Sequestrati 15mila giubbotti in pelle di procione diretti a Prato

Nel corso dell’Operazione Rascal sono stati trovati 15.000 giubbotti, confezionati con parti di specie protetta dalla normativa comunitaria sul controllo dell’importazione di animali da pelliccia, per un valore commerciale di circa 800mila euro.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
17 agosto 2010 16:06
Sequestrati 15mila giubbotti in pelle di procione diretti a Prato

Sono 15.000 i giubbotti confezionati utilizzando pelli di procione (Procyon lotor) importati illegalmente dalla Cina, sequestrati nel Porto di Civitavecchia (Roma), dal Corpo forestale dello Stato e dall’Ufficio delle Dogane che, una volta immessi sul mercato avrebbero fruttato cifre sino 800.000 euro. L’intervento, denominato “Operazione Rascal”, rientra nell’accordo di collaborazione già in essere fra Agenzia delle Dogane e Corpo Forestale dello Stato, ed è stato condotto dalla Sezione Investigativa Cites di Roma e dal Nucleo Operativo Cites di Fiumicino del Corpo Forestale dello Stato, in collaborazione con l’Area Verifiche e Controlli Antifrode della Direzione Regionale per il Lazio e l’Umbria e l’Ufficio delle Dogane di Civitavecchia.

I capi d’abbigliamento sequestrati dagli uomini del Corpo forestale dello Stato e dalla Dogana presso gli spazi doganali del Porto di Civitavecchia - nella vasta area del molo destinata agli arrivi e allo stoccaggio dei container provenienti da altri paesi - viaggiavano all’interno di un container sulla nave “Malaga” proveniente dal porto di Shanghai. Le destinazioni finali dei giubbotti erano Prato e Roma per la successiva commercializzazione. In altri casi analoghi tali prodotti, prima di essere immessi sul mercato, erano stati rietichettati con il marchio “made in Italy” in violazione della legge 350/2003 e successive modifiche a protezione della produzione nazionale.

Inoltre, i giubbotti erano dichiarati per un valore di cessione molto inferiore ai valori commerciali normalmente praticati, il che ha attivato gli uffici doganali per ulteriori approfondimenti finalizzati a verificare le false dichiarazioni del valore o la provenienza illecita delle pelli. Sui capi sequestrati saranno effettuate analisi mirate ad accertare se gli stessi siano stati trattati con sostanze potenzialmente nocive per la salute o comunque non autorizzate dalle norme sanitarie comunitarie.

Come accaduto già in passato in analoghe operazioni condotte dalla Forestale e dalla Dogana (la più recente è stata l“Operazione Racoon” del febbraio scorso), i giubbotti non erano accompagnati dalla necessaria documentazione di origine che ne comprovi la provenienza legale. Il personale della Forestale, in questi casi, è chiamato a verificare che le parti di pelli non provengano da allevamenti illegali e da catture mediante trappole o altri mezzi che causano sofferenza agli animali, come stabilito dalla recente legislazione europea.

La sanzione prevista dalla legge per il commercio del Procyon lotor è l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da 10 a 100 mila euro. Il procione è originario del Nord America ed è un mammifero che, reintrodotto nei secoli in Europa, oggi vive nei boschi della Germania e della Francia e viene massicciamente utilizzato in Oriente per la sua pregiata pelliccia. Un fenomeno, quello del traffico di esemplari di specie protette destinati all’industria mondiale della moda, che fa registrare, ormai da qualche tempo, una netta crescita.

A tal proposito il Corpo forestale dello Stato sta da mesi intensificando l’attività di vigilanza.

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