Moby Prince: gli atti del Senato passano alle Procure di Livorno e Roma

Loris Rispoli ai microfoni di Radio Fiesole sull'esito della relazione dopo il lavoro della Commissione parlamentare


 La sera del 10 aprile 1991 non c'era la nebbia. Per arrivare a questa conclusione sulle condizioni meteo nel mare di Livorno sono occorsi quasi 30 anni. Maggiori indicazioni dalla Relazione finale della Commissione parlamentare d'inchiesta sono emerse anche sui tempi dei soccorsi e sulla localizzazione dei mezzi coinvolti nel sinistro marittimo.
La Commissione parla di "sostanziale assenza di intervento" in merito ai soccorsi che, se tempestivi vista la vicinanza dal porto, avrebbero potuto salvare la vita di chi è morto molto lentamente, parla ancora di "forte opacità" in merito ai protagonisti addetti ai lavori mentre l'indagine della Procura livornese viene definita "carente e condizionata da diversi fattori esterni".

 Il traghetto Moby Prince diretto ad Olbia ha urtato a poca distanza dal Porto di Livorno la petroliera Agip Abruzzo provocando una fuoriuscita di greggio dal serbatoio 7, i passeggeri raccolti in una sala stagna a prua del traghetto riusciranno ad evitare il contatto diretto con le fiamme che consumeranno tutti gli arredi e la struttura circostante, ma proprio per questo nell'attesa dei soccorsi non avranno modo di organizzare una fuga poiché circondati dal fuoco. Saranno 140 le vittime, uno solo il superstite.

Nelle ultime ore in Senato la Commissione d'inchiesta, a lungo attesa e richiesta con una motivazione di urgenza, ha dato delle risposte, dopo due anni di lavoro, ai famigliari delle vittime e a quanti aspettavano da 27 anni la verità.

Loris Rispoli presidente dell'Associazione dei famigliari delle vittime è intervenuto a Radio Fiesole: "Le cause del disastro restano ignote, ma abbiamo avuto la fortuna di avere finalmente tra le mani un lavoro encomiabile fatto dai commissari e con il quale siamo giunti a risultati importantissimi non solo per noi ma per la collettività. Noi famigliari infatti tante cose le sapevamo, cose lette e studiate negli anni, ma parliamo della strage più dimenticata di questo Paese ed assente dai media nazionali: 140 persone arse lentamente in attesa dei soccorsi. Fa male sapere oggi che sono sopravvissuti alcune ore ed ancor più che potevano essere salvati".

"Dall'esito dell'inchiesta emerge come all'indomani della tragedia viene preparata una verità alternativa - prosegue Rispoli - e questo dovrebbe fare male a tutti e far capire che spesso dietro al potere si nasconde la verità. Devo dire grazie a quanti ci hanno sostenuto, a quella scritta #iosono141 indossata e fotografata in tutto il mondo. Adesso andiamo avanti. Adesso la documentazione andrà alla Procura di Livorno e alla Procura di Roma. Si è detto che Livorno ha faticato a fare luce sulla vicenda, ma anche Lucca è una piccola Procura eppure è arrivata alla verità sulla Strage di Viareggio. 
Abbiamo una Pagina Facebook dove tutti possono seguire cosa è accaduto e cosa facciamo, un modo per comunicare al mondo questa vicenda. Il dolore che noi abbiamo sofferto non deve soffrirlo più nessun'altro. Ci siamo uniti ai famigliari delle vittime di tanti casi di cronaca drammatici anche per portare avanti questo messaggio"


Per anni si è parlato di "errore umano" come possibile causa dello scontro, attribuendo all'equipaggio sulla plancia del Moby Prince la negligenza di aver avviato la velocità massima o di crociera senza aver tenuto conto della scarsa visibilità. Questa la tesi sostenuta anche nell'archiviazione disposta dalla Procura di Livorno nel 2010.
 La verifica tecnica sull'assenza di nebbia e sulla buona visibilità che emerge oggi dagli atti della Commissione tocca soprattutto i figli del comandante del Moby Prince, defunto nella tragedia, che adesso chiedono una revisione che possa dare una risposta definitiva.

Antonio Lenoci