Toscana attaccata dai lupi: strage di pecore e danni ai raccolti

Coldiretti: “difendiamo il diritto dei pastori a fare impresa”


A poco più di due mesi dalla manifestazione di Coldiretti Toscana in Piazza del Duomo a Firenze, per denunciare i danni subiti dagli agricoltori della nostra regione da ungulati e predatori sotto il significativo hashtag #riprendiamocilterritorio, i lupi continuano a colpire. Ultimo episodio nei giorni scorsi sulla montagna massese.

Un lupo mi ha portato via la mia Carolina. Non si erano mai visti quassù”. Racconta preoccupato Rolando Alberti, il pastore-letterato di Guadine, molto conosciuto per i suoi formaggi stagionati in grotta ma anche per la sua passione per la poesia.
Il suo gregge – 120 capi di capra di razza apuo-garfagnina - vive allo stato brado da sempre sulle Alpi Apuane: pascola indisturbato tra le alture delle Gobbie per molte ore al giorno. Secondo uno studio del Centro Interuniversitario di ricerca sulla selvaggina ha rilevato, nell’anno 2015, la presenza in Toscana di 109 branchi di lupi per un totale di oltre 600 individui.Gli attacchi sono all’ordine del giorno ma le risposte sono inefficaci.

“Lo scorso anno – dichiara Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana - sono state presentate in regione 698 domande di risarcimento danni da predatori per un importo complessivo di circa 1.400.000 euro a fronte di risorse disponibili che arrivano appena a 400.000 euro. Risorse quindi largamente insufficienti e poi c’è la questione del regime di indennizzi de minimis in base al quale ad ogni impresa agricola non possono essere corrisposte, nel corso di un triennio, somme superiori a 15.000 euro: si tratta di una cifra che in molti casi risulta del tutto insufficiente a risarcire il danno che le imprese subiscono per la distruzione del prodotto e per la perdita degli animali allevati”. Gli indennizzi sottolineano in casa Coldiretti non compensano una serie di danni strettamente connessi alla perdita di prodotto; l’indennizzo è calcolato sul prezzo del prodotto agricolo standard che non tiene conto né della qualità e specificità del prodotto, né del valore aggiunto che l’impresa avrebbe realizzato con la trasformazione e commercializzazione, né della perdita di clientela e di spazi di mercato.

“L’abbiamo ribadito anche al Presidente Rossi, peraltro già mostratosi sensibile rispetto alla problematica, durante la grande assemblea di Coldiretti al Mandela Forum di Firenze la settimana scorsa – dice Antonio De Concilio direttore di Coldiretti Toscana – gli indennizzi sono utili per risarcire una parte dei danni ed occorre che arrivino nelle tasche degli allevatori in modo tempestivo - cosa che per adesso ancora non accade -. Ma è innanzitutto necessario assicurare il diritto a fare impresa e diventa sempre più attuale il messaggio lanciato ad agosto in piazza Duomo: #riprendiamocilterritorio. E’ indispensabile che il percorso intrapreso dalla Regione continui in modo celere, perché chi esercita attività produttive e presidio di quei territori è ormai all’esasperazione”.

Redazione Nove da Firenze