Covid-19, Renzi: “Riapriamo, se restiamo chiusi la gente morirà di fame”

E il Centrodestra è d’accordo. Fim Fiom Uil: "Sbagliata la scelta di alcune aziende di restare aperte"


VIDEO — "Serve un piano per la riapertura. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le messe. Si', non ci scambieremo il segno della pace ma torneremo a messa. O almeno a fare l'adorazione insieme". Matteo Renzi, leader di Italia viva, lo dice in un'intervista a Avvenire. "Bisogna ripartire", ribadisce Renzi. Il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina "giovedi' in Senato e' stata poco chiara sui tempi, ma bisogna riaprire", insiste. "Bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora", insiste Matteo Renzi, leader di Italia viva, nella sua intervista a Avvenire. "Sono tre settimane che l'Italia e' chiusa e c'e' gente che non ce la fa piu'. Non ha piu' soldi, non ha piu' da mangiare- prosegue- I tentacoli dell'usura si stanno allungando minacciosi, specialmente al Sud. Senza soldi vincera' la disperazione. Serve attenzione, serve gradualita', serve il rispetto della distanza. Ma bisogna riaprire". E il leader di Iv continua: "insisto: l'Italia non puo' stare ibernata per un altro mese perche' cosi' si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate. È per questo che le istituzioni devono agire senza perdere nemmeno un giorno". Riaprire quindi, ma la gente ha paura. "Ho due nonne. Una compie ora cent'anni, un'altra novanta. Io pensero' a loro, come tutti noi penseremo ai nostri anziani che non potremo piu' abbracciare per qualche mese: e' terribilmente triste ma saremmo costretti a fare cosi'. La stagione del coronavirus ha un prima, un dopo, ma anche un durante. E nel durante bisognera' fare i conti con la realta'" ma "bisogna ripartire" perche' "l'alternativa e' chiudersi in casa e morire. Penso spesso a Firenze: dopo la peste del 1348 creo' il Rinascimento. Penso che per arrivare al dopo bisogna attraversare il durante. Faremo fatica ma ce la faremo".

Il Centrodestra parte all'attacco e  chiede alla Giunta regionale un primo segnale concreto e necessario per le imprese toscane: liberare i 60 milioni di euro, annunciati dall'Assessore Bugli e da Rossi, mettendoli a disposizione di imprese e partite Iva, senza temporeggiare oltre.

"Oltre a chiedere che l'avanzo di bilancio del Consiglio regionale, circa 2 milioni di euro, venga interamente destinato al comparto sanitario -affermano in una nota congiunta i Gruppi consiliari di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia- riteniamo che la Giunta debba attivarsi fin da ora per sostenere le aziende toscane con una massiccia dose di liquidità. Non possiamo attendere oltre, visto che altre Regioni, come Piemonte, Trentino, Lombardia, Basilicata, si sono già attivati per erogare con modalità semplificate prestiti alle imprese in affanno a seguito dell'emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Non possiamo riflettere troppo, il tempo è un elemento strategico in questa fase ed agire con ritardo comporterà la chiusura di troppe attività economiche"."Stiamo lavorando alacremente - continuano gli esponenti del Centro destra toscano- per presentare un pacchetto di proposte da discutere nell'ambito del prossimo Consiglio in programma, giocoforza in videoconferenza, il prossimo 2 aprile." "Sono diverse e tutte importanti e stringenti le tematiche da affrontare-proseguono i Consiglieri regionali- e ci auguriamo, dunque, che si possa trovare una buona intesa anche con la maggioranza." "E' fondamentale guardare alle odierne esigenze sanitarie-precisano i rappresentanti di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia-ma è doveroso anche pensare a risolvere i problemi delle imprese toscane, piccole e grandi, che stanno attraversando, per colpa dell'emergenza derivata dal Coronavirus, un periodo davvero drammatico, avendo di fronte, purtroppo, prospettive tutt'altro che rosee." "Insomma-conclude la nota-è ancor di più in situazioni drammatiche come questa che le Istituzioni, a nostro avviso, devono essere particolarmente vicine ai cittadini, puntando ad aiutarli con progetti seri e possibilmente risolutivi."

