Traffico illecito di rifiuti, Toscana sotto shock

Sequestrati oltre 7 milioni di euro (tra disponibilità finanziarie e beni mobili ed immobili) quale profitto dell’attività illecita posta in essere dagli indagati


Nella mattinata odierna, oltre 250 militari della Guardia di Finanza stanno dando esecuzione, tra le regioni Toscana, Campania e Veneto, ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze – Dott. Angelo Pezzuti – su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Capo Dott. Giuseppe Creazzo, per le ipotesi di reato di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, “truffa ai danni di un ente pubblico” e “falsità ideologica”.

Sequestrati oltre 7 milioni di euro (tra disponibilità finanziarie e beni mobili ed immobili) quale profitto dell’attività illecita posta in essere dagli indagati.

Le indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze, hanno individuato una ramificata organizzazione criminale, composta da imprenditori operanti, principalmente, sul territorio toscano, che, a partire dal 2013, ha provveduto a smaltire in modo illegale rifiuti per oltre 80.000 tonnellate.

Il provvedimento cautelare, eseguito dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Firenze ha riguardato 6 imprenditori, cinque toscani ed un veneto, interdetti dalle cariche ricoperte all’interno delle proprie aziende.

La complessa operazione di polizia, iniziata oltre due anni fa, ha visto coinvolto oltre al Corpo forestale dello Stato e alla Guardia di Finanza anche personale dell’ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) impegnato nell’analisi chimica dei campioni di acqua e terra. Preziosa l’attività condotta dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata (GICO) del Nucleo di Polizia Tributaria fiorentino che, operando sotto le direttive del Sostituto Procutatore Giulio Monferini, ha sviluppato e approfondito le indagini nei confronti di una ramificata organizzazione criminale composta da imprenditori operanti per lo più sul territorio toscano (Pistoia, Lucca e Pisa), specializzati nella gestione, nel trasporto e nel trattamento dei rifiuti.

In un caso, è stato accertato che alcuni scarti di lavorazione provenienti dal ciclo produttivo della carta che, se opportunamente manipolati avrebbero potuto essere legittimamente impiegati quali materie prime, contenevano invece sostanze chimiche tossiche e molto nocive per la salute, quali derivati della plastica, polistirolo, fanghi originati dalla de-inchiostrazione della carta.

Agli oltre due oltre 2,2 milioni di euro guadagnati illegalmente bisogna aggiungere i circa 75.000 euro di risparmi illeciti dovuti alla mancata corresponsione della ecotassa regionale.

Il secondo filone di indagine si è focalizzato, invece, sull’attività di una società pisana che, riuscendo a praticare prezzi particolarmente competitivi, era divenuta leader nel trattamento dei prodotti reflui originati da diversi depuratori di fanghi industriali della Toscana. Gli approfondimenti investigativi hanno messo in luce che tale azienda poneva in essere una concorrenza sleale nei confronti di altre aziende del settore.
Attraverso la connivenza di alcuni proprietari agricoli, riversava sui loro appezzamenti di terreni, circa 800 ettari, ubicati nei comuni di Peccioli (PI), Palaia (PI), Laiatico (PI), Chianni (PI), Pontedera (PI), Crespina Lorenzana (PI), Fauglia (PI) e Montaione (FI), fanghi altamente nocivi, percependo ingenti somme di denaro a titolo di “indennizzo” per la prestazione resa e predisponeva tutta la documentazione necessaria.

A conclusione dell’indagine, è stato accertato che gli sversamenti di prodotti nocivi sui terreni sono stati almeno pari a 45.000 tonnellate, mentre i proventi illeciti ottenuti da tale attività criminosa sono stati pari a circa 2 milioni e mezzo di euro.

Il quadro probatorio assicurato dal Corpo forestale e dai militari del GICO di Firenze all’Autorità Giudiziaria inquirente è stato arricchito, altresì, da sofisticate riprese video e riproduzioni fotografiche effettuate ad alta quota da aeromobili ad ala fissa del Comando Aeronavale della Guardia di Finanza di stanza a Pratica di Mare (RM) e da elicotteri AB 412 della Base di Cecina del Corpo Forestale, che hanno documentato il progressivo deterioramento dei terreni agricoli dove nel tempo sono stati riversati i fanghi contaminati.

Da considerare che i luoghi dove è avvenuto lo spargimento di detti fanghi, sono ad alta vocazione turistica e nel tempo sono state registrate lamentele e rimostranze da parte della cittadinanza e degli operatori di strutture ricettive per le forti esalazioni provenienti dai terreni.

Redazione Nove da Firenze