Vincenzo Musacchio: 'Le mafie sono cambiate negli ultimi dieci anni'

Intervista sulla criminalità organizzata al giurista, criminologo e docente di diritto penale

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 giugno 2021 01:10
Vincenzo Musacchio: 'Le mafie sono cambiate negli ultimi dieci anni'

di Lucia De Sanctis

Firenze – Mafie, una parola che sentiremo e leggeremo spesso nel corso del nuovo secolo. L’argomento, tornato di nuovo alla ribalta dopo gli arresti di Rocco Morabito e le operazioni a livello internazionale. Ne parliamo con Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo e docente di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies di Newark (USA). Ricercatore dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra.

Professore, cos’è la criminalità organizzata oggi?

Approfondimenti

L’idea di criminalità organizzata che abbiamo nel nostro immaginario collettivo è mutata notevolmente negli ultimi dieci anni. Non si associa più solo al classico metodo mafioso. Si è venuta a creare una nuova concezione molto più ampia che prescinde anche dai singoli reati spia. Le nuove mafie non sono più solo intimidazione, omertà e violenza, oggi sono diventate mercatistiche, transnazionali e invisibili. Usano il loro immenso potere economico per conseguire vantaggi personali sempre più spesso leciti. Il crimine organizzato quindi si può manifestare anche in forme apparentemente lecite. Quest’ultima evoluzione deve preoccuparci poiché amplia notevolmente il suo potenziale criminogeno.

Qual è ai nostri giorni il rapporto fra criminalità organizzata e corruzione?

È un rapporto simbiotico, un binomio ormai indissolubile. La connessione fra criminalità organizzata e corruzione è vitale per entrambi i sistemi criminali. Le nuove mafie utilizzano i metodi corruttivi per fare affari, ottenere impunità, conquistare spazi nei processi decisionali e occasioni di profitto in settori molto lucrosi, per creare una rete di relazioni con la cd. area grigia, per guadagnare legittimità, consenso e tanto altro ancora. La corruzione è uno strumento con cui le mafie rafforzano il loro potere economico, politico e sociale. Le mafie sono divenute silenti proprio perché corrompono. Con le strategie di natura corruttiva hanno conquistato Roma e gran parte del Centro-Nord.

Perché nessuno si ribella a questo tipo di nuova criminalità?

La risposta a questa domanda l’ha data Rita Atria: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”. Io la penso esattamente così, la ribellione morale si potrà avere se scompariranno le collusioni, le contiguità e le complicità tra cittadini e mafie. Oggi queste ultime convengono a tante persone. La moderna criminalità organizzata non ha più un ruolo subalterno o secondario nei confronti della politica poiché al momento ha la capacità di incidere anche su alcuni equilibri politici a livello nazionale e transnazionale.

Lei ha scritto, anche in riviste internazionali, che il Recovery Fund è a rischio infiltrazioni mafiose, lo conferma?

Assolutamente sì! L’eccessiva semplificazione, l’uso smodato del subappalto, la mancanza di efficaci attività di controllo sono tutti fattori che favoriranno le infiltrazioni mafiose. Togliere i freni significa andare più veloci, ma spesso vuol dire anche andare a sbattere.

Che cosa suggerirebbe a tal proposito?

Io eviterei di usare strumenti di emergenza poiché questa logica ha portato e porterà alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose. Vanno rafforzati i meccanismi di controllo dal momento dell’erogazione dei fondi sino al compimento finale dell’opera. Si sta andando purtroppo in direzione opposta. Nel frattempo le mafie hanno già costituito i loro “comitati d’affari” e ora aspettano la torta da dividersi.

Le ha tenuto una lezione interessantissima sulle mafie presso l’Istituto Universitario Avventista di Firenze e ha parlato anche di ecomafie, cosa ne pensa delle ultime vicende in tema di rifiuti che hanno colpito la nostra Toscana?

L’idea di una Toscana “isola felice” è usata solo da chi non vuol vedere. Da qualche tempo qui da voi le mafie hanno investito capitali e fatto affari, con appalti pubblici, turismo, stupefacenti e naturalmente rifiuti pericolosi. La Toscana è l’esempio di come le mafie fanno affari e fanno fare affari utilizzando l’arma della corruzione. I rifiuti non arrivano da soli: ci sono complicità e omissioni.

A chi si rivolgono le mafie per costituire questi “comitati d’affari”?

Alla politica, alla pubblica amministrazione, al mondo delle professioni. Le mafie sanno chi è avvicinabile e chi no, per questo hanno un fiuto infallibile. Ogni tipologia d’infiltrazione oggi avviene attraverso i circuiti e le reti della corruzione, raramente è utilizzato il vecchio metodo violento. Le grandi operazioni immobiliari, così come le grandi opere pubbliche faranno si che nascano questi comitati per fare grandi affari sottobanco, e spesso anche per grandi casi di corruzione. Occorrerà tenere sotto controllo alcuni indicatori di rischio criminalità organizzata, come ad esempio i passaggi di proprietà di aziende, imprese e attività commerciali.

Quali sono gli strumenti che secondo lei dovremmo potenziare per ridurre al minimo il rischio della criminalità organizzata?

Ho presentato un piano operativo al Presidente della Commissione Bilancio del Parlamento europeo in cui ho evidenziato come la tracciabilità dei fondi erogati e la moneta elettronica nelle transazioni con la pubblica amministrazione possano essere un buono strumento di controllo. Ho posto l’accento sull’importanza della massima trasparenza nelle decisioni di fatto consentirebbe ai cittadini di operare una vera funzione di controllo civico. Il monitoraggio dell’opera, dall’erogazione dei fondi alla realizzazione sarebbe un altro strumento di controllo che eviterebbe la corruzione e le infiltrazioni mafiose. Questi sono solo alcuni punti che ho presentato in Unione europea.

Verrebbe in Toscana a dare il suo apporto se la chiamassero così come è stato chiamato in Europa?

In Toscana avete molte persone competenti in materia. Se mai qualche “folle” dovesse mai chiamarmi, certamente, non mi sottrarrei, ma onestamente non credo che questo potrà mai accadere. La politica solitamente sceglie persone accondiscendenti ed io non appartengo a questa categoria.

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