​Tramvia, Firenze cambia abitudini: abbiamo capito a cosa servirà?

Cambierà la vivibilità di Firenze a patto che i fiorentini abbiano capito a cosa serve


A cosa serve la Tramvia? Prendiamoci qualche istante per rispondere, poi proseguiamo nella riflessione.

A settembre Palazzo Vecchio farà il progetto, ad ottobre lo condividerà ed entro dicembre ci sarà una soluzione definitiva per la riorganizzazione del trasporto pubblico che scatterà quando entreranno in funzione le linee 2 e 3 della Tramvia.
Nel corso di una riunione tenutasi in Città Metropolitana l’assessore alla mobilità Stefano Giorgetti e il consigliere delegato per la Pianificazione territoriale di coordinamento e Infrastrutture Andrea Ceccarelli hanno stabilito di approfondire e sviluppare il progetto approvato a suo tempo dalla conferenza dei servizi promossa dalla Regione Toscana in vista della gara per il trasporto pubblico regionale

Il passo successivo, ovvero il progetto, sarà rivisto e verificato con i comuni, la Città Metropolitana e la Regione in modo da arrivare alla soluzione definitiva e condivisa entro dicembre.

Ma cambierà anche il trasporto privato così come cambieranno le abitudini ed i mezzi di trasporto della mobilità elementare.
Ci sarà chi adotterà il parcheggio scambiatore, chi usufruirà del car sharing e chi dei piccoli mezzi elettrici di Ataf come collegamento con le nuove fermate e chi si muoverà in bicicletta, non solo bike sharing, per poi montare in Tramvia e proseguire il viaggio sempre in bicicletta, o a piedi.
Le opportunità ci sono, sono pronte, già tutte operative. Firenze sarà una Smart City, dove il problema non saranno più i flussi dei veicoli ma il flusso dei visitatori, anche questo oggetto di riorganizzazione sull'esempio della destagionalizzazione avviata dalle gallerie degli uffizi con la nuova bigliettazione.

Molti residenti e commercianti delle zone interessate dai cantieri attendono ansiosi il 14 Febbraio 2018 per vedere la Tramvia in funzione su tre Linee, valutarne i potenziali benefici ed attivarsi di conseguenza per mantenere in vita le attività ed in equilibrio le proprie abitudini.
 Molti altri fiorentini si domandano quando potranno avere a disposizione una ramificazione degna di una Città Metropolitana con collegamenti anche verso Sud per intendersi o verso Prato. 
L'assessorato alla Mobilità del capoluogo si è ritrovato a dover colmare anni di immobilismo portando avanti due Linee nel medesimo periodo, ma questo ha permesso di osservare i lavori con la consapevolezza di una Linea 1 sempre più frequentata e con problematiche insorte in corso d'opera che hanno fatto drizzare i capelli, basti pensare al sottopasso Foggini-Talenti, ma anche con la possibilità di anticipare gli errori. Per questo motivo si auspica una serenità d'uso dei nuovi sottopassi alla Fortezza da Basso, e non solo.

Ma chi salirà in Tramvia? Facile ipotizzare che il bacino d'utenza sia quello ipotizzato in fase di progettazione, ovvero lo stesso che ha portato a decidere di stendere i binari su via di Novoli anziché via Baracca con la giustificazione di poter "raccogliere più utenza del servizio".

E tutti gli altri? Chi arriva dalle aree sprovviste di collegamenti continuerà ad usare il mezzo privato?
Qui arriva il tasto dolente. A giudicare dalle segnalazioni che abbiamo raccolto, soprattutto in queste ultime settimane in cui, forse, abbiamo avuto più tempo per pensare registriamo preoccupazioni per il parcheggio, per le carreggiate ridotte, per le future necessità di manovra anche dei mezzi ingombranti che nelle scorse ore sono rimasti incastrati in città.
I binari vengono vissuti come un intralcio al traffico che risentirebbe pertanto della messa in opera quanto dei cantieri. 

Per superare l'ostacolo Tramvia c'è chi ha proposto di realizzare strade e sottopassi dove oggi non esistono andando così contro il principio stesso che ha voluto dotare Firenze del Sirio: ridurre il flusso dei mezzi privati.

Se mettere a regime la Tramvia di Firenze significa pensare ad una sopraelevata stile Genova, oppure un raccordo anulare stile Roma, forse occorre ancora una sana, costruttiva e seria riflessione sul tema della vivibilità urbana.

Antonio Lenoci