“Transizione energetica + grandi opere? Un ossimoro, prof. Conte!”. Commento amaro alla conferenza stampa del premier al termine degli Stati generali

Pellizza da Vopedo, Quarto Stato, 1901

Il Quarto Stato (la cittadinanza…) bussa alla porta degli Stati generali, ma nessuno apre: Idra trasmette per Pec al premier 11 cartelle di proposte


Nella conferenza stampa conclusiva degli Stati generali dell’economia, Conte ieri scandiva: “Non è affatto sufficiente riformare il Paese: noi dobbiamo reinventare il Paese che vogliamo”. E aggiungeva: “Sono stati ampiamente condivisi tre grandi obiettivi: dobbiamo modernizzare il Paese, dobbiamo lavorare per una robusta vigorosa transizione energetica, dobbiamo lavorare per rendere l’Italia più inclusiva”. Solo che, per fare un esempio dei progetti “che hanno raccolto il maggiore sostegno per quanto riguarda la modernizzazione del Paese”, Conte affermava: “Beh, chiaramente tutti condividono l’Alta Velocità, quindi le infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie e non solo”. E citava, come ritardo da colmare, il treno che ci mette quattro ore da Roma a Pescara, o tre ore da Palermo a Catania.

Così facendo, commenta l’associazione che contrasta da un quarto di secolo la TAV in Toscana e in Italia, Conte sfonda una porta aperta: “Da decenni l’Italia attende che venga velocizzata la rete ferroviaria esistente, e magari elettrificata quella ancora diesel, e raddoppiati i binari sulle linee a binario unico! Ma l’espressione “Alta Velocità” evoca ben altro nell’immaginario collettivo, e nelle casse dissanguate dello Stato: spreco di denaro pubblico, gravi danni ambientali, lavori infiniti, opposizione delle popolazioni attraversate, utilità sociale negativa, perché sottrae risorse agli investimenti necessari alla maggioranza della popolazione”.

E rileva una contraddizione di fondo nel piano di rilancio per l’Italia: “Sarebbero forse coerenti col secondo e il terzo grande obiettivo del piano di rilancio, “la transizione energetica e l’inclusione sociale”, dei cantieri pesanti capital intensive e labour saving? Riproporre il modello TAV e ‘grandi opere’ per la modernizzazione del Paese mentre la casa è in fiamme per l’emergenza climatica, mentre i borghi e le città distrutte dai terremoti attendono ancora la ricostruzione, mentre tante scuole e tanto patrimonio storico versano in condizioni fatiscenti, non somiglia certo a una strategia razionale sul piano economico! Meno che mai la ricetta TAV risponde all’esigenza di “reinventare il paese che vogliamo”: equivarrebbe a inseguire chimere ormai consunte, come ha dimostrato – dati alla mano - la stessa Corte dei Conti europea”.

Idra mette inoltre a disposizione del lettore lo sforzo di elaborazione prodotto in questi giorni per gli Stati generali: una memoria in 11 cartelle trasmessa per via elettronica al premier non essendo l’associazione rientrata nel novero di chi è stato ascoltato a Villa Pamphili: vi compaiono, scrive, molte altre considerazioni sul cambio di paradigma, sulla riconversione ecologica e sociale della mobilità e delle attività produttive che si impone in questa fase. E cita Roberto Perotti e Tito Boeri, Gabriele Buia e Francesco Merloni, la Fillea Cgil, “a documentare l’urgenza di ‘pensare in piccolo’, di dedicare gli investimenti pubblici alle migliaia di opere buone – e di occupazione diffusa e stabile – di cui ha effettivamente bisogno il Paese: dalla messa in sicurezza, ricostruzione e manutenzione delle infrastrutture esistenti agli interventi a favore della mobilità sostenibile e di breve percorrenza, cittadina e metropolitana; dal potenziamento delle tratte ferroviarie merci a servizio dei porti, come la Tirrenica Pontremolese, al ripristino delle linee dismesse, a beneficio delle popolazioni che abitano o torneranno ad abitare – incoraggiate da sane politiche premiali - le delicate aree interne e ‘marginali’ del Paese, e delle economie legate a una fruizione distribuita e leggera dei siti di importanza ambientale, storica e culturale disseminati sul territorio nazionale”.

Non mancano riferimenti al sistema delle regole che, secondo l’associazione, dovrebbe disegnare un rinnovato quadro normativo, all’insegna della promozione della della partecipazione civica e della condivisione delle comunità nell’adozione delle scelte ambientali e infrastrutturali che le riguardano: “Non mancano – si evidenzia - buoni esempi anche internazionali da imitare (a partire dalla metodica del débat public mutuato da oltr’Alpe): si tratta tuttavia di metterli efficacemente in pratica, e di ampliare le possibilità di dibattito pubblico”.

Quanto al tema della necessaria riforma della macchina amministrativa e della giustizia, e al così spesso evocato “modello Genova”, Idra sottolinea – dicendosi in buona compagnia - come sia indispensabile e urgente sgombrare il campo del dibattito sul tema delle ‘semplificazioni’ da un riferimento così errato e fuorviante.

E così conclude: Ben oltre i confini di questi Stati Generali, potrebbe utilmente svilupparsi, se promosso e sostenuto dal Governo e dalle istituzioni locali, un grande laboratorio diffuso di idee e di proposte, un grande cantiere partecipato di interventi: costituenti civiche che restituiscano alla collettività la prerogativa e la titolarità delle scelte”.

Redazione Nove da Firenze