Regolamento Unesco, Confcommercio: "Le imprese da sole non possono fermare il degrado"

La Scaletti interviene su piazza dei Ciompi. Trombi: “Si continua a procedere male e in solitaria, e invece di lavorare insieme si acuiscono le problematiche”


“Contrastare il degrado è un obiettivo primario anche per noi, ma non possono essere le imprese da sole a farlo e di certo non bastano regole come la diminuzione di un’ora del permesso di somministrare alcolici in discoteca. Ecco perché chiediamo all’Amministrazione Comunale di Firenze alcuni emendamenti al regolamento ‘Unesco’ che è in procinto di approvare”. Lo afferma il direttore della Confcommercio fiorentina Franco Marinoni, che nei giorni scorsi ha inviato all’attenzione dell’assessore Cecilia Del Re e del presidente della Seconda Commissione Consiliare dello Sviluppo Economico del Comune di Firenze la richiesta di apportare alcune modifiche al testo definitivo. “Anticipare di un’ora il divieto di somministrazione degli alcolici in discoteca (dalle 2 alle 6 del mattino anziché dalle 3 come previsto invece dalla legislazione nazionale), non serve a combattere l’abuso di alcol. La gente non va a letto per decreto, così ci si limita a spostare il fenomeno altrove, spingendo i giovani a frequentare ambienti alternativi dove i controlli non si applicano, nei quali abusivismo e illegalità la fanno da padroni. Bisogna rendersi conto che i locali pubblici seri, che si impegnano a rispettare la legge, sono i luoghi più sicuri, più controllati e controllabili, nei quali circoscrivere il divertimento e la vita notturna affinché non degenerino in situazioni socialmente pericolose. E i professionisti di questo tipo di impresa sono i migliori collaboratori della legalità”, spiega Marinoni. “Piuttosto”, propone il direttore della Confcommercio, “potrebbe essere utile reintrodurre una qualche forma di autorizzazione per la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche, come quella in uso tempo fa, per monitorare meglio la situazione e intervenire, se del caso, con adeguati provvedimenti sanzionatori mirati. È un’ipotesi caldeggiata anche dal Ministero della Salute, che riprende una proposta della Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Confcommercio tiene poi a sottolineare che non è la “movida” notturna a costituire tout court un fattore di degrado del centro storico: “gli imprenditori seri di pubblici esercizi e locali da ballo sanno che ci sono regole precise da rispettare e sono impegnati a collaborare per favorire il rispetto del decoro e il diritto dei residenti al riposo. Non solo: sono impegnati a garantire ai loro clienti un divertimento sicuro e sostengono costi importanti per investimenti tecnologici e di personale, per svolgere la propria attività anche secondo canoni di convivenza civile. Di certo, però, non possono farsi carico di eventuali comportamenti molesti di alcune persone sulla pubblica via, un fenomeno la cui repressione passa da quel controllo del territorio che compete solo alle Forze dell’Ordine”. Oltre alla norma sulla fascia oraria di divieto di somministrazione degli alcolici, Confcommercio chiede al Comune di rivedere quella relativa alla limitazione oraria dell’uso dei dehor, per la quale ritiene dovrebbero essere fatte salve le deroghe eventualmente già concesse, per non compromettere troppo nell’immediato le strategie aziendali mese in opera dalle imprese. L’associazione di categoria chiede infine che sia consentito alle imprese già esistenti nell’ambito dell’area “Unesco” di poter ampliare la superficie di vendita/somministrazione, ponendo, se del caso, un limite percentuale alla superficie aumentabile. “Porre dei veti di crescita a chi già rispetta le regole ci pare una grave limitazione della libertà d’impresa. Se un’attività va bene e vuole ingrandirsi, ampliando i locali e magari assumendo più personale, perché impedirglielo?”, dice Franco Marinoni.