FIM FIOM UILM ritengono sbagliata la scelta di rimanere aperti di fronte a questa emergenza pandemica. Chi per codice Ateco  e chi invece perché ritiene di appartenere ad una filiera "essenziale": "Da tempo ci siamo messi a disposizione per gestire ipotesi di chiusura, utilizzando strumenti contrattuali, anche prima dell'intervento della specifica CIGO, ma le nostre istanze dettate dal buon senso, non sono state accolte -intervengono le segreterie provinciali FIM – FIOM - UILM di Arezzo- Giorni di sciopero accompagnate da lettere di intervento degli organismi competenti (Prefettura Asl Conferenza dei Sindaci) e per le quali attendiamo risposta, ad oggi non hanno fatto cambiare idea alle proprietà. Questo lo riteniamo inaccettabile. Oltre mille lavoratori coinvolti comprendendo filiera e appalti. In questi ultimi non vi è certezza che vengano adottate le stesse precauzioni come nei capofiliera, anzi, ne dubitiamo fortemente, eppure rimangono attivi, quando il buon senso consiglierebbe altro. Sicuramente nei processi produttivi la presenza oggi è minore grazie agli strumenti ottenuti dal confronto tra Parti Sociali e Governo, che trova riscontro nei DPCM di questi giorni, ma non copre la totalità dei lavoratori che, visti i numeri della pandemia, hanno giustamente paura di recarsi al lavoro, nonostante le misure di prevenzione adottate. La ragione e l'interesse per la tutela della salute pubblica imporrebbe altre scelte anche per non rischiare di mettere sotto stress le strutture sanitarie locali. Intanto i costi della crisi si scaricano già sui lavoratori anche in tempo emergenza sanitaria. Rinnovi di gare di appalto dove la logica del ribasso abbasserà salario e tutele dei lavoratori coinvolti con nuovi soggetti imprenditoriali che si aggiudicano i servizi applicando CCNL non firmati da CGIL CISl UIL, con anche il rischio di riduzione degli stessi livelli occupazionali. Aziende parte di filiere essenziali e strategiche ma che propongono la stessa ricetta di sempre, ed a pagare tocca ai lavoratori. Nel complesso industriale più importante della provincia per numeri e tradizione, non si erano mai registrati in passato questi atteggiamenti di non corrette relazioni sindacali, neanche nei momenti più difficili. Tra qualche tempo faremo i conti con i costi di questa emergenza sanitaria ed andremo a verificare questa strategicità o essenzialità quando magari chi oggi ha sostenuto necessario rimanere aperti magari con la stessa preoccupazione sosterrà che siamo in troppi. Sappiano che non cederemo a ricatti e continueremo a lottare, grazie al gran lavoro degli RLS e dei delegati della RSU, e con il contributo dei lavoratori, che ringraziamo pubblicamente per il sostegno dato, perché le difficoltà di questo difficile e tragico momento non ricadano sempre sulle spalle dei soliti: i più deboli".

A Firenze anche Mario Razzanelli condivide le parole del senatore Matteo Renzi rilasciate al quotidiano “Avvenire”: “Renzi – spiega Razzanelli – ha detto che se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Io sono in piena sintonia con lui: siamo dentro una crisi economica e sociale senza precedenti che rischia di diventare una vera catastrofe per il nostro Paese e che deve essere affrontata oggi e non domani e perché potrebbe essere già tardi. Non voglio assolutamente minimizzare il dramma del Coronavirus, le vittime ci ricordano ogni giorno quanto il problema sia grande, ma non è possibile nemmeno immaginare di fermare tutto. Faccio un esempio: se un supermarket può stare aperto perché non devono poterlo fare tutte le altre attività, nel rispetto totale delle regole seguite dai supermercati? E perché invece restano chiuse? Per non parlare di tutte le aziende e delle fabbriche che possono ricominciare a produrre. Se non sarà loro concesso di rimettere in moto la produzione tra poche settimane chiuderanno per sempre. Allora si conteranno purtroppo anche le vittime da mancanza di stipendio, non perché hanno contratto il Covid-19”. Razzanelli poi ha aggiunto: “Il punto è proprio quello toccato da Renzi: questo virus ci farà male non per settimane, ma ancora per mesi come lo fece l’asiatica nel 1957. Il vaccino non c’è ancora e visto che saremo costretti a convivere con questa realtà, riapriamo con le dovute precauzioni. Apriamo e consentiamo alle persone di uscire di casa. Non vedo alternative”.

Redazione Nove da Firenze