​Caccia e siccità sulla fauna in Toscana

Redazione Nove da Firenze

L'estate che non accenna a finire ha lasciato segni profondi sul territorio. Temperature eccezionali e una siccità prolungata hanno messo a dura prova gli ecosistemi, portando molte specie selvatiche in uno stato di forte stress biologico. In questo scenario di fragilità ambientale, emerge un contrasto stridente: la decisione della Regione Toscana di confermare la "preapertura" della stagione venatoria. Mentre i fiumi sono in secca e la vegetazione scarseggia, i primi colpi di fucile hanno già iniziato a risuonare nelle campagne. È opportuno autorizzare il prelievo venatorio proprio quando la fauna è già stremata da condizioni climatiche così critiche?

Nonostante le richieste accorate delle principali associazioni ambientaliste e animaliste (ENPA, LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF) di posticipare l'apertura generale al 1° ottobre per ragioni precauzionali, la Regione ha dato il via libera alle doppiette nelle giornate del 2 e del 6 settembre. I dati ufficiali resi noti dalla Regione Toscana relativi alla prima giornata di preapertura, mercoledì 2 settembre, delineano un bilancio d'impatto brutale per un solo giorno di attività condotto da circa 3.000 cacciatori:

Il totale sfiora i 15.000 animali uccisi in sole 24 ore. Questo prelievo massiccio avviene in un momento di estrema vulnerabilità per la biodiversità, ignorando quello che le associazioni definiscono un principio fondamentale di gestione. La questione più scottante riguarda la tortora dal collare orientale. Le associazioni hanno impugnato la delibera regionale davanti al TAR Toscana, sollevando un problema non solo numerico ma anche morfologico. Esiste infatti un rischio concreto di confusione tra la tortora dal collare e la tortora selvatica (Streptopelia turtur), una specie che versa in uno stato di conservazione sfavorevole a livello europeo.

Sebbene il TAR non abbia concesso la sospensione cautelare immediata, il problema resta l'efficacia del ricorso nel tempo. Il contingente massimo fissato dalla Regione per la tortora dal collare è di 10.000 individui: con oltre 6.000 esemplari già abbattuti nel primo giorno, è matematicamente certo che il limite verrà esaurito prima ancora che la giustizia possa esprimersi nel merito. Questa "corsa contro il tempo" rende l'impatto del provvedimento praticamente irreversibile, svuotando di significato la tutela legale.

Mentre si discute di calendari venatori, la cronaca riporta episodi di aperta illegalità che gettano un'ombra sul rapporto tra caccia e conservazione. Il 2 settembre 2026, a Piombino, in località Campo all'Olmo, i Carabinieri Forestali del Nucleo di Venturina Terme hanno sorpreso due uomini intenti a catturare cardellini — specie protetta — utilizzando reti di sei metri e richiami acustici vietati. L'operazione ha portato al sequestro degli strumenti e alla liberazione di cinque cardellini, con denunce che spaziano dall'uccellagione al maltrattamento.

Tuttavia, secondo Piera Rosati, Presidente di LNDC Animal Protection, si sta profilando un paradosso legislativo legato al nuovo "DDL Caccia" attualmente all'esame del Parlamento. Il rischio denunciato è che la riforma possa portare a una "normalizzazione" di pratiche oggi considerate bracconaggio. Nello specifico, la proposta di legge mira ad allentare le restrizioni sull'uso dei richiami vivi, proprio quegli strumenti che oggi le forze dell'ordine combattono con sequestri e denunce. Se approvato, ciò che oggi è un reato potrebbe diventare una pratica tollerata, segnando un pericoloso passo indietro nella protezione della fauna selvatica.

All'indomani delle prime giornate di sangue, la politica regionale prova a tracciare una rotta di lungo periodo. Lunedì 7 settembre, presso la Fornace Pasquinucci, il Partito Democratico di Limite e Capraia organizza un incontro di approfondimento sul nuovo Piano faunistico venatorio regionale. Al tavolo dei relatori siederanno la consigliera regionale Brenda Barnini, il sindaco di Limite e Capraia Alessandro Giunti e il dirigente dell’Ufficio Caccia della Regione Toscana, Marco FerrettiBarnini presenterà il Piano come un "punto di svolta" capace di integrare le conoscenze scientifiche con le esigenze del territorio, auspicando un equilibrio sostenibile tra la tutela della biodiversità e le attività umane.