Brunello di Montalcino: Poggio Severo DOCG 2021

Redazione Nove da Firenze

Firenze- E’ un’azienda agricola a gestione familiare da secoli, che si contraddistingue per il rispetto della tradizione e la coerenza al disciplinare. Eppure Lisini lancia sul mercato un nuovo Brunello di Montalcino Poggio Severo DOCG, nell’annata 2021. L’ultimo nato nella cantina Lisini, presentato ieri a Firenze, valorizza il Sangiovese, mettendo a frutto l’esperienza di oltre cento anni di storia enologica.

Alla produzione centrata sul vitigno principe della zona, Brunello di Montalcino DOCG, sia Annata che Riserva, Brunello di Montalcino Ugolaia DOCG, Rosso di Montalcino DOC, San Biagio Toscana IGT, Grappa di Brunello di Montalcino, Vin Santo, si aggiunge adesso il Poggio Severo.

Questo nuovo vino è stato pensato molti anni fa. Dopo che tre decenni fa era stato presentato il Brunello di Montalcino Ugolaia DOCG e nel 2003 il San Biagio Toscana IGT intorno al 2010 i Lisini cominciarono a lavorare al progetto di una vigna a 500 metri sul livello del mare, due ettari e mezzo (ex seminativo) circondata dal bosco. La sommità di una collina che offriva ventilazione, escursione termica e un terreno arenario-argilloso in pendenza. Eccellente l’esposizione sud-sud ovest, non solo per la vista sull’arcipelago toscano.

Il lavoro di impianto e sviluppo della nuova vigna, portato avanti della famiglia Lisini con l’enologo dell’Azienda, Alessandro Margioni, e con Paolo Salvi, enologo e supervisore esterno, ha superato molte avversità, in particolare i danni prodotti dagli ungulati, assai presenti nell’area.

Il risultato della selezione 2021, la prima proposta al mercato, è di saporita intensità con una profondità piacevole. Al naso è profumato di sentori del legno, fruttati come quelli del cedro e dell’arancia sanguinella, che in bocca aiutano la freschezza, e una certa mineralità.

Poggio Severo segue la strada tracciata fin dagli anni ’30 del secolo scorso quando il nonno Lodovicoproduceva il vino secondo il metodo chiantigiano, e rafforzata poi dalla presenza in Azienda, dal 2006 al 2009, dell’enologo Giulio Gambelli. Lo stesso Paolo Salvi, che ha lavorato con Gambelli, ha consentito di proseguire il percorso enologico nel rispetto della tradizione Lisini.

“I nostri vini nascono in vigna, dove viene fatto il lavoro più importante – spiega Carlo Lisini Baldi, che gestisce oggi l’azienda insieme al fratello Lorenzo, e ai cugini Ludovica, Alessandro e Caterina Lisini– e in cantina li seguiamo in tutte le fase produttive, dalla fermentazione alla bottiglia”.

Poggio Severo nasce con un’impronta di terroir caratteristica, ma con lo stesso metodo del Brunello di Montalcino Ugolaia, che però è prodotto da vigne situate su un pianoro a 350 metri di altezza, che guardano a sud verso il Monte Amiata e la Val d’Orcia. Questo nuovo Brunello è corposo e i tannini sono ben presenti ma anche bilanciati dalla sua spiccata acidità. L’altra differenza fra i due vini è che Ugolaia, sebbene non sia una riserva, ha un anno di maturazione in più.

L’annata 2021 del Poggio Severo viene proposta in 2.666 bottiglie in quantità limitata e con etichette numerate. L’affinamento è quello dei Brunello Lisini: quattro anni in cantina, di cui 36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia e poi altri 6 mesi in cemento prima di essere imbottigliato. “Il disciplinare prevede quattro mesi di bottiglia, noi lo lasciamo per circa sei” spiegano Margioni e Salvi.

La storia della famiglia Lisini, e quindi della loro azienda, inizia verso il 1846 quando i Lisini, famiglia di avvocati senesi, si unirono ai Clementi, imprenditori agricoli a Montalcino e in Maremma su concessione del Granduca di Toscana. In quell’anno, infatti, si celebrò il matrimonio tra Francesca Clementi e Lodovico Lisini e la sposa portò in dote le proprietà agricole a Montalcino. Fu però il nipote Lodovico, agli inizi del 1900, ad occuparsi della tenuta.

“Negli anni ’20 del Novecento mio nonno era un dirigente del Comune di Firenze – racconta Carlo Lisini Baldi – venne licenziato perché antifascista e si trasferì a Sant’Angelo in Colle, dove iniziò a piantare le vigne, gettando le basi della moderna azienda”.

Dopo la scomparsa di Lodovico, nel 1950, la gestione passò alla figlia Elina (rimasta al vertice fino alla sua morte nel 2009). “Alla fine della mezzadria c’erano due strade da percorrere – continua Carlo Lisini Baldi – una era vendere, l’altra diventare imprenditore investendo nell’azienda. Mia zia Elina prese la seconda strada. A quei tempi era una scommessa, la campagna veniva abbandonata a favore del più redditizio lavoro nelle città durante il boom del miracolo industriale”.

Elina Lisini impiantò 7 ettari di vigneto grazie a fondi europei e nel 1967 fu tra i fondatori del Consorzio del Brunello, all’epoca una delle cinque DOC toscane. Grazie alle sue intuizioni e alla sua intraprendenza trasforla proprietà in un un’azienda vitivinicola, passata poi, alla sua morte, ai nipoti Lorenzo, che cura la parte amministrativa, Ludovica, responsabile commerciale, e Carlo, attuale amministratore. Nel 2022 entrano in azienda gli altri cugini Alessandro, Caterina e Benedetta Lisini, eredi di Giovan Gualberto Lisini.

I terreni dell’azienda si estendono su una superficie di 154 ettari dei quali 27 di vigneti di Sangiovese (12 a Brunello, 4 a Rosso di Montalcino e il resto a Igt Toscana). Oltre all’area boschiva ci sono 6 ettari di oliveto per una produzione di 20-30 quintali d’olio annui. Prima del boom del Brunello, Montalcino era nota per la produzione olearia, e l’azienda Lisini era già conosciuta per la qualità del suo olio extravergine.

L’attuale produzione comprende quattro tipologie di Brunello: 40.000 bottiglie del base, 3.500 di Riserva, 8.000 di Brunello Ugolaia, ottenuta con uve provenienti dalla vigna omonima e infine 2.000 di Poggio Severo. Si aggiungono 16.000 bottiglie di Rosso di Montalcino e 10.000 bottiglie di San Biagio, un Igt affinato in acciaio anziché in legno.