I limiti del bike sharing: il clan destino del ciclista fiorentino

Pedalate pesanti in cerca di una rete ciclabile degna del noleggio a flusso libero


 Quando un servizio piace e riscuote successo può apparire controproducente metterci sempre una sottolineatura, ma il caso bike sharing o condivisione della bicicletta è diventato un fenomeno nazionale visto che a far parlare sono due città come Firenze e Milano che si confrontano oggi con le grandi metropoli del mondo.

Tutti contro le biciclette arancioni? Tutt'altro, ma sembrano occorrere appigli validi per poter perorare la causa della bontà del servizio. Anche per gli appartenenti al clan del servizio il cui destino è tutto da scrivere.

La bicicletta non inquina, aiuta la circolazione (motoria ed urbana), risolve situazioni di mobilità in contesti particolarmente congestionati o deficitari di una organizzazione puntuale ed impeccabile del mezzo pubblico.
Non solo. Davanti ad una ondata inarrestabile di furti il bike sharing potrebbe caratterizzare nuove generazioni di utenti che rinunciano al mezzo di proprietà in città, spesso ridotto ad un rudere ambulante.

Alla base di una città ciclabile vi è soprattutto una cultura della bicicletta che abbraccia anche il ricordo di Bartali e Coppi, ma poi guarda alla funzionalità. 
Firenze ha la bicicletta nel dna? Tanti i premi ricevuti dall'essere una smart city ad una città green e slow fino a città elettrica e con una mobilità elementare da favola. Tutti meritati?

   Il patron di Aduc, Vincenzo Donvito, noto ciclista urbano, ha abituato i sostenitori e amici dell'Associazione dei consumatori ad una serie di interpretazioni dei fatti del giorno dal sapore goliardico, a volte malinconico, dove molto spesso l'ironia è corretta a prescindere dal politically.

  Donvito ci regala oggi questo estratto da un giorno qualunque dell'uomo qualunque "Urka, ora ci sono migliaia di bike-sharing in citta’ e, anche se stamane sono uscito da casa senza la mia, ne posso sempre trovare una e, con pochi spiccioli, posso muovermi velocemente, tanto poi la posso lasciare ovunque. Senza dovermi “spuppare” attese disastrose alle fermate degli autobus, per altrettanti mezzi che non vanno mai di preciso dove io devo andare. Senza dovermi dissanguare per dare soldi ai tassisti che, ammesso che li trovi dove e quando ti servono, sono roba da turisti ricchi. Oddio, potrei andare a piedi, e pare che faccia anche bene, ma tra gas di scarico e tempi stretti che ho, e’ raro che ciò mi possa convenire. E vai con il “baiksciaringh”. Mi iscrivo con l’app. Ecco, ce n’e’ proprio una li’. Arancione. Non si può non vedere. E poi come potrebbe non essere visibile li’ dove e’ messa… diciamo un po’ come capita. Si’, ci sono i parcheggi, ma… dove? Poi, che senso avrebbe dover ingrullire a cercare un parcheggio se la si prende proprio perché la trovi ovunque e la lasci ovunque… così hanno convinto con la pubblicità anche me. Eccola, presa. Urka, però, che fatica, pedala, pedala e pedala… certo la mia - come quasi tutte - ha il cambio, e mi sono disabituato a girare e girare per fare pochi metri… ma dai, la trovo e la lascio ovunque, basta un click sullo smartphone, senza dover stare a girare e rigirare per cercare un palo dove allacciare la mia, che poi te la fregano lo stesso… Ed ora, come faccio ad andare li’? E secondo loro io dovrei fare tutto il giro di tre isolati, affrontare quattro semafori, farmi venire il cancro per stare in fila dietro a macchine e motorini… ma son grulli? Ci saranno neanche cento metri di strada da fare, certo, contromano, ma che vuoi che sia. Ma forse c’e’ una pista ciclabile… pista, pista delle mie brame, dove sei? Ahi, si’ quelle sui viali, ma la città non è solo viali. Anzi. Niente pista. E guarda che casino, anche se sono contromano. Se non voglio invecchiare qui a pedalare su questa che sembra una “graziella” della nonna, non ho alternative, vado sul marciapiedi. E guarda: ce ne sono tanti che fanno come me, vuol dire che si può, o quantomeno che nessuno ti dice nulla. Del resto, come potrebbero dirmi qualcosa… non avrebbe senso rispetto a questo uso di questa “baiksciaringh”; chi la prenderebbe altrimenti? Ma come fanno a Copenaghen o ad Amsterdam? Eh… ma quelli sono nordici, cosi’ come anche i loro amministratori. Ed ora, dove la lascio? Sai che… cosi’ come l’ho trovata. Per decenza la metto li’ vicino alla rastrelliera. Vicino, che’ questa e’ strapiena. Ma è sempre in sosta vietata…. E che devo fare? Chissà perché le devono chiamare in inglese, e poi, sono anche cinesi…".

Un racconto ricco di sfumature quello del Presidente Aduc, che però mette in evidenza le pecche del sistema, ravvisate in queste prime settimane da parte di molti utenti, curiosi amanti delle due ruote ed acerrimi nemici della bicicletta. 

  Tante biciclette, facili da noleggiare ma poco funzionali e per questo sarebbero in arrivo mezzi migliorati destinati anche ad un target più esigente.
  Poche le soluzioni stradali per quanto riguarda collegamenti e piste ciclabili a causa di una eccessiva frammentazione ed alla presenza di intersezioni semaforiche che mettono di fatto le due ruote al secondo posto rispetto alle automobili.

La contromossa del contromano. L'amministrazione fiorentina ha cercato di mettere in riga i ciclisti inasprendo le contravvenzioni per chi utilizza il mezzo andando contromano o salendo sui marciapiedi. La replica non si è fatta attendere visto che le "scorrettezze" avverrebbero spesso non per cattiveria ma per necessità davanti ad una rete urbana che presenta ostacoli poiché sembra essere studiata con la visione del solo automobilista

Il sindaco e presidente della Città metropolitana promette a breve nuove piste ciclabili e nuovi spazi per la sosta, visto che ad oggi Palazzo Vecchio si trova costretto a limitare e rallentare l'inserimento di nuove biciclette che andrebbero altrimenti ad intasare marciapiedi e strade. 

Antonio Lenoci