Arte: il Guercino agli Uffizi dal 17 dicembre al 22 febbraio 2009


Nativo di Cento, in Emilia, Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino per un difetto di vista a seguito di un incidente accadutogli quando era ancora bambino, resta senz’altro uno dei protagonisti più alti e fecondi nel panorama del disegno italiano del Seicento, con una produzione che per la vivacità inventiva e l’indubbia maestria tecnica si distingue da quella dei suoi contemporanei. Fin da subito lo straordinario vigore dei suoi fogli fu apprezzato dagli storiografi che hanno notato, come ad esempio Carlo Cesare Malvasia, quanto essi siano «spiritosi, guizzanti, bizzarri e galanti, che ben danno a conoscere quanto più di qualsiasi altro [disegnatore] fosse nato pittore, e fatto dalla natura». I caratteri di «gustosa facilità» con cui i primi biografi hanno sintetizzato felicemente la produzione grafica del Guercino invitano peraltro a considerare come tale facilitas, la dote precipua dell’artista, non vada semplicemente percepita nella accezione di un dono naturale quanto piuttosto come talento, solo in parte connaturato, nell’esprimersi graficamente, in contrapposizione alla astrazione intellettuale, alla sintesi formale e alla grazia di Guido Reni, solo per ricordare un altro grande maestro del disegno emiliano la cui produzione è stata trattata, in stretta contiguità temporale, nella mostra dedicatagli la scorsa primavera al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
La raccolta fiorentina può infatti vantare il possesso di un nucleo non comune di oltre settantacinque fogli del Guercino, di cui gran parte esposti in mostra, e molti dei quali sono frutto già del singolare intuito collezionistico del cardinale Leopoldo de’ Medici che nell’arco di un quarto di secolo, dal 1650 al 1675, accumulò un’insuperata collezione di disegni antichi. L’occasione intende comunque anche dar conto delle ricerche più recenti e delle nuove attribuzioni, che vengono ad aggiungersi ai disegni meglio conosciuti, offrendo così al pubblico una visione completa dell’importanza del Barbieri come disegnatore. La maggioranza dei fogli tratta studi di figura, preparatori per composizioni che riguardano l’intera carriera dell’artista, ma la collezione degli Uffizi è particolarmente ricca di opere grafiche eseguite all’inizio della sua attività, prima del suo importante soggiorno romano del 1621-1623, che rappresentò uno dei principali punti di svolta del percorso formativo del Guercino. Altre tipologie di disegni in mostra, tra cui paesaggi, caricature e soggetti di genere, restano invece di meno facile datazione potendo contare unicamente su elementi di stile.
Accanto ai disegni del maestro ne vengono esposti quasi altrettanti tra quelli dovuti agli artisti del suo studio, in primo luogo ai nipoti Benedetto (1633-1715) e Cesare Gennari (1637-1688), mentre in una sezione relativa ai Tardi seguaci, imitatori e copisti spiccano i nomi di Livio Mehus, Antonio Domenico Gabbiani, Giuseppe Maria Ficatelli (o Figatelli), Francesco Bartolozzi, nonché del misterioso “Falsario”. Il catalogo che accompagna la mostra, corrispondente al volume XCVII della collana dell’Istituto edita da Leo S. Olschki, raccoglie l’accurato esame delle opere dovuto a Nicholas Turner, i cui apprezzati studi sulla personalità di Giovan Francesco Barbieri disegnatore vanno considerati ineludibili punti di riferimento. Nell’acuto saggio di Elizabeth Cropper la lettura delle fonti, da Francesco Scannelli (1657) a Carlo Cesare Malvasia (1678) fino a Jacopo Alessandro Calvi (1808), riesce magistralmente esemplare, mentre ulteriori elementi di giudizio vengono apportati dallo studio impegnato, originale e profondo di Piera Giovanna Tordella, che individua, su un piano più specificamente teorico, i nessi tra tecnica e stile. A corredo e supporto di queste ricerche si pone infine un utile contributo tecnico che nasce dalla feconda collaborazione con Piero Baglioni, Rodorico Giorni e Giovanna Poggi dell’Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Chimica, Consorzio CSGI) e con Mario Amedeo Lazzari e Curzio Merlo (del Laboratorio di indagini scientifiche applicate alle opere d’arte di CR.FORMA, Azienda Speciale della Provincia di Cremona), coadiuvati da Maurizio Boni e Luciano Mori, del laboratorio di restauro del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
Dopo l’esposizione a Firenze, questa importante selezione di fogli guercineschi verrà trasferita dall’11 settembre al 22 novembre presso il Kunstmuseum di Berna.

Redazione Nove da Firenze