Amministrative: inopportunità politiche da Firenze a Prato
FIRENZE- Un anno fa si consumava a Firenze la polemica sui finanziamenti privati alle campagne elettorali. I gruppi consiliari del centrodestra convocavano una conferenza stampa per annunciare che avrebbero inviato un esposto alla Procura della repubblica per segnalare incongruenze nella raccolta fondi dei comitati che avevano sostenuto nel 2024 la propaganda elettorale di Sara Funaro sindaca e di Dario Nardella candidato al Parlamento europeo.
Si rivelò un errore, di cui recentemente qualcuno ha chiesto anche scusa a mezzo stampa. Un errore perché il Tribunale di Firenze non ha bisogno di essere imbeccato. E’ in grado di operare autonomamente, anche sulla base semplici di notizie di stampa, come ha dimostrato di saper fare nel recente caso del “cubo nero”.
Un errore perché la questione dei finanziamenti elettorali avrebbe dovuto restare nell’alveo del dibattito politico. Perché in questo ambito gli argomenti da dibattere erano e sono importanti e rilevanti.
Il nostro giornale un anno fa si limitò a recuperare e ripubblicare informazioni dalle fonti aperte. Dai siti internet dei comitati elettorali di Dario Nardella traemmo l’elenco dei finanziatori e lo mettemmo a disposizione del pubblico in ordine alfabetico e con una visibilità più accessibile, rispetto a dove quelle pagine erano state relegate nel web, al fine di adempiere solo formalmente all’obbligo di legge.
Migliaia di fiorentini scorsero quell’elenco in ordine alfabetico, spesso composto dai nomi di imprenditori che negli anni precedenti avevano interagito per esigenze d’azienda con la giunta comunale uscente. Ai lettori la libertà di formarsi un opinione. La nostra è che ci trovassimo di fronte a un enorme caso di inopportunità politica. E’ giusto che la campagna elettorale del candidato sindaco e dei candidati assessori sia finanziata principalmente per iniziativa e capacità personali del sindaco uscente? Ci sentiremo rispondere che con i tempi che corrono è una fortuna che ci sia qualcuno in grado di trovare i soldi che servono per vincere le elezioni.
Ma se quel qualcuno è reduce dall’aver ricoperto una carica istituzionale rilevante il suo ruolo di promotore finanziario della campagna elettorale lo pone in una posizione estremamente forte, anche per decidere le liste e i futuri equilibri istituzionali. Con buona pace dei principi di alternanza e di ricambio democratico.
E’ sorprendente rilevare come le vicende dello scorso anno non abbiano innescato alcun dibattito interno al Partito democratico, la maggiore forza della sinistra italiana. La segreteria guidata da Elly Schlein, che si raffigura con un netto connotato di discontinuità con i passati leader del partito non pare aver sfiorato la questione.
Prova ne sia che in questi giorni a Prato si sta ripetendo la medesima deriva. Il candidato sindaco del PD sarà Matteo Biffoni, due volte sindaco della città e campione di preferenze nelle elezioni regionali del 2025. Ancora una volta le forze del centro-destra agitano lo spettro della ineleggibilità (a causa dei due mandati già svolti). Per noi la questione rimane essenzialmente politica: è opportuno che venga ricandidato chi ha in mano le relazioni più rilevanti della comunità pratese? Si garantisce così il ricambio generazionale e l’alternanza al potere? Non c’è timore di finire per consolidare la logica elettorale del più forte (finanziariamente) che per decenni la sinistra aveva rinfacciato alla destra berlusconiana?
Elly Schlein si prepara alle elezioni politiche del 2027 proiettando un’immagine di discontinuità politica con il passato del Pd. Eppure nella pratica elettorale sembra tollerare le ambiguità più inconfessabili dell’epoca di Massimo D’Alema, come se quest’ultimo fosse ancora attivo politicamente.