​L'inganno del Cavallo: da TourismA 2018 lo stimolo a curiosare nella Storia

A Firenze è stata definita una Fake News mitologica, lo studio che sta dietro la scoperta è forse la chiave per guardare con speranza al futuro


Nove da Firenze intervista Francesco Tiboni, l’archeologo navale che ha affascinato il pubblico di ToursmA 2018, la fiera dell'archeologia, organizzata da Piero Pruneti, e tenutasi nei giorni scorsi nel capoluogo toscano al Palazzo dei Congressi di Firenze.

 Tiboni ha presentato il suo studio sulla vera identità del Cavallo di Troia, un mito che nasconderebbe un errore di interpretazione tramandato nei secoli.
I compagni di Ulisse non si sarebbero nascosti dentro un cavallo, ma in una nave dalla polena a forma di testa di cavallo. Imbarcazioni di questo tipo erano in uso ai fenici ed erano chiamate "Hippos" servivano non solo per trasportare preziosi, ma rappresentavano il dono che gli sconfitti in battaglia lasciavano ai vincitori, caricandone le stive di metalli preziosi. Hippos sarebbe nei secoli diventato Equus.

"La mia ricerca inizia nel 2014 - spiega Tiboni - ed oggi sono le domande del pubblico a stimolarmi ancora nella ricerca, nonostante le pubblicazioni scientifiche, un testo divulgativo ed un'opera in procinto di essere data alle stampe in lingua inglese, ravviso con piacere il fermento suscitato dalla mia tesi".
Come è stato accolto dal pubblico di TourismA? "L'evento di Firenze è una eccellenza e ringrazio Piero Pruneti per avermi invitato, ho potuto infatti confrontarmi con un pubblico vasto composto in gran parte da giovani ricercatori e studiosi che mi hanno rivolto, specie al termine della mia esposizione, numerosi ed interessanti quesiti".

Omero nell'Iliade racconta fino al giorno precedente alla caduta di Troia, mentre nell'Odissea racconta la caduta della città, affidandola però al cantore dei feaci, Demodoco, che raccontando del "cavo legno intagliato" genera commozione nell'ospite Ulisse.
Sarà Virgilio poi nell'Eneide ad arricchire la vicenda di particolari lasciando che Enea invitato dalla regina Didone racconti dei capi dei Danai che costruiscono un cavallo "intessono i fianchi di abete" per poi nascondersi "nelle vaste profonde caverne del ventre". E sarà sempre il Duca, accompagnando Dante negli inferi che presenterà all'autore della Divina Commedia quell'Ulisse gettato nella bolgia dei consiglieri fraudolenti citando appunto l'inganno del cavallo "dentro da la lor fiamma si geme, l'agguato del caval che fé la porta, onde uscì de' Romani il gentil seme".

Timeo Danaos et dona ferentes, serviva un manufatto particolare per lasciare un dono all'avversario vincitore? "Questo è uno dei passaggi fondamentali. Le cronache ci tramandano l'uso di lasciare imbarcazioni ripiene di preziosi per garantirsi un passaggio, per placare l'ira dei pirati e quella degli dei. Quindi nulla di più normale. L'astuzia degli achei, dichiaratisi sconfitti, sarebbe stata inoltre quella di lasciare proprio quel tipo di nave, una nave fenicia".

Spiega Tiboni che "Da archeologo navale ho potuto studiare i relitti ed è grazie a questi che ho messo insieme alcuni dati, sulle imbarcazioni e sulla Hippos in particolare. L'intuizione suscitata da un passo di Pausania che confuta l'esistenza di un reale cavallo di legno propendendo per una macchina da guerra, mi ha stimolato nella ricerca di antichi testi, non solo l'opera di Omero inserita in un contesto storico in cui le gesta epiche venivano tramandate oralmente, ma soprattutto degli autori minori che avrebbero ispirato anche i grandi artisti nella loro opera vascolare".

A Firenze ha mostrato le raffigurazioni di alcuni vasi antichi, una testimonianza presente anche nel Museo Archeologico di Firenze "L'aspetto interessante dello studio intrapreso è il poter contare su numerose testimonianze che però devono essere lette, oggi, alla luce di quanto sappiamo degli usi e consuetudini del tempo. Se è vero che nei secoli più vicini ad Omero che a Virgilio esiste una iconografia di cavalli riconoscibili come il Cavallo di Troia grazie alla presenza di soldati, botole, scalette o altro.. è anche vero che parliamo di un'epoca in cui i greci iniziavano a non essere più gli uomini di mare che si battevano per il controllo delle rotte strategiche ma iniziavano a costruire nell'entroterra ed a prendere confidenza con i cavalli fino ad introdurli nella iconografia sacra al fianco degli dei. Qui li troviamo oggi, ad esempio nel Kylix con Atena".

Come valuta le reazioni a questa sua teoria che da diversi mesi mette in crisi l'opinione pubblica? "A me piace l'idea del Cavallo, potremmo dire che l'inganno è riuscito talmente bene da averci indotto tutti in errore per migliaia di anni. Però trovo molto suggestivo il fatto che si sia aperto un così intenso dibattito. Le domande del mondo accademico, gli incontri con i giovani studenti, tutto contribuisce ad arricchire questo studio, a prescindere dai "leoni da tastiera" per usare un termine moderno" un termine che si presterebbe perfettamente ad una provocazione: se tra migliaia di anni qualcuno leggesse "leoni da tastiera" immaginerebbe i commentatori dei social come delle sfingi griffate qwerty.

Gli studenti, diceva... "Ho avuto modo di incontrare alcuni liceali e li ho invitati a rileggere i testi antichi ipotizzando di dover tradurre i verbi collegati ad un soggetto navale e non ad un cavallo, benché di legno. Senza sforzo alcuno di modifica o di adattamento potrebbero scoprire che alcuni termini come "varare" erano perfetti all'origine, riferiti ad una nave, e non era necessario leggerli come "trascinare", passaggio invece necessario se si attribuiscono ad un grosso manufatto con quattro zampe".

Questo suo lavoro, oltre al valore accademico, rischia di trasmettere un messaggio alle nuove generazioni: nulla è dato per certo "Esattamente. Si tratta di una riflessione che condivido e mi piace particolarmente. Mai perdere la curiosità. Alcuni ragazzi mi hanno chiesto se penso di fare altre scoperte... Questo a significare che contestualizzando la storia grazie alle continue notizie che ogni giorno ci arrivano dal passato, è possibile riscrivere alcune pagine, o se non altro leggerle con gli occhi di chi le ha vissute". L'archeologia è viva.

Antonio Lenoci