Rubrica — Mostre

Al Museo Archeologico Nazionale la mostra "La fragilità del segno"

Arte rupestre dell'Africa nell'archivio dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria da domani a Firenze


Questa mostra vuole far conoscere alcune delle più antiche e straordinarie manifestazioni artistiche dell’umanità, situate in luoghi oggi inaccessibili a causa di conflitti interni e internazionali. Attraverso le immagini conservate dall'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, i visitatori verranno accompagnati alla scoperta dell’arte rupestre del Corno d’Africa e della Libia. Qui ad esempio si trovano, nella regione del Fezzan, "I siti rupestri del Tadrart Acacus", già dichiarati Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1985 e inseriti nel luglio 2016 nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo. "Heritage in danger", dunque, a causa dei conflitti armati, ma anche luoghi attraversati dalle rotte migratorie che dall'Africa centro occidentale e orientale portano all'Europa, ora come nella preistoria.

E’ questo appunto il caso della regione sud-occidentale della Libia, dove la presenza antichissima dell’uomo è testimoniata dai segni lasciati sulle rocce e dove oggi il tragico fenomeno migratorio torna a interessare gli stessi luoghi, divenuti teatro di drammatici eventi e ormai inaccessibili alla vigilanza del mondo civile.

Per questi motivi, la prospettiva da cui si è scelto di raccontare questi luoghi e quest’arte è la fragilità, che accomuna in un unico destino l’uomo e i suoi segni: pitture e incisioni sulla roccia, spesso veri capolavori artistici, la cui conservazione è da sempre condizionata da un clima estremo, ma oggi soprattutto minacciata dal quadro geo-politico.

Come è ben noto, quest’area è solo uno degli esempi di antiche e preziose testimonianze del passato colpite e martoriate da guerre e ideologie distruttive; risvegliare l'attenzione del pubblico è un modo per preservare la memoria di questo inestimabile ma fragile Patrimonio dell'Umanità.

Ma anche le immagini d’archivio che di questo patrimonio conservano memoria sono documenti fragili, da conservare con cura.

L’archivio fotografico che l'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria ha ricevuto in lascito da Paolo Graziosi (1906-1988), fondatore e primo presidente dell’Istituto, conserva immagini e filmati da lui realizzati per documentare le sue ricerche archeologiche ed etnografiche. Ricercatore e docente dai molteplici interessi scientifici, fu specialista di fama mondiale nel campo degli studi di arte preistorica. Buona parte della sua attività fu dedicata alle ricerche nel territorio africano dove, tra il 1933 ed il 1972, portò a termine 20 missioni scientifiche, principalmente in Libia, ma anche in Egitto e nel Corno d’Africa.

Il percorso espositivo tutto giocato sulle immagini, secondo il progetto di allestimento di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, si sviluppa in un contesto immersivo attraverso tre sezioni: una rapida introduzione sull’attività di Graziosi e sul grande tema dell'"Heritage in danger”; una sezione dedicata alle testimonianze d’arte preistorica del Corno d’Africa, documentate dalle ricerche di Graziosi, oggi continuate da Luca Bachechi, archeologo dell'Università di Firenze. Nella terza sala, animazioni e video installazioni di grande suggestione fanno “entrare” nell'arte rupestre e nelle ricerche etnografiche in Libia.

La mostra, a cura di Anna Revedin, Luca Bachechi, Andrea De Pascale, Silvia Florindi è realizzata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, in collaborazione con Polo Museale della Toscana/Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Virgilio Sieni / Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza, Ufficio UNESCO del Comune di Firenze, Università di Firenze - Funzione per lo Sviluppo di Prodotti Multimediali, con il contributo MIUR.

La mostra, sotto il patronato dell’UNESCO, ha ottenuto il patrocinio del MIBACT, della Commissione Nazionale Italiana per UNESCO (CNI), del Comune di Firenze, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.

Catalogo a cura di A. De Pascale e L. Bachechi. Il volume contiene una ricca selezione di immagini tratte dall'archivio Graziosi e una serie di brevi saggi di inquadramento, scritti dai maggiori studiosi del settore, ma con taglio divulgativo, adatti anche ad un pubblico non specialista.

La mostra fa parte del progetto IIPP “Archeologia nel deserto” in corso di realizzazione con il contributo del MIUR (L.6/2000)e della Fondazione CRF sull'archivio fotografico di Paolo Graziosi, di proprietà dell’Istituto.

L’ARCHIVIO FOTOGRAFICO IIPP è stato dichiarato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana di interesse storico particolarmente importante ai sensi del DL 42/2004, con decreto n.608/2012. Proviene dal lascito di Paolo Graziosi: comprende 10338 immagini digitalizzate (diapositive, negativi e positivi fotografici) e alcune decine di filmati (16 mm sia in b/n che a colori) riguardanti lo studio della preistoria e della protostoria, e gli avvenimenti ad esso collegati (ricerche, scavi, convegni) svoltisi durante il XX secolo; i documenti più antichi risalgono alla fine degli anni venti del secolo scorso. Si tratta di uno dei fondi di documentazione visiva scientifica più importanti del settore in Italia e di fondamentale importanza per gli studi sulla Preistoria europea e africana.

Redazione Nove da Firenze