Cinema: I due volti di gennaio

Viggo Mortensen e Kristen Dunst in un thriller di qualità.


“I due volti di gennaio” è tratto da un romanzo di Patricia Highsmith scrittrice americana di racconti noir e thriller, che non pochi contributi ha dato al cinema.  (L’altro uomo di Hitchcock, Il talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, L'amico americano di Wim Wenders...).

Il film è un thriller ben riuscito, sempre verosimile e mai artificioso, che tiene sulle spine nel suo on the road di fuga. Chestert MacFarland (Viggo Mortensen) è un ricco consulente finanziario, in viaggio attraverso l'Europa con la moglie Colette (Kirsten Dunst). Si trovano a visitare il Partenone, quando incontrano il giovane Rydal (Oscar Isaac), ragazzo americano di origini greche e dal passato incerto. Una serie di casi porterà Rydal a fare da guida alla coppia a passeggio per Atene, contrattando in greco per i loro acquisti. Tutto sembra andare alla grande, finché un investigatore americano non arriva a rovinare i giochi, rivelando le carte di Chester: truffatore impossessatosi illecitamente dei soldi dei suoi clienti. Il confronto tra i due uomini degenera in una rissa che porterà all'accidentale morte del detective. Da quel momento la fuga della coppia è inevitabile e ad aiutarli è Rydal, in parte per convenienza, facendosi pagare profumatamente per i suoi servizi e la falsificazione di nuovi documenti, ma soprattutto attratto dalla bellissima Colette che funge da anomala femme fatale. Da questo momento il film diviene una sorta di "escape movie" che porterà i protagonisti a Creta, verso un finale a sorpresa. Il titolo del film “I due volti di gennaio” rinvia a Giano bifronte, la divinità mitologica da cui deriva il nome di gennaio, e indica una caratteristica della vicenda. Il film si articola, infatti, nel contrasto tra ciò che appare e ciò che è. Ogni personaggio ha un doppio volto: il ricco ed elegante Chester è un truffatore, la moglie Colette è una donna sin troppo lusingata dalla rivalità dei due uomini, mentre Rydal è enigmatico nella sua figura sospesa tra la fiducia e l'inganno. Il film mantiene alta la tensione e ci conduce a gran ritmo nella fuga che è resa talmente verosimile da portare inevitabilmente ogni spettatore a fuggire con loro, costringendo a immedesimarsi nel truffatore Chester e nei suoi atteggiamenti discutibili.

Un film che ha avuto buoni riconoscimenti internazionali e che si fa apprezzare, oltre che per la qualità degli interpreti, per l'ottima regia dell'anglo-iraniano Hossein Amini, che ha sceneggiato benissimo il libro della Highsmith, senza indulgere mai a facili immagini turistiche dei bellissimi luoghi dove si svolge la storia.

Alessandro Lazzeri