedimento lesivo diretto: il diniego formale dell'amministrazione. È questo diniego il presupposto indispensabile per contestare la legittimità delle limitazioni regionali davanti al giudice amministrativo.

I consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti hanno sintetizzato chiaramente la finalità dell'operazione: «Affianchiamo questa iniziativa a quella già attivata la scorsa settimana, quando abbiamo fatto appello ai sindaci di presentare istanza di esclusione della caccia sui propri terreni per motivi etici. Vogliamo che la contrarietà alla caccia per motivi etici trovi una forma concreta di espressione anche da parte di tutti i cittadini proprietari di terreni, indipendentemente dalla loro estensione, come prescrive la normativa nazionale.

Questa iniziativa ha una finalità meramente politica: non intendiamo alimentare aspettative infondate. Le istanze presentate da proprietari di piccoli fondi sono infatti destinate a incontrare un diniego da parte degli uffici regionali. Proprio tale provvedimento potrà tuttavia costituire il presupposto per valutare un'impugnazione davanti al Tribunale amministrativo regionale, attraverso la quale sottoporre al giudice la disciplina applicata e le ragioni di chi ne contesta i limiti».

Alla radice della controversia vi è una marcata distonia tra il quadro regolare della Regione Toscana e i principi dell'ordinamento giuridico statale.

Questa asimmetria genera un'iniquità sistemica: la normativa regionale riserva di fatto la facoltà di vietare la caccia senza barriere fisiche solo ai grandi latifondi o alle strutture di ricerca statali, privando i piccoli e medi proprietari della possibilità di far valere i propri convincimenti etici e ambientali.

L'azione civica è soggetta a un rigido vincolo temporale che richiede una risposta immediata da parte dei proprietari terrieri:

Il portale informatico predisposto dalla Regione Toscana blocca automaticamente le domande presentate da soggetti con superfici inferiori ai 200 ettari. Per superare questo blocco procedurale e formare il titolo necessario al ricorso, è indispensabile utilizzare i canali amministrativi ordinari.

Tutte le sette organizzazioni alleate (ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF) invitano formalmente la cittadinanza a presentare la richiesta. In particolare, il M5S Toscana ha sviluppato in stretta collaborazione con i team legali di WWF, LAV e LAC un modulo specifico, comprensivo di delega legale, pensato per facilitare l'iter ai proprietari sotto soglia.

Canali ufficiali di trasmissione

Le richieste vanno inoltrate direttamente al Presidente della Regione Toscana tramite:

Per chi non dispone di una PEC o necessita di supporto operativo, è possibile scaricare la modulistica preimpostata e la delega legale e inviarle alla mail info@m5stoscana.it o tramite il form di contatto dedicato messo a disposizione dai promotori.

Elenco degli allegati obbligatori

Per garantire la validità formale della domanda è necessario allegare:

  1. Copia del documento di identità in corso di validità.
  2. Mappa catastale dei terreni oggetto dell'istanza (in formato PDF o cartaceo).
  3. Screenshot del portale regionale attestante il blocco della procedura con data e ora visibili (nota operativa: qualora il cittadino riscontri difficoltà tecniche nel catturare la schermata, la generazione dello screenshot potrà essere effettuata direttamente dal team di supporto legale/M5S).
  4. Ricevuta del pagamento dell'imposta di bollo da € 16 (qualora non si effettui il versamento tramite la piattaforma regionale IRIS).
  5. Eventuale documentazione tecnica a supporto (relazioni sulle colture, documentazione di attività di interesse economico, sociale o ambientale).

L'invio dell'istanza burocratica da parte del singolo cittadino travalica la sola dimensione individuale. Trasformare il dissenso etico in un atto amministrativo formale rappresenta un test fondamentale di equità pubblica, volto a sollecitare l'armonizzazione tra il potere regolamentare della Regione e i principi costituzionali e nazionali stabiliti dallo Stato.

Ogni singola domanda inviata contribuisce a creare la massa critica necessaria per investire il TAR della questione e ristabilire la piena tutela della proprietà privata e dei valori ambientalisti.