Emergenza Casa, serve un fondo comune: ma chi paga?

I sindacati chiedono una tassa di scopo che colpisca le rendite


Servono le case, le pagheranno i ricchi? Si torna incredibilmente a parlare di edilizia residenziale pubblica e si riaccende il dibattito sulle case popolari dopo i fatti di Roma che oramai sembrano avere aperto una breccia nella insensibilità del Paese. L'emergenza prosegue da anni, ma le immagini di piazza Indipendenza rischiano di segnare un'epoca riportando sul tavolo sociale un problema irrisolto, ma tollerato.
Il Sunia che non ha mai smesso di far suonare l'allarme giudica nel 2017 "Inammissibile che in Toscana ogni anno si liberino oltre 1700 alloggi la maggior parte per decesso dei titolari dell’assegnazione e che per mancanza di risorse per la ristrutturazione, ci vogliano una media di due anni per vederli assegnati alle oltre 25000 famiglie utilmente collocate nelle graduatorie comunali".

Quale soluzione adotterà Firenze? La città amministrata dal sindaco La Pira colui che dettò l'ordinanza di requisizione recante la motivazione "Gravissima è la carenza degli alloggi nel Comune.. risultano esserci persone assolutamente nell'impossibilità di procurarsi un quartiere o altra sistemazione perché non hanno i mezzi per pagare un fitto corrente al mercato libero anche di una sola camera”.

La discussione, in special modo attraverso il canale della nuova comunicazione, si è accesa arricchendosi di commenti che sembrano recuperati dal passato della memoria italiana riportandoci ad una Torino invasa dagli operai provenienti dal sud. Ma come Torino tante altre città, Firenze compresa, hanno visto crescere la popolazione e non solo per questioni lavorative nel corso dei secoli. Anche alcuni quartieri del capoluogo toscano sono sorti per accogliere l'esigenza di posti letto.
Adesso che il tessuto urbano è saturo si cercano soluzioni di recupero ed auto-recupero e così mentre i sindacati degli inquilini chiedono di poter trasformare le caserme dismesse, a spese dello Stato, in case popolari assegnate per reddito, i movimenti propongono l'assegnazione degli immobili abbandonati nel loro stato d'uso al fine di agevolarne una ristrutturazione in autonomia.

Sono anni che la CGIL Toscana, insieme al SUNIA, sostiene che per tentare di risolvere la drammatica questione della precarietà abitativa, occorre che governo centrale e regione Toscana individuino al più presto un regolare flusso di finanziamenti che garantisca la costruzione di nuove case popolari a canone sostenibile da realizzarsi soprattutto nei grandi spazi delle caserme dismesse
Il viceministro delle infrastrutture Riccardo Nencini dichiara adesso che per risolvere la crescente emergenza abitativa occorre “trovare un sistema per alimentare un fondo analogo a quello Gescal”.
L'acronimo di GEStione CAse per i Lavoratori era un fondo destinato alla costruzione ed alla assegnazione di case ai lavoratori con contributi provenienti dai lavoratori stessi, dalle imprese ed in parte da finanziamenti governativi.

 Le risorse di oggi? "Non dovranno essere chieste sempre ai soliti noti, vale a dire ai lavoratori dipendenti, come avveniva con le ritenute Gescal, ma attraverso una vera e propria tassa di scopo che colpisca le rendite, soprattutto quelle immobiliari e di beni di lusso, come auto di grossa cilindrata o imbarcazioni" risponde il Sunia Toscana 

La controproposta. "Rinnoviamo l’invito alla Regione di condividere questo percorso promuovendo al suo interno e rispetto al governo centrale, una discussione per assicurare subito, risorse certe per il sistema dell’edilizia residenziale pubblica, pilastro fondamentale sul quale deve poggiare il sostegno alle famiglie in difficoltà per il caro affitti e per i bassi redditi dovuti alla precarietà lavorativa" un salto indietro di anni per guardare al futuro e tornare a colpire tutti gli italiani indiscriminatamente oppure solo la fascia dei "ricchi" che ieri come oggi sarebbero stabiliti in base al paniere di beni in loro possesso.

Redazione Nove da Firenze