​Rischio radiologico per pazienti e operatori sanitari: cambiano le norme

L’effetto dell’esposizione ai raggi X “stocastico” è l’effetto più silenzioso e anche più pericoloso


Una direttiva europea cambierà da oggi (forse con qualche proroga) le norme sulla protezione contro il rischio radiologico e l’Ospedale Santa Maria Nuova non si fa trovare impreparato. Da anni, infatti, il laboratorio di elettrofisiologia del Santa Maria Nuova, responsabile la dottoressa Marzia Giaccardi, effettua interventi di diagnosi e terapia delle aritmie cardiache mediante procedure a “raggi zero”.
Tale filosofia di approccio alla cure delle aritmie cardiache è seguita anche dal laboratorio di elettrofisiologia di Empoli, guidato dal primario della Cardiologia, il dottor Attilio Del Rosso, ma è il laboratorio del Santa Maria Nuova a rappresentare, per numerosità di procedure, non solo nel contesto toscano, ma anche a livello italiano, un modello avanzato. Gli interventi “raggi zero” o “near raggi zero”, nel rispetto dei criteri “ALARA” (vengono utilizzati il minor quantitativo di raggi possibile per ottenere immagini adeguate con la minima esposizione radiologica possibile) garantiscono un abbattimento dei rischi legati all’esposizione radiologia sia per i pazienti che per gli operatori di sala.

Così spiega la dottoressa Marzia Giaccardi, responsabile del laboratorio di Elettrofisiologia dell’Unità operativa di Cardiologia ed Elettrofisiologia diretta dal dottor Massimo Milli. “Mediante sistemi di mappaggio elettromagnetico è possibile ricostruire mappe cardiache tridimensionali molto accurate senza l’uso della fluoroscopia la quale, agendo con meccanismi di tipo stocastico o di accumulo, impatta sulla salute dei pazienti in termini di dimostrato rischio oncologico”.

L’effetto dell’esposizione ai raggi X può essere, infatti, di due tipi: “dose dipendente” con effetto irritativo acuto, dipendente cioè dalla dose di radiazioni somministrata oppure “stocastico” che è l’effetto più silenzioso e anche più pericoloso perché, indipendentemente dalla dose di raggi utilizzata, può andare a incidere sull’integrità del DNA e dare vita a mutazioni e provocare forme tumorali. Le radiazioni ionizzanti assunte non si smaltiscono negli anni, ma si accumulano nel corso della vita sottoponendo la popolazione più giovane ed in particolare quella pediatrica al più alto rischio oncologico.

“Ben venga, quindi – aggiunge la dottoressa - una direttiva che fissa le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria delle persone soggette ad esposizione radiologica, quindi pazienti e personale sanitario, contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti e ben vengano tutte quelle azioni volte ad abbattere questo rischio”. Il successo del primo Congresso italiano “Firenze raggi zero: la cura delle aritmie nel rispetto della salute” organizzato a Firenze il 14 ottobre scorso dalla dottoressa Giaccardi, vedrà il suo seguito il 13 ottobre 2018, quando tutti i Centri che si distinguono per una maggiore sensibilità sull’argomento, si incontreranno a Rovereto.

Redazione Nove da Firenze