Terremoto in Toscana: il geologo serve, tra bandi al ribasso ed ignoranza

Il monitoraggio del territorio è l'unica arma utile per non subire gli eventi e morire impreparati


All'indomani del sisma che ha scosso fisicamente il Centro Italia e moralmente l'intero Paese, siamo tornati ad osservare con preoccupazione la dorsale appenninica che l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia presenta come altamente sottoposta ad attività sismica. Un calcolo delle probabilità che però non basta a prevenire il verificarsi di un terremoto e l'unica arma in possesso dell'uomo resta la prevenzione
Lo abbiamo sentito ogni volta che in Italia la terra ha tremato, ma dopo la fase dell'emergenza, l'attenzione, che diminuisce fisiologicamente con il passare delle ore, si volge verso la ricostruzione e successivamente entra in gioco la memoria (poca?). 

Dalla Toscana è partita una riflessione sul fenomeno sismico sotto forma di un convegno organizzato presso l'Auditorium di Santa Apollonia ed al quale hanno preso parte numerosi esperti non solo toscani.
Nove da Firenze ha incontrato la presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli, che ci aiuta ad approfondire il delicato argomento, ad inquadrare la pericolosità sociale di un sistema che sembra sorprenderci con gli occhi chiusi sul rischio sismico.

"A livello di studi in Toscana siamo avanti -
spiega Maria Teresa Fagioli - poiché abbiamo iniziato prima di tutti gli altri a lavorare sulla prevenzione, ma sulla sicurezza anche noi abbiamo ancora molto da fare".
Si riferisce ad un settore in particolare? "Prendiamo ad esempio gli edifici sensibili delle aree ad alta sismicità fra i quali abbiamo le scuole. Sul nostro territorio meno del 10% delle strutture è considerabile "in sicurezza" dal punto di vista sismico. Non è che non si sia fatto nulla, sia chiaro, ma è un lavoro lungo ed impegnativo. Non dimentichiamoci che la maggioranza dei edifici scolastici sono strutture realizzate prima del 1974 e quindi antecedenti alla prima organica normativa antisismica".

Nelle ore successive all'evento qualcuno ha ipotizzato di poter intervenire fisicamente sulle strutture per mettere in sicurezza il patrimonio nazionale con accorgimenti più o meno innovativi, dai semplici tiranti in ferro ai cuscinetti interrati. "Si tratta di una utopia pensare di poter mettere in sicurezza tutto il patrimonio edilizio. Servono invece scelte politiche, che potranno essere anche dolorose, ma che andranno prese in tempi brevi".
Qualche esempio? "In estrema sintesi mi riferisco ad esempio ai paesini arroccati sui monti, veri capolavori di architettura povera, in cui mettere gli immobili in sicurezza non è certo semplice ed in certi casi, è preferibile lasciare la situazione inalterata perché intervenire appesantendo o rendendo rigide strutture duttili, che proprio per questo hanno già superato indenni altri sismi, può peggiorare invece che mitigare il rischio di collasso. Ci sono poi strutture edilizie costruite negli anni '50 e '60 per le quali il costo dell'adeguamento sismico supera di molto il valore effettivo dell'immobile. Dove possibile si dovrebbe poter delocalizzare e ricostruire. Certo una città o un borgo d'arte non sono delocalizzabili o rottamabili ma, fermi restando i diritti delle proprietà siamo sicuri di voler preservare ad ogni costo l'edilizia spazzatura? Perché il costo può essere la vita di chi ci abita. Dobbiamo essere consapevoli che, per quanto impopolari, non possiamo escludere di dover prendere in futuro tali decisioni per garantire l'incolumità pubblica".

La Toscana in quale direzione potrebbe andare? "Abbiamo un patrimonio edilizio vario: dai piccoli borghi arroccati ai beni artistici di particolare pregio e di bellezza non indifferente. La cosa importante al momento sarebbe far conoscere alla popolazione il rischio che può correre nelle case in cui abita. Si muore di terremoto solo perché ci cadono in testa tetti, muri, solai, pietre, mattoni, travi, per questo dobbiamo arrivare non solo a costruire in maniera tale che non si verifichino cedimenti strutturali, ma per l'esistente dobbiamo almeno raggiungere l'obiettivo di poter uscire dalle abitazioni prima che queste collassino".

L'Ordine che rappresenta ha lamentato spesso una scarsa considerazione per il ruolo del geologo nelle amministrazioni locali. "Nella pianta organica dei comuni toscani, compresi anche alcuni capoluoghi, la figura professionale del geologo brilla per la sua assenza e non di rado, anche nelle consulenze esterne veniamo snobbati o sostituiti da professionalità non specificamente competenti. Ma il problema più grave è che ben pochi comuni hanno una disponibilità economica che gli consenta di intervenire almeno sugli edifici sensibili. Questo comporta bandi al ribasso vinti con oltre l 80% di sconto, che vuol dire che il lavoro lo si fa per finta perché per farlo davvero i soldi non bastano e tutto va bene purché il terremoto non arrivi davvero.. Come ha dimostrato il terremoto del reatino, i lavori fatti male sono peggio degli interventi non fatti perché si crea nel cittadino la falsa convinzione di essere al sicuro quando non lo è".

Il sindaco de L'Aquila ha puntato nuovamente il dito sull'immobilismo dello Stato davanti all'ipotesi di istituire il Fascicolo del Fabbricato. "Il fascicolo è stato osteggiato con la scusa dei costi e per le troppe professionalità necessarie a redigerlo ma il problema principale, soprattutto prima della crisi, che ha eroso pesantemente i valori immobiliari, è che si temeva di alterare l'equilibrio di un mercato immobiliare oggettivamente non troppo trasparente. Personalmente ritengo che ogni cittadino abbia diritto di sapere a quali rischi è sottoposto il bene immobile dove vive o lavora o che vuole acquistare. Si è detto che il libretto del fabbricato rischierebbe di svalutare alcuni immobili, ma se l'immobile non è in sicurezza dal punto di vista sismico o idrogeologico è anche giusto che sul mercato sia valutato di meno rispetto a quanto sia in sicurezza, per il semplice fatto che ti può ammazzare".

I Geologi hanno una proposta nel cassetto, un team di esperti suddiviso per competenza territoriale pronto ad intervenire all'occorrenza. "Potremmo ricalcare quei presidi che in altre regioni già ci sono con professionalità dedicate".
Come è stato per le ex Comunità Montane dove i tecnici intervenivano sul terreno impervio per mettere in sicurezza le strade? "Penso ad un metodo ancora più capillare, poiché esistono zone idro-geologicamente e sismicamente più delicate e penalizzate e spesso sono proprio comuni "poveri" ad avere territori vasti e problematici". Ma questi team multidisciplinari di professionisti a presidio del territorio chi li paga? "Passaggio difficile anche se alla fine di soldi se ne risparmierebbero non pochi. Il mio pallino è quello del geologo condotto, un professionista che conosce il territorio a disposizione della comunità che aiuti il cittadino a percepire, senza il panico dell'emergenza, i rischi cui è esposto ed a difendersene. Non sempre, infatti, i tecnici regionali riescono a coprire questo servizio e le piccole amministrazioni non lo contemplano proprio perché i sindaci non hanno i mezzi economici necessari".

Antonio Lenoci