Firenze: nuovo stadio e vecchie domande (almeno una ventina)


Nel settembre del 1973 nello stadio di Santiago del Cile furono rinchiusi tutti coloro che continuavano a dire di no al regime. 35 anni dopo, speriamo che nel nuovo stadio che si progetta di realizzare a Castello non vengano segregate le risposte alle domande che tanti cittadini di Firenze si stanno ponendo in questi giorni. E sono molte.
Com’è possibile che proponga di realizzare il nuovo stadio a Castello chi, esattamente tre mesi fa annunciava la ristrutturazione del vecchio Franchi, e la dichiarava già concordata con la Soprintendenza competente e con gli uffici tecnici del Comune? E com’è possibile che chi poco più di tre mesi fa pretendeva che l’Amministrazione fiorentina costruisse uno stadio comunale a Castello oggi plauda alla sua realizzazione privata? Che cosa è successo sotto il sole dell’estate fiorentina? Perché ci conviene che l’inquilino del Franchi diventi proprietario di una nuova struttura ad uso pubblico?
Si afferma che la zona di Campo di Marte è ormai disagevole per gli eventi sportivi e di spettacolo e che il nuovo complesso a Castello sarà invece dotato di tutti i servizi di supporto. Ma come credere alle promesse di infrastrutture necessarie da parte di chi queste stesse necessità a Campo di Marte non le ha soddisfatte negli ultimi decenni? Perché, ad esempio, i tifosi non possono raggiungere lo stadio Franchi in treno, scendendo alla stazione a 300 metri di distanza? Perché anziché realizzare un parcheggio a piazza Alberti (oggi quasi inutilizzato), questo stesso non è stato progettato nelle vicinanze dello stadio? Perché non è stato ancora possibile collegare viale Manfredo Fanti a viale Mazzini con un bel sottopasso che consenta alle auto di scavalcare la strozzatura ferroviaria che affoga la città da 50 anni?
E che destino avrà l‘impianto disegnato da Pier Luigi Nervi? A che sono serviti tutti i soldi spesi, dai Mondiali del 1990 in poi, per adattarlo alle necessità? Perché ci siamo privati della pista di atletica? Perché abbiamo appena ristrutturato l’attiguo stadio militare, vocandolo all’atletica leggera, anche se poi ci organizziamo giusto un meeting annuale? Sposteremo il rugby al Franchi, come hanno fatto al Flaminio di Roma? E al posto dell’attuale struttura rugbystica che ci faremo? Magari edilizia civile, appartamenti, uffici e un centro commerciale? Promettendo poi di destinare i Campini a verde pubblico? Almeno fino a quando qualche imprenditore non proponga vantaggiose alternative? E quali sono, per curiosità, le imprese edili che realizzeranno lo stadio a Castello, le necessarie infrastrutture, e la riorganizzazione urbanistica di Campo di Marte?
Era inevitabile che il pronunciamento dell’ex Assessore alla Cultura si concludesse con le sue dimissioni. Poteva continuare a disporre dell’oltraggioso professore quale collaboratore, chi ogni domenica si siede accanto ai proprietari della Fiorentina in tribuna d’onore? La sua tempestiva sostituzione è una perfetta sintesi della filosofia politica che governa Firenze. Il successore ha subito annunciato che per i prossimi otto mesi si getterà anima e cuore sulla progettazione del nuovo stadio. E c’è da credere che saprà realizzare l’opera a regola d’arte l’assessore-muratore allo sport. Perché è proprio in questa fusione di deleghe, tra cultura e Sport, che sta il segreto della Firenze contemporanea. Non è un caso che il membro di Giunta comunale abbia anche la significativa delega ai Gemellaggi. E con chi è davvero gemellata questa città, governata da un consociativo ambiente partitico-calcistico-immobiliare? Gemellata con città straniere? O piuttosto con se stessa, da cui la Delega al Gemellaggio della cultura del Mattone e del Pallone?

Montecristo

Redazione Nove da Firenze