​Poste in Toscana, tradizione e innovazione: servizi a rischio in periferia

La Giunta della Regione Toscana è stata invitata ad attivarsi con Anci Toscana


 A breve un confronto con Poste Italiane, dove Regione Toscana ed Anci Toscana possano ottenere chiarimenti sulla garanzia del servizio nelle aree marginali e nei piccoli comuni.
A far crescere la preoccupazione il piano di riorganizzazione di Poste che negli anni passati ha visto scendere in piazza fasce tricolore e presidenti di Provincia per difendere i presidi di zona.
Poste ha presentato novità legate alla digitalizzazione, come il postino dotato di Tablet ed è recente l'accordo per la logistica sul crescente fenomeno e-commerce, ma le paventate chiusure periferiche allarmano i cittadini e di riflesso la politica.

Un piano, quello di Poste Italiane, che il Consiglio regionale toscano definisce oggi "poco chiaro" che metterebbe a rischio i territori più delicati poiché decentrati e che ai consiglieri appare "in controtendenza" rispetto ad esempio alla digitalizzazione della burocrazia e del commercio con l'esigenza di "mettere in primo piano le potenzialità di un sistema capillare e importante in grado di sviluppare nuovi servizi connessi con l'arrivo della banda larga, il nuovo piano nazionale della logistica, i servizi di cittadinanza innovativi". Servizi digitali e sportelli tradizionali possono coesistere?

Ad impegnare la Giunta è una mozione approvata dal Consiglio regionale, primo firmatario Giacomo Bugliani, consigliere Pd e presidente commissione Affari istituzionali, sottoscritta anche dal capogruppo Leonardo Marras e dai colleghi Fiammetta Capirossi, Marco Niccolai, Stefano Scaramelli, Lucia De Robertis, Andrea Pieroni, Antonio Mazzeo, Ilaria Giovannetti, Stefano Baccelli e Alessandra Nardini.

“Vanno avanti da tempo le proteste di Sindaci e cittadini di molte aree della Toscana in merito alla riduzione dei servizi offerti da Poste Italiane che andrebbero a penalizzare soprattutto aree marginali, montane e piccoli comuni. – spiega Bugliani – Una riorganizzazione che così come pare strutturata rischia di mettere in difficoltà territori che sono già caratterizzati dal ridimensionamento di altri servizi di particolare rilevo per la vita dei cittadini e delle imprese, tra i quali, ad esempio, la chiusura di filiali di banche. Non solo, l’operazione rischia di avere ripercussioni pesanti anche in termine di riduzione dei posti di lavoro. Consapevoli della sua importanza abbiamo già portato più volte questo tema all’attenzione dell’assemblea toscana. Negli ultimi mesi si è evidenziata da più parti l'esigenza di aprire una fase diversa nel rapporto tra i territori e l'azienda in oggetto, con l'obiettivo di lasciarsi alle spalle un periodo di incertezze, i cui effetti si sono scaricati troppo spesso su cittadini ed enti locali, e mettere in primo piano le potenzialità di un sistema capillare e importante in grado di sviluppare nuovi servizi connessi con l'arrivo della banda larga, il nuovo piano nazionale della logistica, i servizi di cittadinanza innovativi. Va in direzione contraria purtroppo invece l’annunciata riduzione dei servizi in molte realtà della Toscana, provocando un diffuso allarme, in particolare per le comunità che risiedono nelle aree interne e nelle zone montane, a partire dalla zona della Lunigiana, della provincia di Lucca, del Mugello fiorentino e di alcune aree del grossetano. Ad oggi, nonostante le sollecitazioni già poste in essere da ANCI Toscana e dai tanti Comuni, non risulta essere chiaro il quadro e la lista completa dei territori interessati da tali operazioni di ridimensionamento. Chiediamo quindi che la Regione si attivi per favorire un confronto chiaro e trasparente con l’azienda, con l’obiettivo di scongiurare tagli che avrebbero conseguenze assolutamente negative per i cittadini”.

Redazione Nove da Firenze