Tassista aggredito a Firenze, colpito alla testa durante una rapina

L'uomo è in fin di vita dopo un colpo violento alla testa


Il tentativo di rapina ai danni del tassista è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì nei pressi di piazza Beccaria.
Una categoria professionale "vittima, come nessun altra, di un vero e proprio odio sociale che si manifesta troppo spesso in fatti di inaudita violenza" esclama il presidente di Uritaxi Claudio Giudici.

Mi auguro che i vigliacchi che hanno compiuto il grave atto ai danni del tassista, che stava svolgendo il proprio lavoro, vengano presi dalle forze dell’ordine e puniti” ha detto il sindaco Dario Nardella, che esprime la vicinanza dell’amministrazione comunale al tassista, "a cui auguro una pronta guarigione. Firenze non è una città abituata a questi episodi e per questo non possiamo permettere che l’asticella della sicurezza sia abbassata”.

Negli ultimi dieci anni "abbiamo dovuto registrare gli assassini sul lavoro di Luca Massari e Alfredo Famoso, la violenza sessuale subita da una collega a Roma, i ripetuti accoltellamenti subiti a Bologna e a Firenze, l’aggressione di solo una settimana fa subita, sempre a Firenze, da un altro collega, ed oggi Gino, in fin di vita dopo un colpo violento alla testa. Talvolta all’ordine del fatto cruento c'è il denaro, talvolta un impeto sessuale, talvolta un canino accidentalmente investito, un'altra volta una precedenza non data" ricorda Claudio Giudici che aggiunge "Basterebbe rendere pubbliche le telefonate che i nostri centralini registrano durante i sabati notte, nei momenti di pioggia o durante i due mesi di picco di lavoro estivo, per togliere ogni dubbio circa ciò di cui stiamo parlando".

"La responsabilità principale di tutto questo è della stampa" dichiara il presidente Giudici che con queste parole intende motivare la sua accusa "La società civile, infatti, viene continuamente indotta nell’equivoco e nel conseguente rancore, da servizi che dovrebbero essere d’informazione, ma che invece sono dei veri e propri proclami di guerra sociale. Si pensi a quello titolato da una nota trasmissione d’ “inchiesta” e di satira, “Il futuro che i taxi ci vietano”, e che non racconta in modo onesto e competente le dinamiche di un servizio pubblico a regime amministrato. Ci chiediamo perché, durante i quotidiani intasamenti ai caselli autostradali, nelle ore di punta, la stampa non adotti il medesimo schema di pensiero: puntare il dito contro il gestore privato, affinché venga aumentato il numero dei caselli. Ma la risposta per noi è sin troppo facile: nessuna attività economica calibra la propria offerta di servizio sugli eccezionali momenti di picco. Ma questo, invece che essere responsabilmente spiegato da stampa e politica, viene strumentalmente usato per giustificare l’operatività abusiva di multinazionali e vettori di varia natura, la cui attività si traduce in vera e propria concorrenza sleale. Ed è questa concorrenza sleale che i tassisti italiani vorrebbero vietare, non il futuro. E se la legittima richiesta di legalità e di pari regole d’ingaggio, invece che trovare la dovuta tutela da parte delle istituzioni, viene mistificata senza scrupoli dalla stampa e dalla politica, allora i responsabili di questi fatti di violenza sono anch’esse".

Anche il presidente della Socota - Radio Taxi Firenze 4242, Marzio De Vitapunta il dito contro la stampa: "Esprimo la massima solidarietà alla famiglia del collega Gino, vittima di una grave aggressione mentre svolgeva il servizio notturno. Nel far questo non possiamo però esimerci dall'esprimere alcune considerazioni. Innanzitutto sottolineare come il livello di tensione messo in atto contro la categoria da certa stampa, ma ancor di più da certa politica, si debba considerare come il peccato originale che affonda le proprie radici nell'esigenza di condurre a prescindere battaglie contro i tassisti per questioni di opportunità. Il tassista è un lavoro usurante e ad alto rischio, e siamo sinceramente stanchi di essere utilizzati come capro espiatorio e pagare sempre per colpe non nostre - prosegue De Vita -. Bisogna, inoltre, rivedere le norme di sicurezza a bordo dei taxi. In particolare, è necessario e urgente ormai inserire divisori tra la parte dei passeggeri e quella del conducente, soprattutto per il servizio notturno, e togliere l'obbligo di cintura per il tassista, obbligo che in caso di aggressione si trasforma in una vera e propria trappola per la vittima".

Il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani interviene sull’aggressione ai danni del tassista fiorentino “A quanto si apprende, si tratta di atti inaccettabili commessi su un cittadino inerme, durante lo svolgimento della sua attività lavorativa - commenta Giani che esprime a nome dell’intera assemblea toscana - solidarietà e vicinanza all’uomo e ai suoi familiari. Serve una pena esemplare; atti come questi non devono più accadere”.

"Ciò che è accaduto nella notte tra martedì e mercoledì ad un tassista a Firenze è inquietante e deve farci preoccupare seriamente. Guidare un taxi la notte nella nostra città è diventato pericoloso. Esprimiamo la nostra vicinanza al lavoratore e alla sua famiglia" così il capogruppo di Forza Italia Jacopo Cellai, il consigliere Luca Tani ed il coordinatore cittadino Marco Stella commentano quanto accaduto. "Crediamo sia giunto il momento di rivedere le norme nazionali sulla sicurezza a bordo dei taxi – sostengono gli esponenti azzurri –. Intanto servirebbe togliere l'obbligo della cintura, che per quanto sia una misura rivolta alla sicurezza del guidatore si trasforma in una vera e propria trappola in caso di aggressione da parte di un cliente malintenzionato. Inoltre, dovremmo cominciare a studiare la possibilità di inserire divisori tra la parte della guida e quella passeggeri, per chi ne faccia richiesta e in particolar modo per chi svolge servizio notturno. La legge stabilisce che il servizio pubblico per essere svolto deve garantire il trasporto di almeno 4 persone, il che significa che, col divisorio, un'auto normale dovrebbe far salire il quarto passeggero davanti. Ebbene, si può inserire una norma che stabilisca la discrezionalità da parte dell'operatore sul quarto passeggero: in caso di dubbio, il tassista deve poter rifiutare la corsa, se non si sente sicuro. Non si può rischiare la vita per guadagnare pochi euro, la politica deve muoversi per garantire la sicurezza di chi svolge servizio pubblico sulle nostre strade" concludono Cellai, Tani e Stella.

Redazione Nove da Firenze