Firenze Pedonale e Ciclabile: tutto bello finché non la usi

Firenze è conosciuta nel mondo come una città pedonalizzata e ciclabile, corrisponde al vero oppure è solo programmazione neurolinguistica?


Palazzo Vecchio per voce dell'assessore Stefano Giorgetti rende noti nuovi interventi sulle strade cittadine. In particolare "Una serie di interventi sugli itinerari dedicati alle bici dei quartieri 3, 4 e 5: poco più di 1,1 chilometri di nuovi percorsi e manutenzione straordinaria di 1,2 chilometri esistenti. Il tutto per un investimento di oltre 284mila euro". Sono spesi bene? Sì, se risulteranno funzionali. Ma il problema sembra essere proprio questo: la bontà d'uso.

Stefano Giorgetti parla oggi di "interventi che si inseriscono nel piano di ampliamento e riqualificazione della rete ciclabile in città. Il nostro obiettivo è realizzare nuove piste ciclabili, effettuare le ricuciture e le manutenzioni delle esistenti. Si tratta di un impegno importante per dare una risposta ad un’esigenza, quella di itinerari protetti e dedicati alle due ruote, molto sentita in città.

Firenze una città da ricucire dunque. Anche in questa ultima primavera-estate non sono mancate le proteste per i troppi cantieri che sembrano incidere sempre sulle corsie preferenziali. Questo perché in molti casi, per ovviare al peso dei mezzi privati e pubblici, i sottoservizi (tubazioni) finiscono per interessare l'area destinata alle piste ciclabili.

Ma una logica meno pratica si nasconderebbe dietro al fallimento della mobilità elementare: la vision o panoramica
"Per andare dove vogliamo andare, da dove dobbiamo andare?". Basterebbe rispondere a questa semplice domanda, calarsi nei panni del pedone e del ciclista (ma anche del diversamente abile) per comprendere quali siano i reali ostacoli e le reali necessità.
Seguendo questa filosofia urbanistica, una bicicletta contromano o un pedone che attraversa fuori dalle strisce rischiano di apparire sotto una luce ben diversa.
Che siano le traiettorie a dover dettare le forme? 
Un ciclista che incontra ad intermittenza strade a senso unico, ad esempio in Oltrarno, sarà portato ad attraversarle in una unica direzione.
Un pedone costretto a zigzagare sulla carreggiata, come avviene in piazza Donatello ad esempio o a Porta Romana, taglierà dove possibile il percorso.

I pedoni fiorentini più volte hanno segnalato alla casella di posta nove@nove.firenze.it gli attraversamenti pedonali pericolosi, perché senza semaforizzazione o con tempi di attraversamento ridicoli. Segnalata, non senza preoccupazione e relativi improperi, anche la cattiva abitudine a non concedere in alcun modo la precedenza al pedone, costretto ad attendere che la colonna di auto sia terminata prima di attraversare la strada.
Risultato di questo scene vergognose in cui anziani corrono per schivare automobilisti intenti a sterzare per sfruttare il passaggio nel tratto di strada non ancora invaso dal pedone. Fermarsi, mai.

I ciclisti lamentano negli ultimi anni la creazione di tracciati dipinti di rosso che muoiono nel nulla. Un esempio molto calzante è quello di via Cavour dove la pista che inizia in piazza della Libertà abbandona il ciclista a San Marco nel pieno di un incrocio. Risultato è che ogni giorno si sfiora la collisione.
In alcuni casi la conclusione della pista è tragicomica e sembra coincidere con la mancanza di alternative "Da adesso fai tu.. non saprei proprio dove mandarti".
Altro punto debole facilmente intuibile da chi è in sella: le interruzioni di pista a favore degli autoveicoli. Lungo i viali cittadini, ad esempio, genitori urlanti trattengono a distanza di sicurezza i propri figli che devono inchiodare ad ogni intersezione per evitare lo schiacciamento.

Ancora una volta tutto si concretizzerebbe in una decisione: Firenze intende favorire le auto oppure la mobilità elementare? Quanto ci viene segnalato ogni giorno sembra il risultato di una incertezza storica. Quella di una città che aveva la Tramvia e l'ha dismessa per rifarla, aveva le mura per favorire i camminamenti di ronda e le ha abbattute per favorire il traffico, ma recupera i camminamenti di ronda, aveva le piazze pedonali ma ne ha fatto parcheggi ed oggi pedonalizza piazze previo interramento delle auto, aveva i controviali ideali per le biciclette, ma non li ha mai sfruttati ed allarga oggi le carreggiate per farci entrare mezzi pubblici e privati, ma promuovendo la realizzazione di piste ciclabili. 

La comunicazione è affascinante: secondo una regola chiave della PNL o programmazione neuro-linguistica, un concetto più volte ripetuto e da più parti rilanciato diventa la verità incontrovertibile ed inconfutabile. E' forse questo ad aver creato la fama di città pedonalizzata e ciclabile costruitasi attorno a Firenze?

Nove da Firenze analizza dal 1997 l'evoluzione del tessuto urbano fiorentino, recepisce segnalazioni di Associazioni ciclabili e residenti e confronta le immagini del territorio a cadenza regolare con eccellenze non solo chiacchierate ma tangibili quali sono Ferrara, Ravenna o Mantova.
Permangono differenze importanti: la libertà di attraversare gli incroci protetti dal semaforo, la libertà di spostarsi senza intercettare il traffico automobilistico, la libertà di affrontare un attraversamento pedonale in sicurezza e la libertà di parcheggiare il mezzo in strada mentre ci si reca in un esercizio commerciale o si sosta in un giardino.

Forse la cultura della mobilità elementare, quella del pedone e della bicicletta, non si può inventare, ma si può credere, pacificamente, di vivere nella città più bella del mondo. 

Antonio Lenoci