Bike Sharing a flusso libero: obiettivi tra successo e fallimento

Partita anche a Milano l'esperienza del Bike Sharing senza stalli


Firenze è stata la prima città in Italia ad accogliere il noleggio a flusso libero, all'entusiasmo iniziale di chi attendeva il Bike Sharing da anni è subentrata la preoccupazione di ritrovarsi la città invasa dai rottami: lo abbiamo definito Horror Social Park
Oggi sono i milanesi a confrontarsi con la novità e l'entusiasmo sui Social Network è basato sul confronto con un Bike Sharing già presente, ma legato ad un sistema più rigido con stalli di riconsegna. Per il capoluogo della lombardia sono previste 12.000 bici nei prossimi mesi suddivise tra due operatori, A Firenze Mobike sulla base dell’avviso pubblico indetto dal comune il 31 maggio scorso, prevede 4.000 bici in funzione h24 per tutti i giorni dell’anno coprendo l’intero centro abitato cittadino.

In rete regna lo scetticismo, sono numerosi gli articoli che mostrano immagini ad effetto come biciclette a noleggio che si muovono in contesti urbani ripieni di rottami accatastati ai lati delle strade. Ma è veramente così?
Su Google la ricerca "Bike - Sharing - Fallimento" rischia di stroncare qualsiasi accenno di sorriso.
L'Italia intera è piena di esperimenti partiti sotto i migliori auspici e poi naufragati in corso d'opera: biciclette sezionate, rottami smarriti, stalli abbandonati e molta ruggine al posto della vernice scintillante.

Non manca chi punta il dito sulle grandi aziende che gestiscono il Bike Sharing nel mondo accusandole di essere giovanissime Start Up dove i finanziamenti peserebbero più dei ricavi, e destinate pertanto a non sopravvivere nel medio termine a patto di non portarsi in equilibrio con una correzione dei prezzi definiti fin troppo concorrenziali.
Quanto costa? Adesso sono attive tariffe promozionali sia per la quota di utilizzo sia per la quota di deposito: 30 minuti a 30 centesimi (saranno 50 a regime) 1 euro il deposito (50 Euro a regime). Gli utilizzatori virtuosi ricevono sconti sulle tariffe.
Previsto anche l'abbonamento mensile, trimestrale, semestrale e annuale. 

Da dove arriva il Bike Sharing? Dai Paesi Bassi dove nel 1966, il movimento “Provo”, composto da artisti, hippy e anarchici, lanciò l'iniziativa “Witte Fietsen” e mise a disposizione gratuitamente biciclette dipinte di bianco per la città di Amsterdam.
Come funzionava? "Chiunque poteva prendere una bicicletta - raccontano gli esperti di Mobilità del Club Italia - pedalare ovunque volesse e lasciare la bicicletta a disposizione perché potesse essere utilizzata da un’altra persona. Le biciclette erano state trovate, regalate o cedute e non ce n’erano più di 10 in circolazione nello stesso momento. Ma l’esperimento andò male. Le biciclette furono distrutte, rubate, gettate nei canali o confiscate dalla polizia per il fatto che non erano sicure".

La seconda generazione. "Le biciclette non venivano più lasciate in strada, dove chiunque poteva prenderle, ma erano bloccate e potevano essere utilizzate solo con un chip o con una carta. Per l’utilizzo era necessaria la registrazione. Le biciclette erano bloccate in determinate postazioni - le prime stazioni di noleggio. Questi sistemi non erano economici e la maggior parte di essi non sopravvisse a lungo. Anche in questo caso si sono riscontrate le stesse criticità dei sistemi di precedente generazione: furti, atti vandalici o forme di parziale appropriazione, la bicicletta noleggiata veniva bloccata con lucchetti personali e nessun altro utente aveva la possibilità di poterla utilizzare".

Terza generazione. "L’innovazione tecnica ha trasformato il noleggio di biciclette in un prodotto high-tech. Il sistema Call a Bike a Monaco è stato uno dei precursori nel 2000, con uno start-up di 1.000 biciclette. Le cabine telefoniche sono state utilizzate come punti di presa e rilascio. Gli utenti registrati chiamavano la centrale e ricevevano la combinazione della serratura della bicicletta. Le tariffe di noleggio venivano addebitate direttamente sulla carta di credito dell’utente. Purtroppo dopo un anno, Call a Bike è fallita ed è stata rilevata da Deutsche Bahn. Questo innovativo sistema di Bike Sharing ha comunque avuto buoni riscontri, contribuendo a diffondere l’idea della bicicletta pubblica condivisa".

Esiste uno studio EuroTest2012 a cui ha partecipato anche la nazionale ACI che ha messo a confronto numerose esperienze.
"Ciò che è più importante sono gli obiettivi che ci si propone di realizzare con un sistema di Bike Sharing. Le finalità svolgono un ruolo fondamentale nel modellare la tipologia del sistema ed il target di utenti.
Occorre soddisfare i pendolari che utilizzano il trasporto pubblico locale, come nel caso dei sistemi di OV-fiets nelle città olandesi di Amsterdam, L’Aia e Utrecht? Oppure occorre rispondere alle esigenze dei turisti? Oppure soltanto quelle dei residenti, come nel caso di Bicing nella città spagnola di Barcellona?
".

Nel 2012 lo studio si concludeva con alcuni suggerimenti, tra questi "Garantire una facilità d’uso e permettere che le biciclette possano essere depositate in qualsiasi postazione, anche quelle dove i parcheggi non dovessero risultare liberi" ovvero il flusso libero.

Non è tutto: gli esperti da tutta Europa consigliavano di "Creare connessioni con il trasporto pubblico locale attraverso misure adeguate, come postazioni situate vicino alle fermate, con tariffe e informazioni integrate o tessere in comune con i diversi mezzi di trasporto. Mettere a disposizione soltanto biciclette sicure, ben tenute e comode; limitando gli spazi pubblicitari ad una misura ragionevole".

Secondo l'EuroTest Milano già nel 2012 era definita l'eccellenza rispetto a Torino e Parma che la seguivano in classifica, un successo dovuto alla facilità di noleggio, nonostante la presenza di stalli di noleggio - rilascio.

La tecnologia con l'uso delle App è notevolmente migliorata, resterebbe carente la qualità del mezzo privo spesso di sospensioni, necessarie in città dai manti stradali rovinati.

Antonio Lenoci