Tramvia, Galleria Mazzoni: l'architetto delle Stazioni avrebbe gradito

Si tratta di uno degli snodi più suggestivi delle linee tramviarie in costruzione a Firenze


Una struttura predestinata. Sarà il primo Palazzo - Galleria di Firenze, opera dell'architetto che in Italia ha costruito la maggior parte delle Stazioni ferroviarie degli anni '30 mancando per poco di mettere la firma anche su Roma Termini.

Angiolo Mazzoni, bolognese classe 1894 morirà a Roma nel '79, e sarà definito dalla storia come un progettista "estremamente eclettico" nelle sue vesti di ingegnere capo per le Ferrovie dello Stato. Tommaso Marinetti canterà le lodi dell'architettura mazzoniana.
 Dichiaratamente fascista non troverà grande apprezzamento da parte della critica e nel secondo dopoguerra il suo lavoro subirà forti alterazioni strutturali.

Oggi il cantiere di Palazzo Mazzoni a Firenze rappresenta un'opera strategica nel circuito della Tramvia, la facciata dell'edificio ospiterà infatti il collegamento tra Novoli e Santa Maria Novella, tra l'Alta Velocità della Stazione Foster ed il traffico regionale della Stazione centrale.
Mazzoni diventa indispensabile oggi tra l'innovazione di Norman Foster e la professionalità di Giovanni Michelucci, e finisce per ospitare al suo interno quei binari che hanno segnato la vita dell'architetto futurista, che avrebbe vissuto un lungo esilio colombiano.

 Nessun problema per la Soprintendenza nel concedere la variazione della facciata, Firenze ricorda più volentieri l'architetto per la Centrale Termica di SMN con una cabina elettrica composta da 280 leve per il comando degli scambi e dei segnali definita "la più perfetta, più complessa e completa, la più bella che esista in Italia e forse in Europa".
Tra le opere di Mazzoni anche molti uffici postali, uno in particolare, quello di Ferrara, ricorda la geometria del palazzo fiorentino, se solo fosse stato inserito in un diverso contesto urbano.

 I fiorentini oggi osservano distrattamente l'avanzamento dei lavori sulla facciata dell'edificio caduto per anni nell'oblio, crocevia buio, sporco e ben poco frequentato se non addirittura evitato spesso anche dai ciclisti, nonostante una pista ciclabile passasse accanto all'edificio. 
Oggi preoccupano l'intersezione a raso dei mezzi sui binari con il traffico veicolare proveniente dai viali Milton - Strozzi ed i tempi semaforici per il flusso dei veicoli in arrivo dal viale Redi. 

Antonio Lenoci