Rubrica — Spettacolo

Mistero buffo secondo Ugo Dighero

Il capolavoro di Dario Fo in scena al Teatro delle Arti di Firenze


È stato uno dei cavalli di battaglia di Dario Fo, l’affabulazione che l’ha reso celebre in tutto il mondo, lo spettacolo-contenitore che volava sulle giullarate medioevali per planare come un falco sulla satira politica del tempo. “Mistero buffo” è un contenitore ampio, ricco, magmatico, sorprendente e divertente, lirico e poetico, tagliente e aguzzo come una lama affilata. 

Di quell’enorme patrimonio di invenzioni si fa carico Ugo Dighero, che venerdì 24 novembre al Teatro delle Arti di Lastra a Signa/Firenze (ore 21 – biglietti 15/13/10 euro – prevendite www.boxol.it – dalle ore 20 aperitivo teatrale) propone la sua interpretazione di “Il primo miracolo di Gesù bambino”, tra i più noti monologhi di “Mistero buffo”, testo che affonda le sue radici nei Vangeli aprocrifi e diventa una parabola di grande, popolare, sensibilità. Sempre di Dario Fo è il travolgente “La parpaja topola”, tratto dal “Fabulazzo osceno” del 1982, storia di un contadino sempliciotto cui va in sorte l’enorme eredità del padrone. E lui, misogino e scorbutico, si trova circondato da aspiranti spose.
Al di là delle vicende e delle trame, le due affabulazioni sono terreno impervio per ogni attore: mirabolanti creazioni di linguaggi fantastici, misto di dialetti e grammelot, storie scabrose che si mutano in miracoli poetici, i testi di Mistero buffo richiedono all’interprete doti non usuali, capacità camaleontica di evocare i mille personaggi chiamati in causa, di coniugare medioevo e presente, di tenere un occhio sul testo e uno sull’improvvisazione.
Come spiega lo stesso Ugo Dighero: “Sono pezzi di affabulazione pura in cui chi racconta interpreta anche tutti i protagonisti che dialogano tra loro, quindi bisogna usare tutte le tecniche, soprattutto la commedia dell’arte, con le maschere. Bisogna entrare e uscire velocemente da tutti i personaggi (a volte tre o quattro in scena); è un arzigogolo virtuosistico in cui si deve essere veloci e preparati. Una volta che si riesce a gestire tutto questo è come sedersi al volante di una Ferrari che bisogna saper guidare, ma va che è una meraviglia. I brani sono scritti sapientemente, con dei tempi comici favolosi ed è un cavallo che galoppa in maniera forsennata. Quando si riesce a starvi sopra è un godimento per chi interpreta e spero anche per chi ascolta”.
Mistero buffo di Dario Fo è da anni uno dei cavalli di battaglia di Ugo Dighero. Diplomato al Teatro Stabile, cresciuto con i Broncoviz e l’Archivolto, Ugo Dighero ha iniziato a cimentarsi con questo monologo circa trent’anni fa, ma è stato solo verso la fine degli anni Novanta che ha avuto il piacere di ricevere l’applauso di Dario Fo, che ha assistito a una rappresentazione al Teatro Gustavo Modena. “Quando ho sentito Dario Fo ridere di cuore mi è sembrato di essere un cavaliere che riceve la sua investitura sul campo di battaglia - ricorda oggi l’attore genovese - dopo quella replica mi ha dato dei consigli ma si è anche raccomandato di non guardarlo troppo, per non correre il rischio di imitarlo. Mistero buffo è una Ferrari, se la sai guidare può portarti dove vuoi”.

Redazione Nove da Firenze