Spesometro, fatture errori e sanzioni: a Nove il presidente dei commercialisti toscani

Estremamente complessa e gravosa la nuova procedura che ha tenuto in stallo gli uffici di tutta la Toscana: grande timore per i possibili errori e per le sanzioni


Nove da Firenze intervista il Presidente della Conferenza degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili della Toscana sul caos generato dal cosiddetto spesometro ovvero la trasmissione telematica dei dati di fatturazione.
Ieri, 4 ottobre, a poche ore dall'ultima scadenza in proroga è arrivata una nota ufficiale per una ulteriore proroga al 16 ottobre firmata Padoan e ratificata oggi da Gentiloni.
Caso vuole che a luglio, ovvero 5 proroghe fa, i commercialisti italiani avevano già chiesto di poter ultimare la procedura per il 16 ottobre, ma il Ministero rispose picche affermando "Non è possibile arrivare sino a quella data".

Il lavoro svolto tra svariate criticità del sistema e sotto la pressione delle scadenze vede adesso la preoccupazione di poter incappare in verifiche su eventuali errori con relative sanzioni. Chi pagherà?

Maurizio Masini a nome dei commercialisti di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato e Siena ha redatto una serie di criticità riscontrate dai professionisti, ma quali rischi ci sono per i contribuenti e cosa è accaduto da luglio?

Tutto inizia con il passaggio al sistema SDI, anziché il più collaudato servizio Entratel. "Avevamo auspicato che una sperimentazione partisse con una fascia ristretta di contribuenti, invece il test lo abbiamo fatto a livello globale ed è stato un mezzo disastro" spiega amareggiato Masini.

Cosa è accaduto? "Sia i singoli professionisti che ricevono delega dai piccoli contribuenti, sia gli uffici amministrativi delle grandi aziende che curano in proprio la contabilità si sono dovuti dotare di un software che estraesse i dati necessari da trasmettere: nominativi, date, imponibili.. Parliamo di un costo non indifferente per i contabili, ma anche per le aziende e per l'Agenzia delle Entrate. Si tratta di una mole imponente di dati da concentrare in finestre temporali ristrette: gi assoggettati ad Iva in Italia sono 6 milioni e 200mila contribuenti".

Il sistema è andato in blocco dal 22 al 25 settembre scorsi, come mai? "A causa di una programmazione inadeguata da parte del MEF e della Agenzia delle Entrate che non hanno riscontrato l’inadeguatezza degli strumenti predisposti, non implementati e verificati. Pensiamo solo all'incapacità del sistema di riconoscere alcuni caratteri, un ostacolo che ha reso proibitivo l'inserimento dei dati di fatture appartenenti ad attività cinesi ad esempio, così come fatture contenenti caratteri accentati. Un delirio".

Altri esempi delle disfunzioni? "A fronte della necessità di consentire verifiche mirate e rapide si è creata una grave violazione della privacy dei contribuenti derivante dalla possibilità per ciascun operatore di accedere ai dati di un qualsiasi contribuente attraverso l'inserimento del codice fiscale. Per capirsi sarebbe possibile conoscere i fornitori e le manovre aziendali di qualsiasi competitor. Pensiamo ai risvolti economici di un simile sistema. Il Garante della Privacy è intervenuto, da qui l'adeguamento del sistema con il blocco dal 22 al 25 settembre".

Giustificazioni? "Chi gestisce il Software è stato ascoltato in Commissione tributaria sostenendo che non si sarebbe trattato di una svista ma di una operazione creata appositamente per poter consentire a terzi di verificare il corretto inserimento dei dati.. una ipotesi molto remota come è facile comprendere, si tratta di un ceck che non viene effettuato nella pratica. Inoltre è stato detto che le verifiche sono tracciabili e dunque, nel caso, è possibile risalire a chi ha avuto accesso a dati non suoi.. ma anche in questo caso si tratterebbe di un controllo a posteriori quando oramai il danno è fatto".

Adesso la preoccupazione sono gli errori e le relative sanzioni, cosa potrebbe accadere?
"Ci sono stati casi, fino alla giornata di ieri, in cui i dati sono stati rigettati dal sistema e, dopo una nota in cui si diceva di non ripetere l'invio, è stato detto di inserire nuovamente i dati. Facile capire come potrebbero verificarsi errori con relative sanzioni. Abbiamo chiesto che fosse dato un valore di Test alla procedura di questi mesi. La prima risposta è stata accogliere una discrezionalità territoriale che ci spaventa". Cioè? "Ciascuna Agenzia delle entrate potrebbe valutare l'errore in modo diverso applicando o meno la sanzione, sarebbe il caos".

Ma perché si è verificato tutto questo? "Probabilmente sarebbe stato oppotuno sfruttare tutte le professionalità disponibili affincando ai creatori del software esperti in contabilità. Mi verrebbe da iotizzare che anche i programmatori abbiano operato sotto pressione di una scadenza improrogabile, perché altrimenti noi saremo stati disponibili a collaudare il programma ed elevare eccezioni".

Il tutto nasce dalla linea tracciata dagli ultimi governi e mirata alla semplificazione, come commenta la bontà dell'iniziativa? "Non è stato semplificato nulla. Semplifichi quando riduci delle incombenze facilitando il lavoro altrui. Qui siamo passati dalla trasmissione del dato complessivo delle fatture alla trasmissione di ogni singola transazione. Servirebbe maggiore rispetto verso il contribuente affinché la digitalizzazione possa essere receita come una utilità e non come un ulteriore problema".

Antonio Lenoci