“Da una parte si licenzia una modifica del Regolamento Unesco dove si specificano vie, piazze e categorie merceologiche da tutelare perché identitarie e dall'altra di ritiene non lesivo dell'identità fiorentino spostare un mercato antiquario storico. Con lo stesso principio la giunta potrebbe spostare gli orafi di ponte Vecchio in largo Annigoni -interiene anche Cristina Scaletti (La Firenze viva)- Ebbene il Piano di Gestione Unesco prevede la tutela e la valorizzazione del commercio e l'artigianato locale, incentivando questa tradizione secolare e facendo sì che venga praticata e perpetuata nel tempo (…) Il nuovo Eccezionale Valore Universale del Centro Storico di Firenze, confermato ed approvato da UNESCO lo scorso 2014, sottolinea non solo il valore materiale del sito, fatto da monumenti, ma anche l'aspetto immateriale, caratterizzato dalle tradizioni, usi e costumi, nel caso particolare di Firenze, dalla tradizione artigiana.(…) Un ulteriore rischio per il Centro Storico è l’abbandono delle attività commerciali di qualità e artigianali. (…) Questa tematica, affrontata anche dal nuovo Regolamento Urbanistico del 2015, è profondamente legata alla criticità dell’evoluzione del Centro Storico fiorentino, nel quale la compresenza di abitanti e turisti appare conflittuale in termini di perdita della tipicità a favore dell’omologazione(…). Una strana schizofrenia politica: da una parte il Regolamento Unesco, dall’altra l'atteggiamento verso il mercato antiquario. L'unica cosa che ci domandiamo è se, come previsto dal Piano di Gestione Unesco e alla luce dei rischi evidenziati dai vari monitoraggi sul sito, il Comune di Firenze abbia segnalato all'Unesco la deliberata decisone di spostare il mercato antiquario dalla sua sede storica”.

"Peccato che la giunta abbia scelto di non coinvolgere i comitati nelle dinamiche concertative. I residenti sono di fatto patrimonio immateriale dell'Unesco e il piano di gestione UNESCO del comune di Firenze sottolinea a chiare lettere che uno dei rischi per il sito di Firenze é la perdita di identità e la fuga dei residenti -fa eco il consigliere Giacomo Trombi- In commissione sviluppo economico, convocata appena prima di Pasqua, sono state audite le associazioni di categoria relativamente alla modifica del regolamento UNESCO, l’atto con cui il PD intende lavorare per risolvere una serie di criticità che insistono sul centro UNESCO. Ringraziamo la seconda commissione che a differenza di tutte le altre ha almeno audito le associazioni di categoria e dato parola ai comitati. Tuttavia non é assolutamente sufficiente. Anzitutto abbiamo appreso che le associazioni di categoria non hanno potuto lavorare sul testo perché in prima battuta sono state convocate in una fase preliminare, in assenza di bozza, e successivamente il testo lo hanno potuto vedere solo ieri mattina stessa, poco prima della commissione: indubbiamente una modalità di lavoro che punta alla collaborazione ed al pieno coinvolgimento. Ma la cosa più grave è stata la scelta di non audire i comitati dei residenti, che da anni formulano richieste e proposte, e che lamentano - decisamente a ragione - uno scarsissimo interesse da parte dell’amministrazione comunale. Inutile la richiesta formale di essere auditi, inutili le lettere e le proposte: l'unica risposta del PD è stata concedere loro di parlare a margine dell’audizione delle categorie in seconda commissione, senza dunque alcuna ufficialità, e di fatto minimizzandone il ruolo. Crediamo che senza i residenti, senza cercare il coinvolgimento, la partecipazione ed il lavoro di tutti, non sia possibile risolvere il problema enorme che sta dietro alla “perdita di identità del centro UNESCO: l’abbandono del centro da parte dei fiorentini, un centro che diventa sempre più la fotocopia, in termini di attività e di marche, di mille altre città europee, la sempre più marcata assenza di attività per il supporto della residenza, una gentrificazione sempre più spinta e omologata, sia per la residenza che per l’impresa”.

Redazione Nove da Firenze